Le Asl regionali sfoltiscono gli azzurri: stop ai giocatori di cinque squadre

Niente nazionale, per ora, per i calciatori di Roma, Inter, Lazio, Sassuolo e Fiorentina per le positività dei propri compagni. Marotta: "Rinnovo l'appello a ridurre gli impegni"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 5:29

Ben quarantuno i giocatori convocati da Roberto Mancini per il doppio impegno di Nations League che attende la sua Italia. Il ct, in isolamento per positività al Covid, ha affidato al suo vice, Alberico Evani, la gestione del maxi-gruppo in vista delle partite con Polonia e Bosnia, in calendario domenica 15 e mercoledì 18 novembre, rispettivamente a Reggio Emilia e Sarajevo. A sfoltire la rosa azzurra, però, arriva la disposizione di alcune Asl regionali, che hanno di fatto decimato il gruppo ponendo la motivazione che i calciatori di alcune squadre sono attualmente “nella bolla” prevista per la positività dei propri compagni. Nello specifico, il provvedimento riguarda i nazionali di Roma, Lazio, Inter, Fiorentina e Sassuolo.

Intervengono le Asl: Azzurri decimati

Un colpo non da poco per il ct azzurro, che perde in un colpo solo Lorenzo Pellegrini, Cristante, Spinazzola e Mancini (Roma), Locatelli, Caputo e Berardi (Sassuolo), Biraghi e Castrovilli (Fiorentina), D’Ambrosio e Gagliardini (Inter), Acerbi e Immobile (Lazio). Come specificato dalle rispettive Asl, “i giocatori risponderanno alle convocazioni  in accordo e nei tempi concordati con le autorità sanitarie competenti”. Niente azzurro per il momento quindi per il listone suddetto. Una sfoltita giustificata naturalmente dall’emergenza sanitaria ma che, visto il triplice impegno (in calendario anche l’amichevole dell’11 con l’Estonia, a Firenze), potrebbe gravare sul resto del gruppo.

L’appello di Marotta

Anche per questo, in giornata, era arrivato l’appunto del ds dell’Inter, Giuseppe Marotta, che aveva fatto appello direttamente al ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora. “C’è un forte rammarico: invoco l’intervento del ministero dello sport. Questa situazione è iniqua, porta a un’alterazione della regolarità delle competizioni. È assurdo che le Asl si comportino in modo diverso da Roma 1 o Roma 2, o da Milano a Firenze. Fermo restando che ci sono i protocolli rigidi e che giustamente tutti dobbiamo rispettarli, c’è la zona d’ombra nella mancanza di centralità di questa gestione. E ogni Asl diventa centrale nella gestione dei club. Diventa ancor più di rilievo il mio allarme di qualche giorno fa, con la richiesta di ridurre gli impegni delle nazionali“.

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