Via Costi: sgomberato il palazzo occupato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:35

Tor Cervara è stato sgomberato l'immobile occupato di via Raffaele Costi in applicazione della nuova direttiva del Viminale.  

Operazioni

Da questa mattina uomini e mezzi delle forze dell'ordine e della polizia locale del Campidoglio sono presenti nel palazzo per notificare ai residenti il provvedimento di sgombero. Fino ai giorni scorsi all'interno dello stabile abitavano circa 120 persone, 30 rom e le restanti per lo più provenienti da Paesi africani, ma una buona parte di loro ha già lasciato spontaneamente nelle scorse ore la struttura occupata. Durante le operazioni sono state identificate 40 persone, la cui posizione è ora al vaglio dell'ufficio immigrazione. Sul posto sono state rinvenute e messe in sicurezza bombole di gas.

Alloggi

 “La situazione non era più sostenibile ed era diventata intollerabile a livello sanitario – ha detto a Rainews24 il dirigente di Roma Capitale, Marco De Sclavis – . I servizi sociali si sono già presi in carico le persone con fragilità e i bambini e sono stati predisposti alloggi per queste persone“.

Richieste

“Attendiamo un progetto di recupero dello stabile, ma anche una mappatura e un recupero degli immobili abbandonati al degrado, altrimenti la questione abitativa rimane solo propaganda” scrive in una nota l'Unione inquilini di Roma. “Tutto prevedibile dato il via libera annunciato dal ministero dell'Interno – evidenzia il segretario romano – con la circolare del 1 settembre. Quello che ora attendiamo è l'applicazione della cosiddetta 'linea soft' annunciata dall'amministrazione. Ci aspettiamo l'impegno da parte di Regione e Comune nel ricollocare le famiglie che questa mattina stanno subendo lo sgombero. Sindaca e prefetto, è stato fatto il censimento come previsto dal decreto Minniti? Regione, abbiamo definito quali siano le famiglie in disagio economico sociale da tutelare? Quali sono le sistemazioni messe a disposizione?”.  Il palazzo di via Costi, inserito all'interno di una zona di capannoni industriali, era valutato il più a rischio per le precarie condizioni igienico sanitarie.

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