Il green pass e l’esempio da dare agli studenti

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Che cos’è la libertà? Ce lo chiediamo dopo aver letto sui social lettere e post di insegnanti, scritte per gli studenti, che dichiarano in nome della libertà che non sarebbero rientrati a scuola, perché contrari al vaccino e al “Green pass”; alcuni passaggi di questi testi, persino molto intensi, evocano le tante riflessioni in aula, i valori passati attraverso le discipline, le ricche ore di Educazione Civica. Non entriamo nel merito delle scelte personali pro e contro la vaccinazione, ma qualunque sia la nostra scelta, evitiamo di mettere in mezzo gli alunni! Non è giusto, non è deontologicamente corretto, è da chi non vuole prendersi le proprie responsabilità. I ragazzi non sono il nostro scudo e neanche la prima linea che va in battaglia al posto del comandante a prendere i primi colpi mortali!

Inoltre, a proposito di libertà e contro la coercizione, ci sono qua e là anche dotti riferimenti a Cicerone, a Catone e ad altri personaggi illustri che hanno scelto la morte, ma peccato che siano decontestualizzati e strumentalizzati. Erano davvero altre le loro condizioni, la situazione contingente e le motivazioni, senza considerare che loro cercavano un’altra libertà. Per farlo, quei personaggi illustri hanno sacrificato la propria vita, mentre nel nostro caso la vita la si vuol tenere cara e non importa che sul campo ci stiano i colleghi. In realtà, si mette a rischio pure la propria, essendo il Covid-19 scientificamente e statisticamente più pericoloso, tuttavia non basta avere lauree, specializzazioni, abilitazioni e concorsi vinti per comprenderlo!

E poi c’è un aspetto che non è da meno! È meglio scappare, lasciare la scuola dopo più o meno anni, non dare continuità ai propri alunni o affrontare il “rischio” del vaccino, anche con coraggio, visto che avere paura è normale e umano? L’ipotesi senza “rischio”, cioè fuggire, dimostra solo l’ardore di finire col trovarsi senza uno stipendio, salvo poi farsi quattro conti e cercare un buon avvocato per salvare l’introito magari pure senza mettere piede a scuola; e c’è chi ci sta provando, mettendo da parte la battaglia per la libertà, poiché prima viene quella della certezza economica ogni mese. Così si perde tutta la poesia delle parole strappalacrime rivolte agli studenti abbandonati, poiché costretti da uno Stato iniquo; e se invece la poesia fosse quella di chi, consapevole, corre il “rischio” con coraggio e non lascia i propri alunni?

Non si imparano la libertà e il coraggio sui libri o dalle parole del migliore tra i docenti (al massimo si viene ispirati), ma dalla testimonianza e dalla credibilità, cioè dai fatti che ne conseguono. In ogni caso ci si senta sereni nell’abbandonare la nave per una pseudo libertà: la scuola andrà avanti comunque e ci sarà chi si prenderà cura degli alunni! Infine, parafrasando di molto un celebre motto al fine di rispondere alla domanda iniziale, potremmo affermare che “la libertà dei ‘no green pass’ inizia dove inizia il coraggio degli altri”.

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