La pandemia non può distruggere la certezza del diritto

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Diritto

La certezza del diritto è un principio fondamentale dell’ordinamento giuridico. Il diritto nasce per fornire certezze ai consociati, l’esigenza di certezza nel diritto è intrinseca al concetto stesso di diritto. Nel diritto romano, una delle più grandi conquiste di civiltà giuridica è stata quella delle cosiddette Leggi delle XII tavole nel quale sono state scolpite disposizioni normative certe e chiare volte a sottrarre, seppur parzialmente, i cittadini romani dall’arbitrio di una giustizia esercitata umoralmente con “manus” monarchica.

Giuridicamente, il principio di certezza del diritto viene definito come la possibilità di decidere la qualificazione giuridica, o le conseguenze giuridiche, di determinati atti o fatti. Tale principio, è fondamentale nel diritto penale e risponderebbe al brocardo latino “Nullum crimen, nullam poena sine proevia lege poenali” ovvero non si può essere puniti per un fatto senza una preventiva legge penale volto a sanzionarlo. Dunque, è la certezza del diritto, quale insostituibile baluardo di civiltà giuridica, a garantire il pieno funzionamento di un ordinamento di natura democratica.

La certezza del diritto è una conquista innegoziabile che consente ai consociati di non essere in balìa dell’arbitrio giudiziario, del Legislatore o del potere esecutivo. Purtroppo, l’odierno contesto emergenziale ha creato una crisi sanitaria, economica e, infine, giuridica. In siffatta situazione pandemica, ciò che sembrerebbe essere a rischio maggiormente è proprio la certezza del diritto. Il nostro ordinamento giuridico, come concepito dai Costituenti, ha previsto dei presidi volti a garantire certezza, stabilità e democraticità nel processo legislativo.

Ma cosa succede se i normali tempi di discussione nelle assemblee legislative, i tempi di conversione dei decreti-legge e, infine, i cosiddetti periodi di vacatio legis, volti a far prendere coscienza i consociati delle innovazioni giuridiche, vengono azzerati da strumenti violentatori del diritto come i DPCM? E, inoltre, cosa succede se oltre a tale azzeramento della corretta funzione legislativa, si realizza un contesto caotico di normazione alimentato da una patologica discordanza delle scelte legislative di Stato centrale, regioni ed enti locali?

Premesso che l’arte del governare, prendendo decisioni, ponderando interessi contrapposti e, nel contesto attuale, bilanciando le esigenze sanitarie con le necessità economiche, risulta una missione assai complessa (ma non impossibile), non è accettabile alcuna compressione della certezza del diritto. Il buon governo e il Legislatore (ormai corrispondente con l’esecutivo) si dovrebbe esprimere solo dopo aver ascoltato tutti gli interessi, riflettuto, ponderato e, infine, deciso emanando norme ben definite.

Il Cardinale Richelieu, politico e giurista rinascimentale, sosteneva che “per agire bene nel governo di uno stato bisogna ascoltare molto e parlare poco”, è proprio la necessità di ascoltare molto, agendo bene e, infine, parlando poco alla base di un buon governo. Non servono slogan, tentennamenti e ripensamenti, servono decisioni certe e chiare in grado di produrre norme che possano orientare i cittadini disorientati e scoraggiati in un momento così complesso. L’indecisione rallenta l’economia, i mercati e, conseguentemente, tutto il sistema ordinamentale creando un’ingiustificata ansia e depressione.

Sul tema, il Presidente del Senato, nel discorso alla stampa del 18 dicembre, ha elogiato la certezza del diritto richiedendo “regole anche ferree, ma certe, perché è inimmaginabile che ci si trovi all’ultimo momento di fronte al fatto di non potere portare un augurio ad un genitore anziano, solo e magari anche malato”. È, dunque, un’opinione condivisibile perché noi italiani meritiamo di sapere in anticipo i sacrifici e le limitazioni necessarie a contrastare questo virus.

Le scelte, per la loro intrinseca natura, sono opinabili, condivisibili o criticabili, la necessità di prendere con fermezza e chiarezza delle decisioni comportanti ingenti limitazioni, dopo aver scientemente scelto, è un obbligo. Nella complessità della contemporaneità in cui viviamo, uno Stato che trasmette incertezza e non rende chiare le regole da seguire crea ingenti danni economici e, soprattutto, danneggia la credibilità della nazione nel quadro delle relazioni internazionali.

Chi per primo sconfiggerà questo male, con decisione, pianificando minuziosamente le tappe del iter di vaccinazione, otterrà pienamente la speranza di una rinascita economica. Non possiamo rimanere indietro per colpa dell’incertezza. È vero, siamo tutti invitati in questo singolare Santo Natale a fare uno sforzo ermeneutico di comprensione di queste incerte regole, ma non possiamo esimerci dal richiedere maggiore certezza e, soprattutto, una logica pianificazione normativa in grado di far ripartire l’economia di questo paese ferito. La creazione del diritto è l’arte di saper tracciare limiti ben definiti e non di alimentare l’incertezza.

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