Recovery fund e gli investimenti sulle infrastrutture

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Le infrastrutture di trasporto e la logistica, dai tempi dei Romani, incidono nella vita dei popoli molto di più di quanto lo abbiano capito politici e giornali. Attorno alle Strade Consolari dei romani sono cresciuti il nostro Paese e la Europa. Il Risorgimento unì politicamente l’Italia ma furono le ferrovie ad unirla economicamente e socialmente. Nel secondo dopoguerra furono le Autostrade a unire il nostro Paese mentre i trafori autostradali alpini a consentire le nostre esportazioni di auto, elettrodomestici e tessile.
Nel 1975 cambiò il vento è una sciagurata norma di legge bloccò per 25 anni la costruzione delle autostrade di cui avevamo ancora bisogno.

Nei primi anni 2000 i No Tav e i No a tutto contribuirono non poco a paralizzare la nostra economia. Alla Assemblea di Confetra, la Confederazione generale dei Trasporti è stato detto che i costi della mancanza di infrastrutture e del centinaio di procedure di controllo alla merce costano al nostro Paese 70 miliardi di euro, 30 miliardi in più di quelli che nel 2011 calcolò il Piano Nazionale della Logistica approvato dalla Consulta dei Trasporti e della Logistica che ebbi l’onore di presiedere.

I ritardi dei Governi che negli ultimi 10 anni hanno diminuito investimenti e non hanno sburocratizzato il settore costano la perdita della crescita economica. Ora però non ci sono più scuse.

Le grandi Manifestazioni torinesi dei SITAV hanno spostato l’orientamento generale del Paese che oggi a stragrande maggioranza vuole la costruzione delle grandi opere. Il cambiamento di linea dell’Europa che ora ha capito che la politica della austerity impostaci alla fine del 2011 ha abbassato la crescita economica in tutta Europa e ha messo a disposizione grandi risorse per rilanciare economia e lavoro dopo il pesantissimo lockdown dovuto al COVID.

I 209 miliardi che arriveranno dall’Europa potranno dare al nostro Paese effetti positivi nei prossimi 30 anni, riguardano il futuro del Paese e delle nuove generazioni. Ecco perché nell’interesse del Paese è bene che il Presidente Conte accolga finalmente l’invito del Presidente Mattarella a definire il Piano insieme alle forze politiche di opposizione. Ma coinvolgere vuol dire sedersi attorno a un tavolo rotondo e prendersi insieme i complimenti e le critiche. Si decide sul rilancio del Paese. Come diceva De Gasperi i buoni politici sono coloro che guardano al futuro, i cattivi politici invece guardano alle prossime elezioni.

Occorrerà pertanto scegliere quelle riforme e quegli investimenti che abbiano un alto coefficiente moltiplicatore come fece il nostro Paese , grazie a De Gasperi e ai Governi centristi, che riuscirono ad avere dall’impiego dei soldi a fondo perduto del Piano Marshall un grande effetto moltiplicatore.

Per la TAV ,ad esempio, è stato calcolato dalla Bocconi un effetto moltiplicatore sulla economia di quasi quattro volte. Capite che Se tutti i 209 miliardi In arrivò dalla Europa verranno utilizzati con lo stesso effetto alla fine dei lavori avremmo oltre 800 miliardi di euro, 46 punti di PIL, una enormità che porterebbe il nostro Paese al livello di Germania e Francia, con un grande aumento del lavoro e del benessere. Ecco perché il dibattito sul Recovery Plan da presentare in Europa deve coinvolgere tutte le forze politiche e sociali, dalle imprese ai sindacati sino ai movimenti della Società Civile.

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