Il virus che ha ucciso la democrazia

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Ho letto l’intervento di oggi sul quotidiano milanese nei confronti del Santo Padre e ne sono rimasto in parte attonito ed in parte indignato. Un attacco frontale alla politica del Papa come se fosse un Capo di Stato che viene accusato di mancanza di democrazia, di non percepire il senso della storia, di muoversi in maniera assolutistica ed addirittura di organizzarsi il futuro in modo da garantire un suo successore omologato! Mi viene da respingere in toto ogni considerazione espressa e di ritenere, invece, che l’attacco al Santo Padre sia in realtà l’ennesimo attacco alla Chiesa cattolica che non viene digerita dalle cosiddette potenze mondiali in quanto non allineata né allineabile.

Il virus che ha ucciso in un baleno la democrazia sembra non destare alcuna preoccupazione in cotanti difensori dei diritti; lì va tutto bene, nonostante la distruzione delle attività, delle arti, delle professioni, della libertà, delle rappresentanze, di ogni e qualsiasi diritto e posizione conquistata. Non si può uscire di casa! Si esce mascherati! E nessuno dei grandi pensatori ha speso una riga pure di fronte alla assoluta incongruenza, incoerenza, inadeguatezza, assenza di giustificazione e di proporzionalità di ogni intervento repressivo. La televisione e la stampa di regime fino a ieri pronte ad assalire il pure minimo e forse anche inesistente attentato ai diritti garantiti costituzionalmente oggi tace prona di fronte alla loro distruzione, prima ancora che violazione.

Il Santo Padre ha proclamato l’anno della famiglia, con un tempismo ancora una volta ben calibrato, dopo l’enciclica sulla fratellanza: ignorare che ce ne fosse bisogno, dell’una come dell’altra, significa negare gli attacchi mortali alla cellula identitaria della persona umana ed alla sua collocazione nel mondo, in famiglia e tra la gente, con la gente. Ed il motivo sembra pure essere chiarissimo: un messaggio di superomismo invincibile utile solo ai mercanti che ne traggono il tornaconto. La voce del Papa tuona contro richiamando l’uomo ai suoi rapporti fondamentali: la famiglia e la società in cui vive.

L’autore critica la mancanza di democrazia, l’assolutismo e l’anacronismo della struttura ecclesiale presagendo la fine della Chiesa. Si tranquillizzi. La Chiesa è di Cristo. Ha sopravvissuto nelle epoche tragiche per la sua esistenza perché trova la sua forza nel sangue di Cristo versato per noi e per tutti in remissione dei peccati come si ripete quotidianamente. Nel nord Europa chiuderanno pure le Chiese per far posto ai supermercati; forse sarà l’effetto dell’allontanamento dalla Chiesa di Roma ma non sta a me osservarlo.

A me preme rilevare che la struttura ecclesiale è assoluta poiché l’uomo che ne è al comando è scelto dallo Spirito Santo; i cardinali elettori rispondono alla loro coscienza e non al Papa che li ha nominati; il conclave per eleggere il successore si svolge dopo la morte del Papa che ha nominato gli elettori; che la continuità della Chiesa è assicurata dal suo credo, dalla vocazione sacerdotale e monacale, dagli obiettivi che persegue e dalle ragioni che la sostengono; che la democrazia non è la forma di governo della Chiesa poiché la Chiesa si identifica con il suo popolo, riunito in tutte le parti del mondo in ogni momento, anche nelle più lontane periferie ed anche nella povertà più grave; che la Chiesa è insieme alle persone che soffrono in ogni parte del mondo per donare ed assistere i bisognosi; che gli uomini della Chiesa sono al servizio di essa e dell’umanità intera, che all’interno della Chiesa e del popolo di Dio non valgono le regole del mercato.

All’autore sfugge una parte essenziale dell’uomo: la sua spiritualità, la sua coscienza, la sua consapevolezza, i suoi affetti, il suo passato ed il suo futuro, la gioia come il dolore, l’amore.

L’autore invoca la parità di genere nella gestione delle cariche ecclesiali ma dimentica che le vocazioni dell’uomo e della donna all’interno della struttura ecclesiale sono sostanzialmente diverse e non intercambiabili perché diverso è il loro ruolo: gli uomini si consacrano a Cristo osservandone gli insegnamenti di povertà e ponendosi alla guida del popolo come Gesù ha ordinato, le donne diventano spose di Cristo ed hanno la Vergine Maria come riferimento. Sono concetti che all’autore sembrano estranei ma che costituiscono il fondamento della religione cattolica che non è un partito politico, non ha convenienze da proteggere o seggi da conquistare o consenso da difendere: il consenso alla Chiesa deriva dall’alto.

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