I registri elettronici violati, un un nuovo colpo per le scuole

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foto da Ansa
Un registro elettronico, Pisa, 5 dicembre 2014. Il Miur rilancia i dati sul registro elettronico per l'anno 2013/2014, il 70% delle scuole superiori lo utilizza. Ma cosa succede davvero in classe? I professori, non avendo competenze informatiche, lasciano che siano gli alunni ad inserire le informazioni al posto loro. Lo dichiara il 30% degli intervistati in una recente indagine di Skuola.net. ANSA/FRANCO SILVI

Già l’anno scorso, proprio in questo periodo, successe un problema simile: in tale occasione, però, Axios Italia, la prima azienda italiana che si occupa dello sviluppo dei software per la gestione dei registri elettronici delle segreterie di tantissime scuole, dichiarò di voler “sporgere denuncia presso la Polizia Postale per il grave attacco subito”.

“I nostri sistemi sono sicuri, ma l’enorme numero di accessi fraudolenti blocca il regolare accesso ai servizi. Tutte le nostre forze al momento sono in campo per ripristinare al più presto il servizio”, scrisse l’azienda prima di ripristinare il servizio.
Stavolta, purtroppo, il problema appare molto più complesso.

Sabato 3 aprile la cosa si è ripetuta e Axios Italia ha dovuto fare i conti con un nuovo blackout di dati causato da un importante attacco hacker: pirati informatici hanno trafugato i dati, presenti nei registri elettronici, di circa il 40% delle scuole italiane ed è stato chiesto un riscatto in Bitcoin per il ripristino della situazione.

Mercoledì 7 aprile, così, molte scuole italiane hanno ripreso la didattica con parte degli alunni in presenza e parte a distanza, senza avere ancora la possibilità di accedere al registro elettronico.

Secondo il comunicato rilasciato dalla stessa Axios, il fatto è “inequivocabilmente conseguenza di un attacco ransomware portato alla nostra infrastruttura”, chiarendo che “dagli accertamenti effettuati, al momento, non ci risultano perdite e/o esfiltrazioni di dati”.

 

“Ci scusiamo ancora per il disservizio che contiamo di ripristinare nel più breve tempo possibile”, ha scritto l’azienda proprio il 6 aprile e, per cercare di risolvere provvisoriamente il problema, sempre Axios ha fornito a dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi delle vere e proprie “istruzioni di emergenza“.

“A seguito dell’attacco subito dalla nostra piattaforma, inviamo di seguito le istruzioni per gestire il registro di emergenza del protocollo”, allegando dei “fac-simile dei modelli da utilizzare sia per l’apertura del registro di emergenza che per la sua compilazione e chiusura”. “Tornata in linea la procedura per la gestione del protocollo WEB -scrive ancora l’azienda informatica- , si prega di seguire le istruzioni presenti nel manuale oppure seguire il tutorial presente a questo link”.
Alcuni istituti scolastici hanno informato insegnanti e studenti, attraverso i canali ufficiali, che il progressivo ripristino della funzionalità del sistema richiederà “alcuni giorni” di attesa.
“Non sono stati persi dati importanti, ma solo qualcosa di marginale che può essere facilmente recuperato. Inoltre voglio precisare che nessun dato è stato rubato dai nostri sistemi. Questo dimostra che la nostra sicurezza era buona”. Queste le dichiarazioni rilasciate all’AGI da Stefano Rocchi, amministratore unico di Axios Italia.
“Inizialmente pensavamo di ripristinare i servizi dei registri elettronici delle 2.500 scuole italiane che gestiamo domani, ma abbiamo deciso di rimandare a venerdì o al massimo a lunedì prossimo. Il motivo è che vogliamo potenziare ulteriormente le misure di sicurezza“.
Il problema del mancato accesso al registro elettronico non è un problema di poco conto.
Il 40% delle scuole italiane, dalle secondarie alle superiori, si è vista bloccata ogni attività, poiché il registro elettronico on line contiene le presenze e le assenze degli allievi, le loro valutazioni, oltre che l’assegnazione dei compiti e la condivisione di strumenti di didattica, anche multimediali, oltre alle comunicazioni a studenti e famiglie.
“Le nostre scuole -continua Stefano Rocchi- hanno capito perfettamente quello che stava succedendo e ci hanno inviato messaggi di stima. Da parte dei genitori c’è stato un maggior malcontento, soprattutto perché i figli non hanno potuto accedere ai compiti da fare. Abbiamo chiesto scusa ma se non ci fossimo trovati in questo periodo, in cui molti istituti sono in Dad a causa dell’emergenza Coronavirus, nessuno si sarebbe accorto del disagio”.
Il registro elettronico è stato reso obbligatorio nel 2012, con una legge nata con il governo Monti. Nel 1986 Gianni Degli Antoni, che fu uno uno dei primi professori di informatica in Italia e un precursore della scuola digitale, sulla copertina di “COMPU SCUOLA”, la rivista di informatica nella didattica per la scuola italiana, dichiarò: “è il momento del registro elettronico!”. Ora questa tecnologia è diventata parte della vita quotidiana e i disservizi nati la vigilia di Pasqua sembrano, ormai, essere un ricordo per alunni e genitori. Si spera.
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