Verso quali mete si indirizza la Chiesa

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E’ un progetto di Chiesa profondamente rinnovata quello che San Giovanni Paolo II aveva disegnato. E che cercherò qui di ricapitolare nei suoi tratti essenziali. Osservando, per altro, come non ci sia nulla di contrapposto a quanto sta portando avanti Francesco con il suo pontificato. Per cominciare, dunque, una Chiesa riconciliata, che ha fatto i conti con sé stessa, con il suo passato. E questo grazie soprattutto alla grande esperienza purificatrice del Giubileo del Duemila.

Una Chiesa più spirituale, più evangelica, più biblica, perché centrata sul primato della parola di Dio, quindi della vita interiore, della santità, una santità finalmente aperta a tutti. Una Chiesa meno burocratica e, almeno in prospettiva, più sinodale. Meno clericale, come si diceva, e invece con un maggiore spazio per i cristiani laici, e in particolar modo (nonostante la misoginia ancora diffusa) per il “genio” femminile. Una Chiesa meno dominata dal moralismo, ossia da una vita cristiana ridotta alla questione morale. Mentre si sta delineando una proposta morale fondata sul disegno di salvezza di Dio Padre – un Padre esigente e insieme misericordioso – e che tende alla maturazione della coscienza del credente. Una Chiesa, oggi, non solo realmente universale ma espressione di una felice sintesi tra universalità e inculturazione.

Con il progressivo spostamento del suo baricentro verso l’America Latina, l’Africa, l’Asia. Ma dove, proprio per la sua azione a favore della gente più povera, più oppressa, la missione evangelizzatrice spesso conosce nuovamente il martirio. E ancora, una Chiesa impegnata a fondo nel movimento ecumenico. Con un grande sviluppo delle relazioni con le altre Chiese cristiane (a parte l’ostilità, che in tempi recenti sembrerebbe attenuarsi, del Patriarcato ortodosso di Mosca) e con le altre religioni, specialmente l’ebraismo e (malgrado il crescere delle correnti fondamentaliste, e del terrorismo che purtroppo esse talvolta alimentano) lo stesso islam. Una Chiesa che non teme le sfide della modernità, e conosce bene il senso della vera laicità, dei confini tra ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare.

E, se rivendica la propria identità e una presenza nella vita civile, non per questo pensa a un ritorno, ormai improponibile, a una societas christiana. Una Chiesa incarnata nella storia, affrancata da ogni connivenza ideologica e politica. Così, oggi, può scendere in campo e combattere credibilmente la sua “battaglia” in difesa dei diritti umani, a partire dal rispetto della vita, e dei diritti dei popoli. E probabilmente proprio qui, nella strenua difesa che Giovanni Paolo II operò a favore della Polonia di Solidarnosc ma anche degli altri Paesi tenuti prigionieri nell’impero sovietico, andrebbero rintracciate le “origini” dell’attentato al Papa. In conclusione, una Chiesa che è immagine più trasparente e convincente dell’amore di Dio, della sua misericordia. E, insieme, una Chiesa più vicina agli uomini e ai problemi degli uomini, più coraggiosamente impegnata nella costruzione della pace, della giustizia, e di un’autentica “famiglia” di popoli e nazioni.

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