Non si può confondere l’amore con la sopraffazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:13

Il 25 Novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una violenza perpetrata in tante occasioni che i media, in questi mesi, hanno ampiamente divulgato, come se a questo virus che sta devastando il mondo si fosse associata una malattia ancor più terribile, dell’essere “più forte“ sul “più debole”. Ma è veramente il più forte quello che picchia una donna che è sua madre, sua figlia oppure sua moglie, fino ad ucciderla? O è solo un essere spregevole, magari bisognoso di cure perché destrutturato psicologicamente tanto da confondere un sentimento nobile come l’amore con la sopraffazione?

In occasione di questa giornata sentiremo parlare tanti giuristi e giornalisti della violenza sulle donne. Qualcuno di noi si sentirà colpito da alcune affermazioni, altri diranno: “Ma io che c’entro? Io ho sempre amato mia madre, mia moglie, mia figlia. Io non ho colpe“. Ma è proprio così? Possiamo sentirci innocenti quando sappiamo che nella casa accanto c’è una persona che soffre?

Quando ascoltiamo le grida di aiuto di una povera donna aggredita per strada e ci giriamo dall’altra parte? E quando questa sera vedremo quelle ragazze lungo la strada, seminude, che si stanno prostituendo diremo anche noi: “Ma io che c’entro?”. Eppure quelle ragazze hanno anche loro un corpo ed un’anima come la nostra, un padre ed una madre, ai quali magari sono state strappate. Qualcuna di queste ragazze è stata venduta ai responsabili della tratta da Paesi lontani, venduta addirittura da quelli che lei, bambina, chiamava padre e madre. Venduta per miseria o per fame per fare il mestiere più vecchio del mondo.

Don Oreste diceva: “Non il mestiere più vecchio del mondo, ma l’ingiustizia più vecchia del mondo“. Un’ingiustizia che viene accettata, addirittura sfruttata da Paesi che si gloriano di avere Statuti costituzionali, come il nostro, che inneggiano alla libertà e al rispetto e alla tutela dell’essere umano e addirittura animale.

Io ho guardato gli occhi di queste ragazze e anche se ho consumato tante notti per portarle via agli aguzzini mi sento in colpa. Tutti dovremmo sentirci in colpa. C’è una proposta di legge detta Don Benzi che nel 2003 ha raggiunto le 100.000 firme. Sono passati 18 anni e quella proposta è ancora nel cassetto di qualche deputato che si presenta alle conferenze di Don Aldo e versa qualche lacrima quando le ragazze portate via dalla strada ed accolte dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII raccontano le loro esperienze di sofferenza. Le lacrime non macchiano i vestiti e dopo qualche minuto scompaiono.

Ma la proposta è ancora nel cassetto e nella coscienza di chi l’ha letta ed ha fatto finta di dimenticarsene. Certo il virus ha mietuto vittime. Si parla di circa 130.000 strappate alla vita. Ma il virus della immoralità e della sopraffazione di queste povere anime quante ne ha mietute? Quante ne dovrà ancora mietere prima che qualche parlamentare, magari donna, vorrà leggere questa proposta e la farà diventare legge?

Don Oreste Benzi è morto il 2 Novembre 2007. E’ stato proclamato Servo di Dio e la Chiesa attende un suo miracolo per dichiararlo Beato. Io credo che a lui interessi solamente che la giustizia di Dio venga portata su questa terra. A lui interessa che anche per  queste ragazze che lui chiamava sue figlie venga fatta giustizia.

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