Mutui, Euribor e Irs: gli effetti della crisi ucraina

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La crisi ucraina condiziona fortemente l’economia ed anche quella italiana che è ancora piuttosto debole. Tuttavia, la guerra, consolida i dati negativi che provengono dallo scorso anno, ossia il tasso di inflazione il quale – allo stato attuale – si attesta al 6,5%, per noi è un dato sottostimato. Tale dato influisce anche sulle questioni di carattere finanziario, a partire dai mutui i quali, secondo i parametri a cui si fa riferimento per il costo dello stesso – ossia l’Euribor e l’Irs – sono variati in rialzo. In particolare, l’Euribor è variato di almeno dieci punti percentuali e, per ora, tocca non molto significativamente i mutui a tasso variabile. L’Irs invece – ossia il parametro di riferimento per i mutui a tasso fisso – purtroppo è aumentato di quasi cento punti, ciò significa che, per attingere ad un mutuo a tasso fisso, bisogna pagare di più le rate. Abbiamo calcolato che, tale aumento, significativi aumenti delle rate degli stessi, di almeno cinquanta euro in più al mese pari a circa seicento euro in più all’anno, questo è un segnale negativo.

La seconda questione altrettanto importante è che l’inflazione depotenzia e indebolisce gli investimenti che sono necessari per far andare avanti il Paese – quelli compiuti dai privati per l’innovazione tecnologica, ma anche quel pacchetto di investimenti del PNRR di 230 miliardi di euro, il quale deve essere messo in opera – ebbene, questo tasso di inflazione, diminuirà la forza, la quantità e la qualità di tali investimenti. Purtroppo, ciò è molto negativo, perché gli stessi investimenti devono produrre ovviamente un miglioramento dell’economia, ma anche una maggiore occupazione.

Alcune iniziative per attutire l’impatto di questi rincari sulle famiglie italiane sono state prese, ricordo quelle – ancora insufficienti – per le tariffe che riguarda in particolare l’Iva per il gas, la quale è stata abbattuta del 5% e, per quanto riguarda la luce elettrica, sono stati tolti gli oneri generali di sistema, i quali sono delle quantità economiche che servono per altre questioni e non riguarderebbero la bolletta elettrica delle famiglie. Mediante queste due operazioni, c’è stato un ristoro per quanto riguarda le tariffe, ma del tutto ancora insufficiente. Mentre invece – per la benzina – un significativo e importante intervento, è stato quello dell’abbattimento di trenta centesimi per quanto riguarda le accise sui carburanti e questa è una manovra importante, la quale comporta un minor esborso per gli automobilisti e per i costi di trasporto ed è un fatto significativo che abbiamo apprezzato. Ci sarebbero molte altre cose da fare, ne vorrei ad esempio ricordare una: si dovrebbero attuare le norme per cui le terre incolte – le quali sono anche di proprietà dello Stato e degli Enti Locali – affinché le stesse siano messe a disposizione, a nostro avviso, regalate a cooperative di giovani i quali possono appunto lavorare e produrre in quantità maggiore generi agroalimentari per il nostro Paese di cui abbiamo bisogno.

Mi auguro che il governo proceda su questa su queste linee, come quella dell’abbattimento dei costi e dei prezzi – magari facendo anche più controlli e verifiche su tutte le filiere agroalimentari ed energetiche. Inoltre, è importante che si inizi subito e celermente – togliendo molte pratiche burocratiche – a dare vita a nuovi piani energetici di energie alternative, quali ad esempio quelle solari, eoliche e tutte le altre che possono servire a modificare il nostro fabbisogno di petrolio e di gas. Tale è il nostro auspicio e spero che il governo vada in maniera molto più determinata in questa direzione e naturalmente spero che – il nostro governo insieme agli altri – facciano di tutto per mettere in campo un’iniziativa diplomatica al fine di far cessare la guerra.

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