MERCOLEDÌ 08 GENNAIO 2020, 19:50, IN TERRIS

INCIDENTE

Tre persone investite nella capitale

Una bambina di 4 anni, la sua mamma incinta e la nonna sono state travolte oggi da un furgone nel quartiere Casalotti. Sono gravi ma non rischiano la vita

GIACOMO GALEAZZI
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Ambulanza
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na bambina di 4 anni, la sua mamma incinta e la nonna sono state investite e ferite oggi a Roma. Un furgone le ha travolte intorno alle 13.30 in via Vicoforte, nella zona di Casalotti, a Roma. A investirle un italiano di 68 anni, che era alla guida di un furgone Peugeot Boxer. Ancora da accertare le cause dell'incidente. Tra le ipotesi al vaglio c'è anche che l'uomo abbia perso il controllo del mezzo in seguito a un malore.


Codice rosso

Le tre donne ferite sono state trasportate in codice rosso al Policlinico Agostino Gemelli. Si tratta di una donna albanese di 67 anni, una moldava di 36 ed una bambina di 4 anni. Il conducente del furgone avrebbe perso il controllo del mezzo per cause in via di accertamento. Avrebbe riferito di aver avuto un malore. L'uomo è stato trasportato in codice giallo all'ospedale Aurelia Hospital, dove è stato sottoposto alle analisi sullo stato alcolemico e tossicologico. Sul posto gli agenti del XIII Gruppo Aurelio della polizia locale di Roma Capitale.


60 giorni di prognosi

Non sono in pericolo di vita la bambina di 4 anni, la sua mamma e la nonna, investite alla periferia nord-occidentale della capitale. A rimanere ferita più gravemente la nonna ricoverata al Policlinico Agostino Gemelli con una prognosi di 60 giorni. Intanto a Roma è tornata sotto la lente della procura l’emergenza “buche”, cioè le voragini che rendono le strade della Capitale trappole spesso mortali per automobilisti e centauri. Un problema endemico dovuto anche alla “mala gestio” dei fondi che i municipi hanno a disposizione derivanti dalle multe e contravvenzioni della polizia municipale. A piazzale Clodio in aprile è stato avviato un fascicolo di indagine, al momento senza indagati o ipotesi di reato. Il pm Antonia Giammaria ha disposto accertamenti su tutti i municipi per verificare come siano stati spesi i fondi destinati alla riparazione delle buche. Intanto alcune Regioni, attraverso campagne di sensibilizzazione, dicono no alla distrazione al volante e all’uso dello smartphone mentre si guida. Da diversi anni la Regione Emilia-Romagna ha messo in campo strategie per affrontare il tema degli incidenti stradali. Le campagne per la sicurezza stradale sono riconosciute come uno dei principali strumenti per favorire nei cittadini comportamenti sicuri e responsabili. La campagna di comunicazione svolta in collaborazione con polizia stradale, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco, Ufficio scolastico regionale e Anas, con lo slogan "Guida e basta" ha l’obiettivo di sensibilizzare gli utenti della strada a un comportamento più responsabile al volante.


Escalation di rischi

Nove morti al giorno sulle strade. Ci sono paradossi che si tramutano in vite umane spezzate e contraddizioni che spargono sangue innocente. E’ il caso della strage infinita che ha per teatro le nostre strade. “Nel 2010 l’Unione europea aveva fissato per l’Italia l’obiettivo di una riduzione del 50% degli incidenti mortali- spiega a In Terris la professoressa Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strada-. E invece gli ultimi dati del 2019 fotografano un peggioramento della situazione: +7% di morti rispetto allo scorso anno. E pensare che per il 2050 l’impegno che l’Italia ha preso con l’Europa è quello di azzerare questa strage avvolta dal silenzio”. Insomma invece di andare avanti, l’Italia va indietro.

 


Emergenza 

I numeri parlano chiaro e sono impressionanti. Cifre inequivocabili che compongono un mosaico insanguinato di vite tragicamente interrotte. L’80% degli incidenti è causato dalla disattenzione, da azioni come mandare un messaggio, che equivale a guidare al buio per 10 secondi, digitare un numero di telefono (7 secondi di buio) o addirittura farsi un selfie (14 secondi di buio), ovvero dai 300 ai 500 metri di strada percorsi bendati. "Quando siamo al volante siamo responsabili non solo della nostra vita ma anche di quella degli altri- afferma il presidente dell’Osservatorio regionale per la sicurezza stradale, Mauro Sorbi-. Non utilizzare lo smartphone mentre si guida è una scelta consapevole. Quando si parla di distrazione vanno poi considerate anche le cattive abitudini che contribuiscono a far diminuire l'educazione che tutti gli utenti della strada dovrebbero avere. In Emilia-Romagna si contano circa 16 mila sanzioni in un anno per comportamenti collegati a dimenticanze e distrazioni: dal mancato rispetto dei limiti di velocità e delle strisce pedonali, allo scarso uso delle cinture e dei seggiolini per i più piccoli, al telefono mentre si guida. In sintesi, spesso l'incidente non è una fatalità e si può prevenire". Sono in aumento, dunque, i morti sulle nostre strade causati dalla distrazione, dovuta all'invio di un sms o a un'occhiata ai social network. Una terribile abitudine che può essere fermata solo informando gli automobilisti sui rischi e le conseguenze di una guida distratta e spericolata.


