Anche i monopattini elettrici inquinano. Lo rivela uno studio

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monopattini

Capita di vederli sempre di più nelle nostre città e di guardarli anche con un pizzico di curiosità mentre sfrecciano in strada. Li montano uomini in giacca e cravatta o studenti universitari con lo zaino in spalla, per spostarsi senza prendere automobili e motorini inquinando di meno. Sono i monopattini elettrici, o meglio gli e-scooter, e sono l’ultima trovata della mobilità sostenibile condivisa. Oggetti che ci ricordano l’infanzia ma sono usati nella vita quotidiana, non più per divertimento. Ma oltre a questa visione nostalgica e l’intento ambientalista c’è dell’altro. Il famoso rovescio della medaglia. I monopattini elettrici non sarebbero in realtà così eco-friendly come sembrano, anche se inquinano meno di un veicolo a motore, perché non si alimentano a combustibili fossili ed emettono la metà dell’anidride carbonica, ma sono prodotti con materiali impattanti per l’ambiente e non abbattono effettivamente il numero di chi prende l’automobile ma quello dei pedoni, gli utenti della strada a impatto zero garantito.

Lo studio

Uno studio realizzato dall’università della Carolina del Nord ha dimostrato che l’e-scooter è molto meno dannoso per l’ambiente rispetto a una vettura. Le emissioni medie di CO2 di un monopattino elettrico sono circa 200 grammi per miglio mentre quelle di una macchina il doppio, 400 grammi di anidride carbonica per miglio. Ma se lo scooter elettrico è più verde del mezzo rivale, non si può dire lo stesso per una serie di suoi elementi. Le parti che lo compongono sono infatti tutte in alluminio, le batterie al litio, le componenti sono prodotte in Cina poi devono essere spedite altrove per l’assemblaggio, la distribuzione nelle città, la manutenzione, l’alimentazione e il corto tempo di vita di ciascun monopattino (inferiore a due anni). Quest’ultima, secondo gli studiosi, potrebbe essere allungata costruendo gli e-scooter con parti meno usurabili e con batterie più a lunga durata. A questo si aggiunge che gli e-scooter in condivisione ancora sono “dockless”, senza cioè paletta di ricarica. Non hanno perciò un loro corrispettivo della stazione di servizio, per cui gli operatori addetti alla loro alimentazione li raggiungono con i propri mezzi.

Meno pedoni che macchina

In Italia la crescita dei monopattini è stata una vera esplosione, nel 2018 sono aumentati del 285 percento e sono stati usati per 33 milioni di spostamenti. Una spinta è arrivata probabilmente dall’introduzione di un’ecotassa sui mezzi di trasporto più inquinanti introdotta dal governo Conte nell’ultima legge di Bilancio. Ma dato il modello di business degli e-scooter, gestito da privati che si occupano del noleggio, fino ad ora ha dato vita a un uso di questo strumento occasionale, mordi-e-fuggi, non consentendo che diventasse una reale alternativa all’automobile o al motociclo. Il rapporto infatti sarebbe di uno a tre, secondo gli studiosi statunitensi.  Su un campione di utenti infatti è stato osservato che il 34% di loro, senza l’e-scooter, avrebbe preso la macchina, il 49% sarebbe andato a piedi, l’11% avrebbe preso un mezzo pubblico. Sembrerebbe, in conclusione, più uno stratagemma per non camminare che un modo per spostarsi più rispettoso dell’ambiente.

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