I cyborg sono tra noi

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Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto”. L'incipit del “Neuromante” – capolavoro di William Gibson, capostipite del genere Cyberpunk – ci fa immergere in una società distopica, cupa, dominata da multinazionali e megalopoli. Un mondo nel quale uomo e tecnologia hanno finito col fondersi, diventando l'uno l'appendice dell'altra. Pensiamo ai replicanti di “Blade Runner” o, più recentemente, alle “pile corticali” di della serie Netflix “Altered Carbon“, sulle quali viene immagazzinata la coscienza, in modo da poter essere trasferita da un corpo (anzi “custodia”) all'altro. Ma anche agli impianti, succedanei meccanici di arti e organi, che potenziano le capacità fisiche dell'essere umano sino a renderlo un qualcosa a metà tra forma di vita biologica e artificiale. 

Precursore

Fantascienza? Forse no. Il cyborg (o uomo bionico) è da tempo uscito dalla sfera dell'invenzione letteraria e hollywoodiana per diventare una realtà, ancora (e per fortuna) lontana dagli orizzonti tracciati da Gibson e dai suoi epigoni, ma comunque esistente. L'”Adamo” di questa nuova generazione ha un nome e un cognome: Neil Harbisson, musicista inglese affetto da acromatopsia, malattia che gli impedisce di distinguere i colori. Appassionato di cibernetica, insieme all'informatico Adam Montandon sviluppa il primo progetto di quello che poi sarà l'eyeborg. Si tratta di un'antenna, oggi impiantata nel cervello di Harbisson e ben visibile, che trasforma le onde cromatiche in 360 onde sonore. Il giovane artista, in sostanza, oggi è in grado di “ascoltare” i colori e la sua condizione di uomo bionico è stata riconosciuta dalla legge. 

Capitan cyborg 

C'è poi il caso di Kevin Warwick, professore britannico che si è meritato l'appellativo di “capitan cyborg“. Sin dal 1998 usa come cavia se stesso con l'obiettivo di diventare l'uomo macchina più completo al mondo. Dal 1998 sta sperimentando diversi impianti sul suo corpo, come un chip istallato nel braccio che gli ha permesso di azionare porte, luci, termosifoni e pc da remoto, semplicemente spostandosi da una stanza all'altra. 

Gli altri

Non mancano, ovviamente, le applicazioni mediche. Jesse Sullivan è stata una delle prime persone a subire l'impianto di un arto bionico, in luogo di quello biologico, amputato. Il braccio artificiale è collegato tramite un innesto nervo-muscolo e può essere controllato con la mente. Può percepire il caldo, il freddo e la pressione esercitata dalla mano nel momento in cui afferra qualcosa. Arto sintetico anche per Nigel Ackland, che aveva perso il braccio in un incidente sul lavoro e per Claudia Mitchell, la quale può usare il suo impianto per “cucinare, per tenere il cesto della biancheria, per piegare i vestiti e per tutte le altre attività quotidiane”. Jens Naumann, rimasto cieco dopo un paio di brutissimi incidente, nel 2002 ha coronato il suo sogno di tornare a vedere. I suoi occhi bionici sono collegati direttamente alla corteccia visiva attraverso degli impianti cerebrali. A differenza delle altre istallazioni cibernetiche, che traducono le informazioni visive in un senso diverso (come l'udito o il tatto), Naumann riesce effettivamente a “vedere”, sia pur con dei limiti (può distinguere vagamente solo linee e forme). Va poi ricordato il caso di Jerry Jalava, che ha sostituito il suo dito amputato con una chiavetta usb. 

In sperimentazione

Sempre in campo medico sono in sperimentazione esoscheletri (in grado di far recuperare le funzioni motorie a chi le ha perse o non le mai avute) e gli organi artificiali, come il pancreas bionico, testato sui diabetici dalla Boston University e capace di connettersi a un'app per smartphone e trasmettere i dati relativi ai livelli di zucchero nel sangue. 

L'era post umana

Per il momento, insomma, questo tipo di tecnologia serve più che altro a dare supporto a quanti vivono situazioni di sofferenza. Ma non manca chi immagina un mondo futuro nel quale uomo e macchina finiranno con l'essere una cosa sola. Come i transumanisti, seguaci del discutibile movimento culturale/filosofico che sostiene l'uso delle scoperte scientifiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana considerati indesiderabili, come la malattia e l'invecchiamento. Questi confidano, in particolare, nella compatibilità della mente con l'hardware dei computer, con l'implicazione teorica che la coscienza individuale possa, un giorno, essere trasferita o emulata su un supporto digitale. L'eterna illusione dell'uomo che gioca a fare Dio finendo col condannarsi da solo. 

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