Come abbandonarci tra le braccia del Padre

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“Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” In questo grido di Gesù sulla Croce, c’è il grido di tutti gli abbandonati sulla terra. Gesù è abbandonato, è abbandonato dal Padre e, nel massimo dell’abbandono, Lui si abbandona. Quante volte noi ci sentiamo abbandonati da Dio, dagli altri. Ci sentiamo delusi, soli. In quel momento la nostra vita si blocca, o ci diamo ai vizi di questo mondo riempiendo i nostri vuoti, i nostri abbandoni soprattutto con le dipendenze; pensiamo alla dipendenza dal sesso, dalla droga, dall’alcool, ma anche le piccole e grandi dipendenze: le dipendenze affettive, le dipendenze, dell’apparenza della vanità, del successo. Siamo dipendenti per riempire il vuoto dentro di noi, oppure in questo massimo abbandono, e dove noi ci sentiamo abbandonati, noi ci abbandoniamo, noi facciamo le scelte. Quando Dio tace, e tace sulla Croce, l’uomo risponde, l’uomo si mette in ricerca, l’uomo si mette in cammino. Vorrei citare una grandissima poetessa morta giovanissima, Antonia Pozzi. Questa poesia s’intitola “Grido” e recita:

“Non avere un Dio
non avere una tomba
non avere nulla di fermo
ma solo cose vive che sfuggono –
essere senza ieri
essere senza domani
ed acciecarsi nel nulla –
– aiuto –
per la miseria
che non ha fine”.

In questa poesia c’è tutto il grido di abbandono, di desolazione: quello di non avere un Dio, una tomba, quello di non avere un passato, un futuro, essere acciecati nel nulla. Però c’è un barlume di speranza, perché Antonia Pozzi dice: “Aiuto”. Questo aiuto è un gancio verso il cielo, questo aiuto è un desiderio che è al di là di non avere un Dio, una tomba, di non avere nulla di fermo. C’è qualcuno che ci aiuta e questo è il grido di tante persone che sono scoraggiate, o peggio disperate, sono senza speranza e gridano aiuto: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”

E poi questa frase ha una svolta, ha una svolta nella fiducia al Padre, nell’abbandono al Padre, perché Gesù dice subito dopo: “Padre, papà, papino mio”. Un Dio che era considerato totalmente altro: Padre nostro che sei nei cieli e restaci. Gesù lo chiama “papà”, sono le parole della tenerezza, le parole di un figlio che si rivolge al suo papà: “Padre nelle tue mani consegno, affido, abbandono il mio spirito.”

Anche noi quando ci sentiamo afflitti, abbandonati, soli, delusi, anche dalla chiesa, non dobbiamo bloccarci, ma continuare il nostro cammino di fede e abbandonarci ancora di più al Padre. Santa Teresina è la santa della fiducia, la santa dell’abbandono. La dobbiamo invocare perché ci aiuti ad abbandonarci al Padre, ad abbandonare la nostra vita al Signore che è la roccia, il baluardo e lo scudo, è la sicurezza di tutte le sicurezze. Le cose umane finiscono, le cose di Dio restano per sempre. Chiediamo al Signore la Grazia dell’abbandono, la Grazie della fiducia, la Grazia di vivere per lui, con lui e in lui. La Grazia che Dio non ci abbandona, non ci tradisce mai. Siamo alle volte noi che ci abbandoniamo, oppure ci sentiamo abbandonati, ma Lui è Dio e Dio ci ama sempre comunque e dovunque.

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