Il fascino dell’Africa racchiuso nelle piccole cose

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Sono stato in Kenya tre volte e ci ho trascorso lunghi periodi di vacanze. Ci tornerei con piacere ma mia moglie non è d’accordo e per me è impensabile fare un viaggio senza di lei. Quando qualcuno mi chiede cosa ricordo dell’Africa mi viene subito in mente il cielo pieno di stelle. Laggiù le stelle sembrano più luminose. In realtà il buio che ti circonda dà al cielo la possibilità di mostrarsi nella sua incontaminata bellezza. Nelle città europee la luce significa ordine, sicurezza, ma in Africa l’energia elettrica è un lusso. E, a eccezione delle grandi città, i villaggi sono al buio.

Dell’Africa ricordo con nostalgia la savana che ho conosciuto a bordo di una jepp alla ricerca di animali selvatici. Un elefante ha tentato di caricare la nostra auto perché ci eravamo avvicinati troppo alla sua famiglia. A pochi metri dall’auto (che era scoperta) abbiamo visto un leopardo che stava riposando sotto un cespuglio. Ho avuto anche una piccola avventura in mare con l’alta marea che ha invaso la spiaggia, bloccandomi a circa tre chilometri dalla mia casa e la passeggiata lungo la battigia si è trasformata in un rientro fortunoso su “una apetta”.

Ma quello che non riuscirò mai a dimenticare è il sorriso dei bimbi che ti guardano e sgranano i loro occhioni alla ricerca di una caramella, una penna, un giocattolo. I bimbi europei hanno tutto, fanno i capricci e difficilmente sorridono. I bimbi africani hanno poco o niente, e sorridono sempre. È scritto che “se cerchi l’infinito, lo troverai nel sorriso di un bambino. Abbi cura di quel sorriso, è la vita del mondo” (Khalil Gibran). Gli studi sul sorriso dicono che i bambini ridono in media 400 volte al giorno mentre gli adulti 15. Ma io credo che i bimbi africani superino di gran lunga questa media. Dovremmo esercitarci tutti a sorridere.

Un sorriso fa bene a chi lo fa e a chi lo riceve. Madre Teresa diceva: “Un sorriso non costa nulla e rende molto. Arricchisce chi lo riceve, senza impoverire chi lo dona. Non dura che un istante, ma il suo ricordo è talora eterno”. In questa estate un maledetto virus ci vorrebbe rubare il sorriso. Queste mascherine ci rendono tutti uguali, enigmatici. Abbiamo difficoltà a riconoscerci anche tra conoscenti, incontrandoci per strada. Allora lottiamo contro il virus sorridendo alla vita. Ce lo chiedono i nostri cari che se ne sono andati. Ce lo chiedono i nostri figli. Un sorriso è un regalo a noi stessi del quale non dobbiamo privarci.

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