Fenomeno blogger: chi sono
e cosa fanno

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:00

Cibo, moda, libri, videogame e chi più ne ha più ne metta. Scegliete l'argomento, buttate giù un pezzo e pubblicatelo online. Male che vada non se lo leggerà nessuno. Ma se saprete trovare il pubblico giusto, veicolando il vostro messaggio attraverso una minuziosa attività social, avrete imboccato la strada buona per diventare un fenomeno online

Blogosfera

E' il mondo dei blogger – la blogosfera per dirla in termini tecnici – di cui oggi si celebra la giornata mondiale. Basta un'idea, una connessione funzionante e il gioco e fatto. Non servono particolari referenze, non è richiesta una laura per capirsi. Servono passione per la scrittura e per la materia trattata, giusto per rendervi credibili agli occhi di chi legge.

Origini

Ne aveva sicuramente Jon Barger, considerato il primo dei blogger. Nel 1997 questo commerciante americano appassionato di caccia aprì una pagina personale online chiamata RobotWisdom. L'idea era quella di convogliare in un unico spazio i risultati delle sue ricerche sul suo hobby. Ai tempi non si parlava ancora di blog, ma di web-log, ovvero “diario in rete“. E in effetti questi strumenti sembrano diretti discendenti dei vecchi diari, dove si appuntavano memorie, ricordi, commenti, ricette ecc. La differenza (oltre il supporto) è ovviamente rappresentata dalla diffusione, che – grazie a Internet – è potenzialmente illimitata.  Ma anche dalla possibilità di interazione da parte del pubblico, che commenta, aggiunge, critica. In questo, dunque, i blog si avvicinano a quelli che saranno i social network. E tuttavia Facebook, Twitter e affini vengono subito considerati potenziali competitor dei diari in rete. Ma la crisi non si verificherà mai. I social media, infatti, non si prestano a post lunghi e dettagliati ma a una comunicazione più immediata. Per questo, tuttora, i blog mantengono una propria autorevolezza

Tipologie

Nel tempo prefissi sono stati inseriti prima della parola blogger per meglio identificare l'ambito trattato dall'autore nei suoi post. Le tipologie sono potenzialmente infinite ma due categorie vanno per la maggiore oggi: foodblogger e fashionblogger. I primi, pur non essendo recenti come realtà, si avvalgono della sponda offerta dalla straordinaria audience goduta da talent show, rubriche tv e stampa, programmi e talk che si occupano di cucina. La notorietà dei foodblogger è tale da venir paragonati ai veri e propri critici enogastronomici. Recensiscono, consigliano e pubblicano foto di piatti e tavole imbandite, diventando un punto di riferimento per tutti gli appassionati di cibo e vino. I fashionblogger, invece, si occupano di moda a tutto tondo. Partecipano agli eventi mondani (come le sfilate) e li raccontano. E, se sufficientemente autorevoli, sono in grado di dettare le prossime tendenze. Di questa categoria facevano inizialmente parte anche i beautyblogger, oggi resisi autonomi. Scrivono per lo più di cosmetica e prodotti di bellezza. Se volete organizzare un viaggio potete informarvi sulle possibili destinazioni leggendo i contenuti di un travelblogger. Laddove, invece, vogliate scegliere un libro un bookblogger è quello che fa per voi. La tecnologia, infine, è materia per i geekblogger. Mondo a parte è quello degli youtuber, che allo scritto preferiscono il video, con tutto ciò che ne comporta (dal look, spesso eccentrico, in giù). 

Minacciati

Alcuni blogger (spesso giornalisti) svolgono poi un ruolo molto importante nell'ambito della libertà di informazione, pubblicando in rete inchieste e articoli scomodi. Non è una caso allora che, questa particolare tipologia, sia spesso oggetto di minacce e attacchi. Dapnhe Caruana Galizia – la reporter maltese uccisa in un attentato – per capirsi alternava la sua attività giornalistica a quella di blogger .Nel 2017 l'associazione “Ossigeno per l'informazione” – osservatorio promosso da Ordine dei giornalisti e Fnsi – ha pubblicato una lista di 423 nomi di giornalisti, blogger, fotoreporter e video operatori oggetto di minacce e abusi. A livello mondiale, poi, non mancano piccole realtà di denuncia perseguitate per la loro lotta al servizio della libertà

 

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