Il salto di qualità richiesto dalla sfida educativa

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L’intento dell’educazione civica è quello di un percorso di formazione di nuovi cittadini responsabili, attivi e dotati di spirito critico, condiviso fra le istituzioni e la società civile, che non può prescindere dalla contemporaneità, dalla realtà e dalle prospettive future dell’umanità. La sfida della democrazia, per quanto qui ci interessa, è di natura educativa; e lo è da sempre, fin dall’origine.

Prima dell’accesso alla vita pubblica per gli studenti delle scuole italiane occorre spingersi in una riflessione approfondita sulle modalità di renderli edotti dei loro diritti e dei loro doveri, informarli al contempo della composizione e del funzionamento dello Stato e delle Istituzioni. L’educazione deve saper tradurre la sfida globale in prospettiva civica, formando una democrazia sostanziale, aperta ai valori positivi della pace, della solidarietà, del bene comune, al fine di innescare un circolo virtuoso che contribuisca a costruire ponti anziché innalzare muri.

La sfida educativa ci chiede oggi un salto di qualità: spalancare gli interessi personali all’indeterminatezza di una società plurale, spesso estranea ai propri riferimenti culturali, simbolici, etici. Il rischio insito è la democrazia formale, un complesso di tecnica per occupare spazi e ruoli decisionali, o peggio di una democrazia informata di ideologia, che più o meno esplicitamente intenda plasmare un cittadino passivo.

Il ruolo dell’educazione civica, oltre a quello di favorire i processi di socializzazione, è dunque quello di agevolare il più possibile percorsi di partecipazione che coinvolgano gli studenti affinché, pur nella diversità, ciascuno si possa sentire veramente protagonista e responsabile della casa comune. Conoscere la Costituzione, per essere non solo dei buoni cittadini, ma anche partecipi alla convivenza civile, sta nell’essenza della democrazia costituzionale. L’educazione civica oggi è quanto mai vitale, nella scuola, il cui apporto è fondamentale per la crescita e la formazione dei nostri ragazzi, ma non solo, perché la scuola è certo un soggetto importante, ma non l’unico. La famiglia, le istituzioni, il terzo settore e anche il mercato non possono non far parte di questa sfida epocale.

L’educazione civica è lo studio delle forme che governano una società, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini e delle Istituzioni. All’interno di una determinata politica o tradizione etica, l’educazione civica consiste nell’educare i cittadini al senso delle Istituzioni e delle regole della convivenza civile, organizzata giuridicamente.La connessione tra l’identità di un popolo e le regole che ne governano la vita sono essenziali per il futuro della stessa società.

Il diritto conserva una funzione formante dell’identità, la cui influenza dipende, in prima battuta, dall’effettività dell’ordinamento giuridico.

La connessione tra identità e diritto è molto più stretta in una società democratica, in cui il corpo elettorale partecipa al processo di formazione delle regole. Perciò, il diritto non ha solo la funzione di formare l’identità, ma anche di rappresentarla. La società contemporanea si caratterizza per la complessità degli ordinamenti costituzionali, articolati al loro interno dai diversi livelli di governo e legati al loro esterno ad organizzazioni sovranazionali. Al riconoscimento dei diritti individuali, di matrice liberale, si è affianca una ricca gamma di diritti sociali che, non certo in contrapposizione ai primi, sono diritti essenziali per lo sviluppo della persona, singola, e nelle formazioni sociali. I diritti sociali, da una parte, rispetto alla dignità dell’uomo, hanno il compito di realizzare lo Stato sociale, di cui all’art. 3, co. 2, Cost., e, dall’altra, rispondono a quel compito istituzionale assicurando tutela a quella pluralità di situazioni che compongono il nostro pluralismo sociale. La Costituzione, quindi, non ritiene sufficiente riconoscere, quale attributo naturale dell’uomo, un diritto alla dignità, dovendo invero predisporre un assetto ordinamentale, definendo i diversi ruoli costituzionali, che preservi un dovere alla dignità.

Perciò, il ruolo degli istituti predisposti alla formazione della persona è cruciale, perché non può esservi alcun pieno sviluppo della persona senza la conoscenza e la consapevolezza della realtà. Il punto di partenza è la persona umana, nel senso che trova fondamento diretto nella concezione antropocentrica che costituisce il fondamento dell’intero edificio costituzionale, e tale per cui fine ultimo della Costituzione è, e deve essere, il pieno sviluppo della persona umana. È così che, attraverso il principio di uguaglianza, il principio pluralista e il principio solidarista, la persona umana assume il valore riassuntivo e fondante la natura teleologicamente personalista del nostro ordinamento costituzionale.

Nella Costituzione, la funzione dell’insegnamento trova immediata tutela all’art. 33, co. 1, che non solo apre alla scuola, ma sviluppata nel prosieguo dell’art. 33 e nell’art. 34 Cost. si espande per la cultura in generale.

