Ecco come nascono le start up

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:00

La tecnologia crea posti di lavoro e tutela l'ambiente“. All'incontro annuale della società italiana di elettronica, in corso a Roma, in collaborazione con Maker Faire, mentre in Parlamento è in discussione il decreto Crescita, il professor Gian Carlo Cardarilli, ordinario di elettronica digitale a Tor Vergata e Presidente del Consorzio Ulisse, illustra le possibilità di sviluppo economico offerte dalle start-up. Si va dal trattamento delle acque alla produzione di plastica a partire dagli scarti del latte, dall'agricoltura di precisione che consente di risparmiare acqua, all'incubazione di progetti universitari da Il prof. Gian Carlo Cardarillitrasformare in imprese. Insomma, se negli Stati Uniti fossero state in vigore le stringenti normative italiane, Steve Jobs non avrebbe potuto creare Apple in un garage. Eppure il premier Conte alla fiera dell'innovazione tecnologica Data Driven Innovation aveva promesso la semplificazione legislativa per le imprese che investono in nuove tecnologie. E ora il governo proprio sul tema della crescita gioca la sua partita più importante. “L'Italia ha rilevanti potenzialità nel campo delle nuove tecnologie a patto di superare le carenze di infrastrutture e l'eccesso di procedure amministrative – spiega Cardarilli (nella foto accanto), in una pausa dei workshop in corso al palazzo della Regione Lazio We Gil, il centro comunale polivalente di Roma -. L'esempio più evidente è costituito dalla Tiburtina Valley di Roma dove la difficoltà nei collegamenti penalizza la crescita di un comparto economico come quello della difesa e dello spazio che potrebbe ulteriormente svilupparsi nella capitale. Purtroppo abbiamo esperienza di neo-laureati con brillanti idee imprenditoriali che hanno dovuto trasferirsi all'estero per realizzare i loro progetti“. Tra gli stand e le conferenze del meeting, si incontrano esperti di innovazione tecnologica che condividono prospettive e opportunità. “A differenza di altri paesi, in Italia, oggi, c'è un eccesso di fatalismo che indulge in un pessimismo della decadenza e che ostacola uno spirito positivo di comunità che sappia accogliere lo spirito di sfida necessario a tramutare le intuizioni creative in realizzazioni a lungo termine. Le lungaggini legislative ci danneggiano. Per un'azienda che nasce vincere un bando pubblico ed essere pagata dopo tre anni dallo Stato significa spesso essere condannata a chiudere. Ci è successo con un finanziamento del ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e se non ci fosse stato un imprenditore privato la start-up non sarebbe durata”. 

Il rapporto Istat “Cittadini, Imprese e ICT”  rileva un impiego sempre più diffuso ed evoluto di internet e tecnologie digitali nelle attività economiche e nelle famiglie, ma il nostro paese si espande più lentamente di altri nel web e resta ancora un (lungo) passo indietro rispetto alle medie europee.

Qualche numero che rende chiaro il livello di innovazione tecnologica in Italia: il 65,3% degli italiani di 6 anni e più si è connesso alla Rete negli ultimi 12 mesi (era il 63,2% nel 2016), mentre circa il 47,6% vi accede tutti i giorni. In un anno, gli internauti che fanno acquisti online sono passati dal 50,5% al 53,0%. Ma anche se continua ad aumentare la quota di imprese che vendono online (+12,5%) solo il 10% (media UE 16%) di quelle che hanno un sito web (72%) fanno attività di eCommerce e intanto gran parte del commercio elettronico italiano passa per lo più attraverso i retailer e marketplace stranieri (Amazon, eBay…).

L’Italia, quindi, accusa ancora un notevole ritardo rispetto agli altri paesi europei, soprattutto per l’acquisto e la vendita di beni e servizi online. I conti sono presto fatti: in Italia ci sono circa 4 milioni di siti web, ma dato che le partite Iva attive sono 6,2 milioni, il risultato è che ancora diversi milioni di aziende italiane non sono presenti sul web. Questi numeri, in pratica, ci dicono che non c’è ancora una “coscienza digitale” tra le imprese, in particolare tra le PMI, oltre a professionisti e artigiani, come riferisce la Piattaforma CMS WordPress, Internet continua a espandersi e la digitalizzazione avanza senza sosta: a tutt’oggi globalmente ci sono oltre un miliardo e ottocento milioni di siti web attivi, gli utilizzatori della Rete quasi quattro miliardi, mentre quotidianamente partono 130 miliardi di email e ogni giorno si fanno quattro milioni di ricerche su Google (dati su internetlivestats.com). Il mercato che devono e possono affrontare le imprese italiane è sterminato ed essere presenti sul web è vitale per la loro stessa sopravvivenza.Internet offre adesso opportunità strabilianti e impensabili fino a pochi anni fa per vendere online e ampliare il mercato di riferimento. La corsa è cominciata da un po’, ma paradossalmente il ritardo italiano ha l’occasione di trovarsi di fronte a praterie digitali mature e dotate di soluzioni adeguate – messe a punto negli ultimi anni – che oggi possono offrire uno straordinario vantaggio competitivo per aprire e consolidare canali di comunicazione e di business online. Dal punto di vista dell’offerta,le imprese italiane – grandi, medie e piccole – con almeno 10 dipendenti, che hanno ricevuto un ordine online sono state appena l’8%, mentre la media della Zona Euro si attesta al 18%. Il divario tra Italia ed Europa si accentua ulteriormente se si considera che tra queste imprese il fatturato prodotto mediante Internet dalle PMI è stato pari al 6% del totale. Questo accade non per scarse capacità industriali ed economiche, ma solo e soltanto perché le nostre imprese non hanno una sana e adeguata presenza sul web e – cosa più grave – non sentono ancora l’esigenza “culturale” di averla.

 

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