Cari ragazzi, preparatevi al vostro nuovo inizio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:59
Scuola ragazzi

Come tutor e psicologo, insegnando presso il CIOFS FP (Centro Italiano opere Femminili Salesiane, Formazione Professionale) del Lazio, ho avuto modo di rafforzare la mia formazione di docente con la guida preziosa del Presidente dell’Ente CIOFS FP Lazio, suor Novella Gigli, e della Direttrice del Centro Scolastico, sito in via Ginori, 10, prof.ssa Sonia Gentile.

Qui ho avuto modo di apprezzare l’attenzione volta all’alunno, di una didattica tesa soprattutto alla sua valorizzazione di persona, colto nelle sue problematiche e difficoltà quotidiane più che nel suo rapporto con il solo apprendimento di contenuti scolastici che non può prescindere da quella di soggetto di apprendimento. In ogni componente del corpo docente, e non, prevale l’esigenza di conoscere la storia intima, personale del ragazzo laddove questi senta la necessità e il desiderio che ciò accada per ricevere un supporto che per varie situazioni di vita non può avere in altro modo.

È così che, grazie anche alla mia formazione salesiana e a quella professionale di psicoterapeuta, sono riuscito a penetrare nel mondo degli adolescenti e a seguire sempre più e sempre meglio la loro potenzialità insieme alla loro maturità e alla profondità dei loro sentimenti.

Nella scuola i ragazzi hanno modo di liberarsi spesso di quel groviglio di pensieri, dubbi inespressi, dispiaceri e delusioni taciute, dolori che vivono nella propria sfera individuale e familiare. Come sostiene la scrittrice Silvia Avallone, “la scuola è il luogo del loro riscatto” e “il viaggio da casa a scuola è importantissimo contro ogni loro fragilità” ed io aggiungerei fondamentale per fortificarsi nel confronto con coetanei e docenti contro ogni ostacolo che la vita pone loro davanti.

Osservando le immagini televisive di questi ultimi giorni, ho avuto modo di riflettere su come relazionarsi tra loro sia per i giovani insostituibile, necessario, vitale. Per questo motivo, non posso non essere d’accordo con loro per il desiderio di ritrovare la bellezza dei loro incontri, ma anche per riuscire a trovare nel loro apprendimento la guida, il supporto, il conforto della persona adulta in cui spesso cercano quell’aiuto che non riescono a chiedere in famiglia. Capisco pienamente il loro disagio e sono in grande empatia con quanto stanno vivendo.

Cari ragazzi, da lunedì 18 c.m. ritornerete in presenza, a Roma, e in molte parti di Italia.
Lunedì uscirò di casa e non vedrò finalmente solo un monitor: incontrerò volti, abbraccerò occhi, sentirò voci, in presenza! Sento un ritorno alla vita. Dobbiamo ripartire, con più entusiasmo di prima. Persino la frase “Prof., posso andare in bagno?” mi manca, ripensando all’alzata di mano tattica proprio quando la penna scende verso il cognome che, come studente, non vorresti mai corrispondesse al tuo e che fa il pari con la parola “interrogazione”.

In questo tempo mi sono ancor più reso conto di come voi siate l’essenza della formazione, voi, in aula! L’emergenza ci ha costretti a vivere una dimensione giusta, in DAD.
Ma ora che ritornerete dobbiamo valorizzare ogni attimo, insieme, e voi lo farete certamente con maggiore consapevolezza, anche noi! Ogni istante in aula dovrà essere di relazione autentica, sincera, condivisa. State vivendo giorni unici, in cui avete conosciuto il senso della costrizione, dell’angoscia di dover aderire a regole scomode, a DPCM non in linea con le esigenze della vostra età e con il vostro senso di libertà.

