Referendum costituzionale, il “no” tiene il passo con il “sì”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:39

L’iniziativa referendaria promossa dal Movimento 5 Stelle sul taglio dei parlamentari, pur se mossa da motivazioni sbagliate e sostenute da argomentazioni molto discutibili e strumentali, sta provocando delle reazioni per nulla sottovalutabili. Penso che il referendum confermativo sia stato messo in campo dai “grillini” nel tentativo di recuperare il consenso perso per strada nel corso dell’ultimo biennio, riesumando uno dei temi tra i più populisti da loro sostenuti, proprio per arrivare dritti dritti alla pancia della gente.

Hanno a tutti i costi voluto che si votasse a settembre, nonostante la pandemia, e malgrado la scuola già in evidente confusione per la sua problematica riapertura, potesse rischiare ancor più difficoltà, dovendo farsi carico di offrire i plessi scolastici per il voto, con tutte le ulteriori complicazioni che ne deriveranno dallo smontare e montare l’occorrente per la funzione scolastica e di quella elettorale. Tuttavia l’improvvida iniziativa referendaria, sta provocando delle reazioni più che positive nella società italiana che sicuramente influenzeranno l’andamento della endemica incertezza politica che tanto pesa sulla economia e sul già risicato prestigio italiano nelle cancellerie dei paesi più importanti del mondo.

Insomma, aldilà del risultato elettorale che si avrà, credo che l’inaspettata consistenza del crescente consenso del fronte del No, comunque rovinerà i piani di chi pensava che sarebbe stato facilissimo ottenere consenso plebiscitario scontato. Tra quei generosissimi ambienti, che a dispetto di ogni pronostico scontato iniziale, si sono impegnati da mesi e mesi e si sono distinti, al primissimo posto ci sono i cattolici, espressione delle più svariate forme associative in cui sono impegnati.

Il loro attivismo è stato essenziale per qualificare le motivazioni contrarie alle intenzioni di coloro che hanno voluto spregiudicatamente il referendum a costo di uno sconquasso delle istituzioni democratiche. Senza questa vera e propria riserva della Repubblica, non si sarebbero mosse per il No anche le altre varie componenti appartenenti a forze politiche che inizialmente avevano preso sottogamba il tema, ed ora in certi casi si trovano nel pieno di spaccature interne.

Ma tornando alle realtà cattoliche, credo che in questa battaglia, che stanno conducendo con esemplare coerenza, sta crescendo la consapevolezza della preminenza della loro leadership culturale nel paese. Da questa rinnovata coscienza, senza dubbio, diventerà più forte la determinazione di ridare al paese un baricentro di valori, di responsabilità, di rappresentanza di una cultura sociale unica ed indispensabile ad un paese che man mano è degradato proprio per la sua assenza.

Ma per farlo, occorrerà che nel linguaggio e nelle azioni si dichiarino intenzionati a porsi in rigida alternativa al fallimentare sistema bipolare e maggioritario e dunque in alternativa all’euro forze che sinora l’hanno voluti servendosene a piene mani pur di emarginare culture scomode a partire da chi, credenti e non, si rifanno e possono condividere lo spirito della dottrina sociale della Chiesa. Insomma il pasticcio italiano va superato buttando alle ortiche l’intera seconda Repubblica, che ha compromesso l’economia, la stabilità delle istituzioni democratiche, la coesione sociale e la partecipazione dei cittadini alla vita della Repubblica, le nostre tradizioni e la stessa identità antropologica.

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