Non esiste una “contabilità” delle virtù

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Lo scorso anno è stato proclamato beato un ragazzo di 15 anni Carlo Acutis. Egli faceva sport, aiutava i poveri, usava internet per trasmettere il vangelo. Egli per far capire che ognuno ha una vocazione personale originale alla santità ha scritto: “Tutti nascono come originali, molti muoiono come fotocopie”. La santità dunque emerge dall’insieme della vita, e non nell’analisi puntigliosa di tutti i particolari delle azioni di una persona. Non c’è una “contabilità” delle virtù. È dall’insieme della vita – a volte fatta anche di contrasti di luci e ombre – che emerge il mistero di una persona in grado di riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi (cfr GE 23). E questo, dunque, si compie “anche in mezzo ai tuoi errori e ai tuoi momenti negativi” (GE 24).

Il santo non è un “superuomo”. E la grazia agisce storicamente e, ordinariamente, ci prende e ci trasforma in modo progressivo. Il santo non è chi non cade mai, ma chi dopo essere caduto tende la mano a Gesù che lo fa rialzare. Domenica 9 maggio 2021, il magistrato Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, martire per la fede e per la giustizia è stato solennemente proclamato beato ad Agrigento. Nella sua vita non sono mancati dei momenti di crisi. Mentre ricevette la prima comunione da ragazzo a 12 anni, la cresima la ricevette da adulto a 36 anni dopo essersi adeguatamente preparato ed aver superato una profonda crisi interiore, una notte oscura come quella dei grandi mistici, che si abbatté sullo spirito di Rosario nel 1984.

Egli si sente incapace di decifrare i disegni di Dio e cerca conforto nella solitudine. Scrive il 24 marzo: “E’ un brutto periodo per il morale. E’ prossimo alla disperazione e quindi al peccato”. “Vedo nero nel mio futuro. Che Dio mi perdoni” scrive il 19 giugno 1984; “Qualcosa si è spezzato. Dio avrà pietà di me e la via mostrerà?” scrive il 31 dicembre 1984. Si tratta di un anno di crisi esistenziale e spirituale. E tuttavia la sua fede lo porta ad affidarsi alla misericordia di Dio. Nelle agende dal 1984 al 1986 ci sono accenni drammatici a una crisi di coscienza, dovuta – pare – a minacce e condizionamenti: Fino a una soluzione di fede e di accettazione della prospettiva del martirio: “Oggi, dopo due anni, mi sono comunicato. Che il Signore mi protegga ed eviti che qualcosa di male venga da me ai miei genitori” (27 maggio 1986).

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