La percezione che la società ha delle persone con disabilità

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Il 3 dicembre dello scorso anno, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, la quale purtroppo ricorreva in piena pandemia, riflettevo sul fatto che, trascorsi ormai molti anni dall’approvazione della Convenzione Onu per i Diritti delle Persone con Disabilità, mi sono soffermata e posto dei pensieri in merito alla percezione delle persone con fragilità nella società nel corso delle diverse epoche storiche fino ad arrivare ai giorni nostri.

In prima istanza è utile fare una breve analisi del termine disabile o diversamente abile, esso è un aggettivo che, con il prefisso dis connota la parola in termini di sottrazione la quale, a volte, può portare a dimenticare il necessario confronto tra una persona ed il contesto sociale e culturale nella quale la stessa è inserita. Il termine più corretto è stato coniato dalla sopra citata Convenzione Onu nel 2006, la quale è stata ratificata dall’Italia con la legge numero 18 del 2009 e definisce persone con disabilità coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri. Rispetto a quanto sopra detto è fondamentale porsi la seguente domanda: come si conquistano le abilità? A tal proposito è importante che si aiutino le persone con fragilità a costruire quelle abilità a cui da soli non possono giungere, per fare ciò è fondamentale far sì che l’ambiente circostante sia sviluppante e non limitante.

Tempo e pazienza sono necessarie per sviluppare le abilità ma è fondamentale l’integrazione con un contesto ambientale positivo. La famiglia e le istituzioni deputate devono favorire questo processo generativo positivo, rispettando e favorendo l’integrazione in ogni ambito, rispettando i valori della persona indipendentemente dalle condizioni limitanti. La società ha il dovere di essere costruttiva e socializzante. Al fine di meglio comprendere questo argomento è fondamentale analizzare l’excursus storico e normativo relativo alla tutela delle persone con disabilità In Italia, a tal proposito è utile ricordare che la fine della prima guerra mondiale, con il suo immane carico di sofferenza, fece sì che la disabilità assumesse una connotazione differente rispetto al passato, ossia la stessa venne vista come una condizione da rispettare a cui dover porgere aiuto attraverso provvigioni economiche, soprattutto per quanto riguarda in misura maggiore le persone con cecità e sordità. In merito a coloro che venivano definiti invalidi civili invece, la legge 118 del 71 sanciva l’inserimento degli alunni con disabilità lieve e le classi comuni della scuola dell’obbligo ponendo fine alla logica della separazione su cui la normativa precedente mediante le cosiddette scuole speciali in cui l’alunno con disabilità veniva percepito come un malato.

Le associazioni di tutela delle persone con disabilità giunsero prima di questa notizia, basti pensare che Aias nacque a Roma nel 1954 per volere di una madre valorosa che ebbe un figlio con disabilità e si impegnò in prima persona per migliorare le condizioni di tutte le persone con disabilità e delle relative famiglie. Prima del 1971 vi era una sorta di rifiuto sociale nei confronti della disabilità ma, grazie all’opera delle diverse associazioni, la situazione in merito è migliorata. Successivamente giunti alla fase che io definisco accettazione condizionata in quanto, alle persone con disabilità, era valorizzato l’inserimento scolastico oppure la frequenza di appositi centri ma non vi erano ancora ulteriori e più fattive forme di inclusione. In seguito, vi è stata la fase di accettazione, che si è verificata quando la società ha compreso il valore delle persone con disabilità ed ha fatto si che le stesse potessero sviluppare le cosiddette attitudini superiori. A partire dalla promulgazione della Convenzione Onu del 2006 abbiamo dato vita alla civiltà dell’inclusione in quanto, la stessa, ha riconosciuto il valore della persona e le potenzialità insite della società in questi termini.

In seguito a quanto sopra detto, al fine di proseguire ed incrementare un virtuoso cammino di inclusione delle persone con disabilità, è fondamentale che le istituzioni e le famiglie proseguano nell’opera di sensibilizzazione su questo tema, dando vita ad una società maggiormente empatica e più vicina alle persone con disabilità e alle loro famiglie, aprendoci alle difficoltà che il nostro prossimo incontra e facendo si che, le istituzioni in sinergia con le associazioni, attuino e rendano più efficace la normativa vigente in materia di inclusione scolastica e lavorativa delle persone con disabilità. Mancano ancora dei passi concreti per raggiungere gli obiettivi sanciti dalla Convenzione Onu ma, sono fermamente convinta che, se agiremo in sinergia e con altruismo, potremo edificare una società migliore in grado di sviluppare le abilità e basata sulla vicinanza agli ultimi mediante quel bellissimo sentimento che definisco amore oblativo.

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