Differentemente delle altre libertà a dimensione sociale, per le quali il soddisfacimento dell’interesse generale si raggiunge mediatamente attraverso il raggiungimento degli interessi individuali, la libertà di insegnamento, soddisfa immediatamente un interesse sociale, anche quando il singolo non se ne rende conto. Non essendo solo un’attività di trasmissione di conoscenze e saperi, attingendo il proprio senso anche, se non soprattutto, da una precipua connotazione educativa, che si esprime anche attraverso un’intrinseca e continua relazionalità con i discenti, l’insegnamento si distingue dalle altre forme di manifestazione del pensiero, proprio in ragione di tale specificità dello scopo.

La Carta costituzionale, rispetto alla libertà di insegnamento, rifiuta l’accezione individualistica, di matrice liberale, che vede come unico destinatario appunto il solo docente, preferendo il risvolto sociale, intendendo perciò la libertà di insegnamento come rivolta nell’interesse diretto e primario della società.

Il fondamento costituzionale dell’insegnamento poggia sul ruolo essenziale riconosciuto alla scuola. Già Calamandrei, approvata la Costituzione, individua nella scuola l’istituzione costituzionale più importante per lo sviluppo del Paese, con una sua posizione, una sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione.

In questa riconquistata centralità della scuola–comunità, all’interno di un sistema di relazioni sussidiarie, in cui al centro è richiesta la precisazione degli intenti, la garanzia dell’uniformità del servizio e della essenzialità delle prestazioni, e il coordinamento dei compiti dei diversi soggetti coinvolti, i benefici educativi che possono sprigionarsi a seguito della diffusione dei valori costituzionali sin dai primi anni dei percorsi scolastici rappresentano un investimento per la sostenibilità della nostra società.

Qui, risulta ancora significativo l’insegnamento di Giovanni Paolo II, per cui l’uomo «vive una vita autenticamente umana grazie alla cultura», quale «mezzo per cui l’uomo diventa più uomo: «è» di più». Ciascun principio, visto nelle sue radici storiche e nei suoi legami con i temi più attuali della vita politica ed economica, compone insieme agli altri una Carta di valori su cui si fondano le radici culturali e sociali del nostro Paese.

La Costituzione non dimentica, inoltre, la stretta relazione dell’Italia con le grandi organizzazioni internazionali e con l’Unione europea, di cui il Paese fa parte nel rispetto dei propri principi costitutivi. La sostanza dei valori sottesi contribuisce a comporre una cittadinanza costituzionale che affronta le sfide del presente e del futuro. In particolare, il settore della cultura è un ambito fondamentale per la composizione del tessuto sociale e normativo della Repubblica.

La Costituzione è nostra nel senso che è aperta a tutti ed è di tutti; è il frutto di un patrimonio culturale condiviso nella società; è equilibrata e pensata per l’uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali; ed è il fondamento dell’ordine comunitario. Leggere la Costituzione, mettendone in evidenza lo spirito, vuole essere un contributo nella direzione di comprenderne a fondo il significato sul quale si articola la Repubblica italiana.

Scoprire, o a volte riscoprire, il senso della nostra Legge fondamentale serve a mantenere, o a riprendere, la dritta via del Paese. Il rapporto tra Costituzione e scuola si rivela, sin dall’origine, nei dibattiti in Assemblea costituente, come un rapporto intriso di vari significati, che poi si sono, nel corso dei decenni successivi, via via declinati lungo una pluralità di piani. La ragione principale di questa pregnanza sta nel fine ultimo, che le accomuna, del pieno sviluppo della persona umana. Perciò si tratta di un rapporto necessario, che va letto in termini di complementarità reciproca, pertanto, nel senso che quanto la Costituzione non può fare a meno della scuola, tanto la scuola non può prescindere dalla Costituzione. Per questo, nei processi formali ed informali, dentro e fuori dalla scuola, l’educazione civica deve saper incidere sulle molteplici forme dell’influenza sociale e globale, oltre ogni confine.

Papa Francesco torna spesso ad affrontare il tema dell’educazione, centrale nel suo insegnamento e nel dialogo con il mondo. In particolare, nell’ottobre 2020, con un videomessaggio, insieme riepilogativo di quanto proposto sul tema nel corso del pontificato, e programmatico: perché, come Francesco ha più volte ripetuto, “educare è un atto di speranza”. Bergoglio propone a tutte le persone di buona volontà l’adesione al Global Compact on Education, un patto per generare un cambiamento su scala planetaria, affinché l’educazione sia creatrice di fraternità, pace e giustizia. Un’esigenza ancora più urgente in questo tempo segnato dall’emergenza pandemica.

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