Siete “finalmente” entrati in contatto con la frustrazione di non avere quel che desiderate…
È, questa, in parte, una “manna” dal cielo! Sì, lo è, nonostante il dolore e le morti che ci devastano. Avete compreso come le parole “Non si può” possano appartenervi. Certamente siete diventati più forti! Avete sentito che le parole “Stai a casa” non erano più un “diktat” cui porre resistenza, ma un obbligo che vi rendeva inermi, proprio voi, i “detentori”, in quanto adolescenti, del delirio di onnipotenza; non potevate più essere padroni dei vostri pomeriggi…

Eppure tutto questo può e deve risvegliarvi… Vi vedo ansiosi e intraprendenti. Vi scorgo nelle vostre digressioni psicologico/filosofiche. Vi amo proprio quando sento che la voglia di incontrarvi supera anche il rischio di ritrovarvi dinanzi alla parola “i”, segno indiscusso di impreparazione. È per voi un periodo di grande sofferenza ma anche di grande arricchimento interiore. Lo avete dimostrato essendo capaci di resistere e reagire, non abbattendovi. Voi siete ciò di cui c’è più bisogno oltre il Covid-19. Voi siete la risposta più bella all’angoscia, anche alla vostra stessa frustrazione. Voi siete tutto questo!

Siete il sorriso di noi docenti. Noi non abbiamo neanche l’idea del tesoro che si nasconde dietro la nostra vocazione, quella che chiamiamo solo professione. Noi abbiamo in mano parte del puzzle della vostra vita e voi spero troviate in noi possibilità di arricchimento per la vostra identità. Lunedì zaini e cartelle riprenderanno la loro funzione vitale.
Lunedì sarà il giorno in cui potrete guardare nuovamente il banco, negli ultimi mesi divenuto “sconosciuto”. Avete gridato nelle piazze la vostra voglia di rientrare, ma non basta. Dovete dimostrare davvero di voler fare della scuola qualcosa di bello!

Quando entrerete in aula nuovamente, guardatevi attorno e provate a sentire la bellezza della sensazione di essere in un luogo vostro, il vostro posto nel mondo. Quando varcherete la soglia del cancello d’ingresso e incontrerete altri occhi, fermatevi un attimo ad ascoltare le vostre emozioni. In quel momento (forse) sentirete che la parola “felicità” non è poi così distante. Viviamo di incontri, viviamo dell’incontro con l’altro, di libertà, la libertà di poter essere con l’altro, nonostante le mascherine.

La mascherina diventi, in questo tempo, uno strumento per comprendersi già solo con un semplice sguardo. Aumenteremo la nostra capacità di empatia. Diventeremo capaci di trasformare un ostacolo in un mezzo per penetrare meglio nel vissuto dell’altro.
Avrete e avremo l’occasione per vivere ciò che rende le relazioni leali e vere: l’incontro con gli occhi, che è incontro di cuori. Sorridete a questo nuovo inizio; riusciremo a costruire qualcosa di bello. Incominceremo ad andare oltre il virus, a sconfiggerlo con un atteggiamento maturo, positivo. Ad ogni trauma bisogna rispondere con energia e con tutte le nostre risorse. Al buio bisogna contrapporre la luce. Mi colloco mentalmente in questo rientro a scuola e so già che proverò emozioni forti.

Adoro insegnare perché adoro stare con voi. Già, adoro insegnare come mi ricorda Pennac in queste memorabili parole: «Adoro insegnare […] Di rado mi sento così bene come quando sono qui con le mie pagine di appunti, i miei testi sottolineati e persone come voi. Per me non c’è altro nella vita che valga l’ora di lezione. A volte, quando siamo nel mezzo di una discussione – quando ad esempio uno di voi con una sola frase è arrivato al cuore del libro di cui si parla -, vorrei urlare: “Amici miei, tenetevi cari questi momenti!”. Perché? Perché una volta usciti di qui accadrà di rado, se non mai, che qualcuno vi parli o vi ascolti nel modo in cui vi parlate e ascoltate tra voi e con me in questa stanzetta spoglia e luminosa».

E come non citare, sempre del grande Pennac, queste pillole di saggezza a me stesso e ai miei colleghi: “[…] insegnare è proprio questo: scomparire come professori. Se non riusciamo a collocare i nostri studenti nell’indicativo presente della nostra lezione, se il nostro sapere e il piacere di servirsene non attecchiscono su quei ragazzini e ragazzine, nel senso botanico del termine, la loro esistenza vacillerà sopra vuoti infiniti. […] E non è poco un anno di scuola andato in malora: è l’eternità in un barattolo”.

Noi docenti ritorneremo a far sì che voi siate l’«indicativo presente» perché, è vero,
un’ora di lezione può cambiare la vita… La vostra amata campanella squillerà ancora.
Sarà bello essere di nuovo tutti insieme. Sarà bello potervi rivedere al lavoro. Sarà il vostro nuovo inizio e, con ritrovato entusiasmo, spiccherete il volo!

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