La disabilità non è una malattia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:06

L’azione per la tutela dei diritti umani delle persone con disabilità sta ad indicare la considerazione della disabilità non come una malattia come sancito dal cosiddetto modello medico, ma come un rapporto sociale tra le caratteristiche delle persone e l’ambiente circostante come esemplificato dal modello bio-psico-sociale. Questo modo di pensare sancito dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e che il mondo dell’associazionismo ha fatto proprio.

Promuovere l’inclusione significa quindi agire per mutare le attuali regole e normative correlate per far sì che ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione, non subisca trattamenti diversi o lesivi della propria dignità, non viva o lavori diversi dagli altri, abbia le stesse opportunità di partecipazione e coinvolgimento nelle scelte riguardano la propria sfera personale.

Significa agire nei confronti della società e dei territori con l’obiettivo di renderli maggiormente inclusivi, ossia capaci di conferire più concretezza, mutando quando è necessario, al diritto di cittadinanza di tutte le persone, indipendentemente dalla loro disabilità. Quello dell’inclusione sociale è un concetto che rappresenta un approccio più avanzato rispetto ai passi di integrazione sociale su cui per anni si è concentrata l’attenzione di tutti coloro che hanno agito nell’ambito della tutela delle persone con disabilità.

Rispetto a questo tema di fondamentale importanza, l’impegno delle istituzioni deve andare nella direzione di una massima attuazione dei principi di inclusione delle persone con disabilità, rimuovendo gli ostacoli di carattere pratico e migliorando le normative in oggetto, soprattutto per quanto riguarda l’inclusone lavorativa delle stesse ai sensi della legge 68/99 ed, oltre a ciò, una maggiore attenzione al tema dei caregiver familiari i quali devono essere sostenuti dal punto di vista sociale, economico e previdenziale al fine di consentire la migliora assistenza possibile e, nello stesso tempo, la tutela della dignità della famiglia nonché del familiare a cui gli stessi prestano assistenza.

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