Monitoraggio

La disattenzione è uno dei quattro killer principali sulle strade. Si sta modificando l’articolo 173 del Codice della strada che si occupa appunto di sanzionare l’utilizzo di device elettronici alla guida. Da più parti è stata chiesta la sospensione immediata della patente. Al piano di Viabilità Italia che individua le giornate da bollino nero si affiancano le misure messe a punto dall’Anas, presente sulle strade di competenza con 1.100 automezzi, 5.236 telecamere fisse, 1.004 pannelli a messaggio variabile e 2.500 addetti. Il monitoraggio 24 ore su 24 della rete stradale e l’assistenza per il pronto intervento vengono gestiti con 200 operatori impegnati tra la Sala situazioni nazionale e le 21 sale operative territoriali. L’attenzione è alta soprattutto sulle arterie maggiormente percorse, come l’A2, Autostrada del Mediterraneo, la Palermo-Catania e la Palermo-Mazara del Vallo in Sicilia, la Pontina che unisce la capitale al litorale laziale. i raccordi autostradali RA13 ed RA14 verso i valichi di confine, in Friuli Venezia Giulia, l’itinerario E45 (SS675 e SS3 bis) che interessa Umbria, Toscana, Emilia Romagna.


Condotte imprudenti

Come tutte le questioni complesse, non esistono spiegazioni o soluzioni facili, perciò occorre allargare l’inquadratura per contestualizzare le migliaia di morti sulle nostre strade. Se il 2018 aveva segnato un calo del 2% dei morti sulle strade italiane, il 2019 rischia di essere un’ annata nera, con un incremento del 7%. A tanto, infatti, ammonta l’aumento delle vittime, stando ai dati parziali dell’anno in corso. Il periodo degli esodi estivi è statisticamente sfavorevole alla sicurezza stradale. Il capo della Polizia, Franco Gabrielli e Giovanni Busacca, direttore del Servizio di Polizia Stradale e presidente di “Viabilità Italia” richiamano l’attenzione sulle morti stradali causate dall’uso improprio dei cellulari e su un possibile inasprimento delle pene: “Auspichiamo sanzioni molto severe per l’uso dei cellulari alla guida, ma anche che le sanzioni siano immediate, magari prevedendo che per sei o sette giorni non si guidi la macchina. L’efficacia e soprattutto l’immediatezza della sanzionepotrebbero aiutare un popolo che non sempre ha un rapporto ordinario con il rispetto delle regole. Serve la responsabilità, la consapevolezza e il rispetto di sè stessi e degli altri quando ci si mette al volante, perché quando vediamo dei padri che fanno delle dirette Facebook mentre sono alla guida, con i figli in macchina, qualche domanda ce la dobbiamo porre”.


Necessità di coordinamento

La mobilità è legata all’industria, al business petrolifero, al giro d’affari delle riparazioni automobilistiche: è una filiera economica con immensi interessi- sottolinea Giuseppa Cassaniti Mastrojeni-. Se non si raggiungono gli obiettivi europei non ci sono sanzioni. Sono obiettivi non vincolanti, eppure ci sono in ballo migliaia di vite-. Nel decennio 2011-2021 l’Italia si è è impegnata a ridurre i morti sulle strade del 50%. I sinistri fatali nel 200 erano ottomila, serviva un raggiungimento graduale dell’obiettivo del dimezzamento dei morti e invece siamo fermi su base decennale a una riduzione del 18%. Cioè appena un calo annuo del 2,8%. E nel 2019 la strage è addirittura in crescita. Le istituzioni hanno il dovere di risolvere problemi di cui noi portiamo il peso”. Qualcosa si è fatto (“obbligo delle cinture di sicurezza, del casco, patente a punti”), ma i prefetti, responsabili sul territorio dell’ordine pubblico” “devono coordinare enti locali, forze dell’ordine e gestori dei locali per scongiurare quel 30% degli incidenti mortali provocati dalla guida in stato di ebrezza o sotto effetto di droghe e psicofaramaci”.  C’è una direttiva del luglio 2019 volta a  fermare le stragi del sabato sera, però “gli interventi sono a macchia di leopardo e non c’è uniformità sul territorio”.


Ciò che non funziona

L’Italia deve ridurre del 50% le vittime sulle strade e invece finora, nella prima parte del  2019, sono aumentate del 7%. “Se l’Italia sfora i vincoli di bilancio, arrivano pesantissime sanzioni economiche ma se viola le intese sottoscritte a livello comunitario per fermare la strage sulle strade non accade nulla”, osserva Cassaniti Mastrojeni, ex dirigente scolastica, madre di Valeria, uccisa a 17 anni nel 1997 da un’auto lanciata a folle velocità in una via di Messina, mentre stava rientrando a casa insieme al fratello. Una giovanissima vita innocente, irresponsabilmente distrutta. Dal suo sacrificio, attraverso il privato sociale, sono scaturite proposte di legge, audizioni in commissioni parlamentari, partecipazione a consulte sulla sicurezza. “Di fatto la strage senza fine sulle strade è al di fuori del controllo politico- evidenzia la presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strada-. Purtroppo i governi non si pongono il problema. La prevenzione deve diventare prioritaria e invece sulla sicurezza stradale si continua a fare troppo poco. Garantire la vita delle persone deve essere il primo pensiero delle istituzioni”.

 

 

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