Cosa rende la riforma dell’assegno unico ancora più importante

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Il Mef in uno studio reso noto di recente e ripreso dai media ha fatto il punto sull’introduzione dell’assegno unico (AUU) che dovrebbe determinare, secondo le simulazioni effettuate, un significativo incremento dei benefici per un’ampia platea di famiglie. Il Mef precisa inoltre che le sue stime riguardano solo i lavoratori dipendenti. Ciò rende ancora più importante la riforma perché i lavoratori autonomi e le persone non occupate prima non usufruivano dell’assegno; pertanto la sua estensione in senso universalistico comportata un guadagno netto per le loro famiglie, mentre nel caso dei lavoratori subordinati occorre tener conto degli effetti redistributivi connessi alla istituzione dell’assegno unico.

Lo studio stima che su un totale di oltre 7 milioni di nuclei con figli a carico sotto i 21 anni, 4,6 milioni (il 65% del totale) registreranno un incremento del proprio reddito disponibile pari in media a 1.600 euro annui (circa 135 euro mensili). Larga parte dei nuclei restanti rimarrà sostanzialmente indifferente. Quasi i tre quarti dei nuclei favoriti (3,4 milioni) sono caratterizzati dalla prevalenza del reddito lavoro dipendente e registrano un incremento medio di risorse pari a 1.370 euro all’anno. Questo importo, anche se inferiore a quello ottenuto dagli altri nuclei che prima non erano coperti dagli assegni familiari, conferma – secondo il Mef – che la riforma non ha semplicemente esteso le platee di beneficiari ma anche rafforzato i benefici per tutte le categorie, incluse quelle già beneficiarie degli strumenti precedenti. La distribuzione dei nuclei favoriti per classi di reddito familiare dimostra che gli incrementi sono distribuiti su tutte le classi; va segnalato che il beneficio medio massimo si registra sotto i 10mila euro di redditi familiari, laddove il precedente sistema non riusciva a garantire un sostegno adeguato. Un elemento che permette al Mef di mettere in evidenza il carattere fortemente progressivo e redistributivo della misura. Il bonus, infatti, è relativamente più generoso a favore delle famiglie numerose (con più di tre figli). In senso opposto, si rileva la penalizzazione (di circa 500 euro l’anno) per i nuclei con entrambi i genitori che lavorano e patrimonio immobiliare al di sopra delle franchigie ISEE, anche a parità di reddito. Ovviamente le famiglie più avvantaggiate si trovano nel Mezzogiorno. Il vantaggio dipende in larga parte dallo stanziamento di risorse aggiuntive rispetto al passato per 6 miliardi, cioè, sottolinea il Mef un aumento di circa la metà delle risorse precedentemente destinate al sostegno della genitorialità e della famiglia. In misura minore vi contribuisce anche il disegno più razionale dello strumento che consente di concentrare meglio le risorse.

Anche l’Ufficio parlamentare del bilancio (UPB) si era occupato in precedenza dell’AUU, tenendo conto degli effetti del passaggio dagli istituti vigenti (assegni familiari e detrazioni fiscali per figli a carico di età inferiore a 21 anni) al nuovo strumento. E aveva in pratica azzeccato gli esiti che il Mef ha raccolto a posteriori nello studio in esame. Dall’analisi dell’UPB, infatti, era emerso che l’AU sarebbe stato in generale più generoso delle misure vigenti anche in corrispondenza di redditi familiari elevati visto che l’importo non si azzera in corrispondenza di redditi medio alti (come invece accade per le misure vigenti). Il beneficio sarebbe stato particolarmente rilevante per i figli minorenni con disabilità, a fronte di un guadagno più limitato per i maggiorenni.

Nel passaggio, a parità di altre condizioni, da un nucleo monoreddito a uno bi-reddito, il nuovo regime sarebbe divenuto generalmente più favorevole di quello vigente per effetto della maggiorazione specifica. Il vantaggio sarebbe risultato inferiore per livelli di reddito familiare alti in corrispondenza dei quali la maggiorazione si annulla. La presenza di un patrimonio rilevante per l’ISEE (ossia superiore alle franchigie) avrebbe reso, a parità di reddito familiare, il nucleo familiare più ricco ai fini dell’indicatore determinando tuttavia importi di AUU più contenuti che avrebbero lasciato i nuclei con patrimonio per lo più indifferenti o svantaggiati nel passaggio dal vecchio al nuovo regime. Maggiore è il patrimonio, più numerosi sarebbero stati i casi di una perdita. Come si può vedere non sono emersi scostamenti significativi tra le previsioni dell’UPB (che teneva conto anche delle indicazioni della Relazione tecnica del provvedimento) e le prime valutazioni compiute dal Mef con riguardo ai benefici  erogati.

Nella valutazione dell’UPB il costo complessivo dell’introduzione dell’AUU per il 2023 si attestava a poco più di 18 miliardi, di cui circa 6 di risorse aggiuntive rispetto a quelle in precedenza  erogate, in linea con quanto indicato nella Relazione tecnica del provvedimento. La misura secondo l’UPB avrebbe riguardato quasi 7,3 milioni di nuclei familiari e 10,8 milioni di figli e apportato un beneficio medio per nucleo di poco più di 1.000 euro (quasi 700 per figlio). Il 92% dei nuclei familiari coinvolti sarebbero stati avvantaggiati o indifferenti rispetto al regime vigente, in relazione al carattere universale dell’AUU e, soprattutto, all’impiego di risorse aggiuntive.

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