Ecco perché non possiamo mai parlare di una “guerra giusta”

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“Che non credeste che nella guerra sia tutto rose”, così Alessandro Manzoni scriveva nei Promessi Sposi (cap. XXVII) a proposito degli avvenimenti sulla successione del ducato di Mantova, intrecciando la vicenda dei giovani Renzo e Lucia con la trama storica del XVII secolo.

Ed è proprio tale trama che permette alla penna di Manzoni non solo di dare un contesto al racconto, ma di affermare quanto ci sia di tragico nella guerra, spesso denotata da giochi di potere tra forti.

Un insegnamento, quello manzoniano, che rimane perenne e che ancor oggi pone l’interrogativo su cosa sia una “guerra giusta” senza entrare in merito al bellum iustum di partenità romana, la quale talvolta nasconde una “guerra utile”.

A ben guardare tutti potrebbero inneggiare ad un giusto conflitto, perché ognuno può associarlo, almeno formalmente, ad un fine auspicabile, il quale però nasconde talora altri interessi, utili interessi.

Dopo le grandi guerre del ‘900 il mondo si trova oggi in una pace fittizia, gli ultimi fatti di cronaca lo testimoniano, tanto da confermare quanto alcuni, in particolare papa Francesco a più riprese, hanno parlato di terza guerra mondiale “a pezzi”, in cui diversi conflitti solo apparentemente hanno il sapore di lotta all’ingiustizia e al sopruso.

Se il Manzoni affermava che nella guerra non son tutte rose, il Papa nella Fratelli tutti ‘grida’: “Mai più la guerra!”. Scrive, infatti, il Pontefice: “è così che facilmente si opta per la guerra avanzando ogni tipo di scuse apparentemente umanitarie, difensive o preventive, ricorrendo anche alla manipolazione dell’informazione. Di fatto, negli ultimi decenni tutte le guerre hanno preteso di avere una ‘giustificazione’. Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla della possibilità di una legittima difesa mediante la forza militare, con il presupposto di dimostrare che vi siano alcune «rigorose condizioni di legittimità morale»”. “Tuttavia – continua papa Francesco – si cade facilmente in una interpretazione troppo larga di questo possibile diritto. Così si vogliono giustificare indebitamente anche attacchi “preventivi” o azioni belliche che difficilmente non trascinano «mali e disordini più gravi del male da eliminare». La questione è che, a partire dallo sviluppo delle armi nucleari, chimiche e biologiche, e delle enormi e crescenti possibilità offerte dalle nuove tecnologie, si è dato alla guerra un potere distruttivo incontrollabile, che colpisce molti civili innocenti. In verità, «mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene».

“Dunque non possiamo più pensare alla guerra come soluzione – conclude il Santo Padre – dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile guerra giusta” (Fratelli tutti, 258).

Perciò, insieme con lui e facendo tesoro della storia e dei suoi sapienti, i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati ad associarsi al monito: “Mai più la guerra!”, senza tuttavia cessare di operare alacremente per la giustizia e la pace nelle e tra le nazioni.

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