Rapporto Toniolo sui giovani 2021 al tempo del Covid

Un'analisi sul panorama giovanile in Italia che emerge dal Rapporto Giovani 2021, “La condizione giovanile in Italia”, curato dall’Istituto “Giuseppe Toniolo”

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I decessi in Italia, a causa della pandemia da SARS-CoV-2, hanno da giorni superato quota 120mila, secondo quanto riportato dal portale del Ministero della Salute, a fronte di oltre 3 milioni e 500mila dimessi/guariti da inizio emergenza sanitaria.

Mentre per l’Istituto Superiore di Sanità l’età media dei pazienti deceduti e positivi al Covid-19 è di 81 anni. Dunque, in termini di letalità la pandemia ha colpito soprattutto, ma non solo, le fasce d’età più elevate. Questi dati e le derivanti misure di contenimento sono, purtroppo, ben noti a tutti.

Eppure, le conseguenze del persistente stato emergenziale non sono solo quelle sanitarie (leggi anche: La pandemia e i nuovi poveri nel cuore della Chiesa). Difatti, gli effetti indiretti – non legati alla salute fisica – della pandemia vengono particolarmente subiti dalle giovani generazioni.

Uno spaccato di tale realtà ci viene offerto dal Rapporto Giovani 2021, “La condizione giovanile in Italia”, curato dall’Istituto “Giuseppe Toniolo” e pubblicato poche settimane fa da Il Mulino (25,00€), che ha come campione d’analisi i giovani dai 18 ai 34 anni in riferimento al 2020.

Si legge nelle prime pagine del Rapporto che “i dati Eurostat mostrano come ad essere più colpiti, in tutta Europa, siano stati i lavoratori con contratti a tempo determinato e i lavoratori autonomi, dove maggiore è la presenza dei giovani. Sono inoltre cresciute le difficoltà a trovare lavoro per chi era alla ricerca del primo o di un nuovo impiego” (p.9).

Inoltre, prosegue affermando che “le ripercussioni negative non riguardano solo il lavoro. Gran parte delle fragilità di partenza sono legate a deboli percorsi formativi che le restrizioni causate dalla pandemia alla frequenza scolastica ha ulteriormente accentuato”. Infine, si continua a leggere, “tra i giovani gli stati d’animo negativi aumentati sono soprattutto ansia, frustrazione e timori per il futuro”. Tutto ciò, asserisce sempre il Rapporto nell’introduzione, “può portare le giovani generazioni a restringere i confini della propria azione, a concentrarsi sul presente e a mettere da parte i piani di medio e lungo periodo.

A proposito di questo l’analisi del Toniolo dedica due interessanti capitoli, tra i diversi offerti ed altrettanto interessanti, che hanno come ambito di ricerca le scelte future, come quella universitaria o lavorativa (I parte, II capitolo) e i progetti futuri (I parte, III capitolo), come l’occupazione lavorativa o la possibilità di avere figli.

Anzitutto, alcuni dei risultati dello studio sottolineano come “l’emergenza sanitaria non sembra aver inciso sulla percentuale dei maturandi che vedono nel loro futuro immediato la prosecuzione degli studi”, tanto che su 1.000 maturandi rispondenti il 64,3% pensa di proseguire gli studi, mentre il 26,8% sono propensi ad iniziare l’attività lavorativa, a fronte di un 4,6% costituito da coloro che ancora non hanno deciso sul da farsi in post-maturità. Sembra, quindi, che i diciottenni siano tutto sommato propostivi rispetto alle scelte future, anche se bisognerà attendere il lungo periodo per capire come queste si concretizzeranno realmente e come la crisi pandemica influirà su di esse.

Per quanto riguarda invece il futuro delle giovani generazioni, l’Italia parte già prima della crisi sanitaria con dei dati non proprio rosei rispetto a quelli europei: nel 2019, secondo i dati Istat rilanciati dal Rapporto, il tasso di disoccupazione giovanile era il più alto, con il 27% tra i giovani dai 15 ai 34 anni, come la percentuale di Neet (giovani che non studiano e non lavorano) presenti in Italia, fra i 15 e 29 anni, pari al 22,2%, ed infine il tasso di fecondità era il più basso, con il 1,27 figli per donna. Anche qui ci sarà d’attendere il lungo periodo per capire come l’emergenza sanitaria e le sue conseguenze socioeconomiche incideranno nel futuro dei giovani in tema di lavoro e fecondità, considerando che i dati precedenti la pandemia mostrano un punto di partenza preoccupante.

È certo che, osservando l’articolata fotografia della condizione giovanile che il Rapporto Giovani 2021 mostra, gli organi di governo insieme alle agenzie educative e formative e alla collettività tutta dovranno farsi carico delle risposte da dare ad una generazione che non ha perso la speranza nel futuro e che è ancora in grado di progettare, affinché essa non subisca gli effetti negativi dell’attuale crisi.

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