Nadef: che documento sarà quello del 2022

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Vorrei ma non posso. E’ quanto direbbe Mario Draghi a chi gli chiedesse come saranno la Nadef e la legge di bilancio 2023. Sono adempimenti che vengono a scadenza mentre il suo governo occuperà ancora Palazzo Chigi e i ministeri sparsi per Roma (la Nadef entro il 27 settembre, il ddl di bilancio entro il 15 ottobre con qualche giorno di slittamento fino al 20 ottobre). In quelle date non ci sarà un nuovo governo. Dopo il voto, si deve insediare il Parlamento, che elegge i presidenti di Camera e Senato, e a quel punto il Capo dello Stato inizierà le consultazioni per dare l’incarico di formare un nuovo Governo. Anche se tutto filasse liscio, i soli tempi tecnici impediscono che ci sia un nuovo Governo prima di metà ottobre. In base a queste tempistiche, il Governo Draghi dovrà sbrigare gli affari correnti fino a ottobre inoltrato. Ma il Governo dimissionario, in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, non potrà approvare il disegno di legge della Manovra. Durante questa fase l’esecutivo, infatti, può approvare decreti caratterizzati da necessità e urgenza ma non disegni di legge.

Infatti, già nella prossima settimana l’esecutivo potrebbe mettere a punto un ulteriore decreto di aiuti alle imprese e alle famiglie per i costi dell’energia, magari anche ipotizzando qualche intervento di carattere strutturale come la ripresa delle trivellazioni e la separazione del prezzo dell’elettricità da quello del gas. Poi ci sono alcune misure di sostegno che vengono a scadenza e che saranno prorogate. Draghi aveva indicato, come scadenza, per questo provvedimento i primi giorni di agosto. Ma quando il premier pensava questa data (come aveva ribadito nel discorso del 20 luglio) il governo non era ancora dimissionario. L’orizzonte temporale pertanto si è allungato e il provvedimento sarà con ogni probabilità meno corposo del previsto (oltre alle misure urgenti, come gli aiuti alle famiglie e per sostenere le imprese a fronte del caro energia) potrebbe essere disposto l’eventuale nuovo bonus di 200 euro o, se sarà possibile, di un importo maggiore. Quanto al finanziamento, anche se lo volesse (e per fortuna non è così) il premier non potrebbe infilarsi in uno scostamento di bilancio.

Prima della manovra, però, entro fine settembre bisogna approvare la NaDEF ovvero la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, che contiene molti elementi intorno ai quali si costruisce poi la manovra vera e propria: andamento e stime su PIL, deficit, debito. E questo (l’approvazione della NaDEF), lo potrà (anzi lo dovrà) fare il Governo Draghi. Il documento – dicono da Palazzo Chigi – aggiornerà la parte previsionale, ma non affronterà quella programmatica, se non per gli impegni che condizionano anche il futuro governo in relazione all’attuazione del PNRR.

Draghi lo ha annunciato: la mission da cui dipende il futuro del Paese continuerà fino all’ultimo giorno in cui il governo resterà in carica, sia pure per il disbrigo degli affari correnti. In tal senso il premier ha sollecitato i ministri a far lavorare gli uffici preposti nei loro dicasteri. Ma i titolari candidati pensano ormai alla campagna elettorale. Nelle iniziative che riuscirà ad adottare (i limiti istituzionali pesano sull’attività del governo) Draghi terrà conto di quanto potrebbe maturare tra pochi giorni in sede dell’Unione, allo scopo di orientare il più possibile in tal senso anche l’azione del nuovo governo. Del resto i partiti si sono dimostrati propensi a delegare al premier e al suo governo, ferito a morte, anche il disbrigo degli affari più complessi.

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