LUNEDÌ 17 GIUGNO 2019, 00:01, IN TERRIS


ROMA

Tor Sapienza, storie di ordinaria periferia

Capitale, zona est: fra degrado e sfiducia, la dimensione di quartiere del voto europeo

DAMIANO MATTANA
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Alcune zone del quartiere di Tor Sapienza
Alcune zone del quartiere di Tor Sapienza
C'

è un dato significativo che, sul territorio di Roma, ha contraddistinto le recenti elezioni europee, forse impensabile fino a un decennio fa. La periferia vota Lega, quella di Salvini, che trionfa là dove avrebbe sicuramente fallito il Carroccio di qualche lustro addietro. Un partito diverso da quello del nord, che fa presa nel malcontento di una fetta (larga) di territorio alle prese con problematiche annose che, come accadde alle comunali di tre anni fa al Partito democratico, vale il calo di consensi di chi, al momento, governa i Municipi limitrofi. Il V e VI in particolare, dove il Movimento 5 stelle prese le redini quasi per acclamazione. Premessa d'obbligo: tra il Municipio delle Torri e quello di Via Togliatti, si parla di 504.836 abitanti al 2016, fra quelli censiti. Due minicittà, per le quali va dato atto a chi regge il peso dell'istituzione di trovarsi di fronte a quelle problematiche che città di medie dimensioni contegono nel proprio catino. Detto questo, va da sé che proprio nelle periferie, in clima di campagne elettorali, si raccolga il bacino dei consensi, nei quartieri popolari dove il confronto con degrado e incuria è quotidiano, dove ci si guadagna la fiducia della gente con quelle promesse che, a ogni tornata elettorale e a prescindere dalle forze politiche, i cittadini sperano sempre di veder tramutate in qualcosa di realizzato. Non subito magari, ma perlomeno a medio termine. E, probabilmente, lo spera in cuor suo anche chi nella politica non ci crede più.


Le promesse

Inutile dire che, il più delle volte, il tutto resta nel novero delle promesse. Difficile stabilire se per complicazioni a livello amministrativo o se per una sorta di interminabile fase di stagnamento dei vari problemi i quali, di anno in anno (ma anche qualcosa in più), diventa calcificazione. Fatto sta che, a farci i conti, è chi il quartiere lo vive, costretto a un quotidiano confronto con tutti quei disagi che, in vario peso, vanno a influire sul tenore di vita di tutti i giorni. Discorsi non nuovi, per carità, ma, in tempi recenti, l'attenzione sulle periferie è salita in modo esponenziale, perlomeno per quanto riguarda le strategie elettorale: per quanto riguarda Roma, ad esempio, sulle zone al di qua del Raccordo si è giocata forse la partita più importante, se non altro in virtù di un cambiamento annunciato di riqualificazione territoriale e di valorizzazione del patrimonio storico-artistico i quali, nel nome del rilancio delle zone al margine del nucleo metropolitano di Roma, rappresentavano forse la promessa più carica di attese, e anche quella più impegnativa da un punto di vista pratico. Inevitabilmente, andando verso il fine mandato di un'amministrazione che aveva goduto di ampia fiducia da parte delle zone periferiche, si sia da tempo iniziato a tirare le somme di quanto è stato fatto e quanto ancora è rimasto da fare. A fare da bilancia, naturalmente, è l'umore dei cittadini, gli stessi che alle recenti elezioni europee hanno contribuito a declassare il M5s a terzo partito, dietro anche a quel Pd che, in molti municipi di periferia, era stato accantonato dagli indici di gradimento dopo anni di amministrazione.


Popolarità, quella di quartiere

ll Municipio V, in questo senso, rappresenta un caso emblematico, se non altro come prototipo di un concentrato di quartieri ben bilanciati fra ricchezze dei trascorsi popolari e le problematiche tipiche della periferia romana: da Torpignattara a La Rustica, radici, persone e problemi simili. Niente di strano che, proprio in questi quartieri, il sentimento di sfiducia si sia manifestato con più enfasi, spingendo i cittadini a cercare nuovamente altrove le proprie certezze. Analizzare la situazione di questo tratto di periferia romana significa trovarsi faccia a faccia con storie di vita vissuta, tra quartieri che conservano (o tentano di conservare) identità popolari e, al tempo stesso, si confrontano con i cambiamenti portati con sé dal tempo e che, in buona parte, ridisegnano l'assetto sociale. Il tutto, ovviamente, dovrebbe essere accompagnato gradualmente, tutelando quanto c'era per far posto a quanto viene (o verrà). Passaggio che, in molti casi, finisce sul terreno dello scontro, rendendo difficile l'adattamento alle nuove realtà sociali. Tor Sapienza è un caso limite: quartiere di non trascurabile dimensione, delimitato da due importanti consolari, forse quello più vicino alla definizione di "Roma Est", per posizione geografica e un po' per antonomasia. Un quartiere che vive, lotta e, come tanti di quest'area della Capitale, si confronta quotidianamente con condizioni di degrado.


Un caso limite

Noto per alcuni trascorsi finiti alla ribalta delle cronache (come le proteste di Via Morandi di cinque anni fa) o per la presenza del grande campo di Via Salviati (uno dei maggiori di Roma), Tor Sapienza in realtà è molto di più: un importante quartiere di snodo fra dentro e fuori Roma, che collega in linea retta le vie Collatina e Prenestina, delimitato da Viale Palmiro Togliatti e da Via di Tor Sapienza. Oggi come oggi, un quadrato di difficoltà visibili e meno visibili, uno di quelli più fiduciosi verso il nuovo corso amministrativo e che, in buona parte, si trova a fare i conti con le stesse problematiche di prima: "Qui oggi siamo più arrabbiati di prima - ha spiegato Roberto Torre, che il quartiere lo conosce bene, anche per le sue attività svolte attraverso il comitato che presiede -: incuria delle strade, discariche quante ne vuoi e la situazione di Via Salviati che non si risolve. Il calo dei consensi? Il M5s era il primo partito, oggi è il terzo. Questo dà la misura". Via Salviati il campo nomadi lo costeggia sul lato verso Via Collatina Vecchia (anche questa zona di accumulo abusivo di rifiuti), Via Sansoni invece collega con Via di Tor Sapienza. O meglio collegava: la strada infatti è chiusa, delimitata da barriere newjersey e, a oggi, una delle maggiori cause della congestione del traffico in direzione della piazza principale. "Sulla strada si era formata una specie di discarica, i rifiuti, anche quelli speciali, sono andati a fuoco e, dopo alcune grandinate, hanno dovuto chiuderla. Nonostante la riapertura, accompagnata da grande propaganda, un nuovo incendio ha costretto a richiudere e, da Natale, non è più stata riaperta. Durante le operazioni, naturalmente, dentro è stato trovato di tutto". Questo tratto di quartiere, negli anni, ha raggiunto una non cercata popolarità a causa della problematica dei roghi tossici: "Ora sono un po' di meno ma la situazione non è migliorata. Noi le segnalazioni le facciamo continuamente, la cittadinanza si muove per farsi ascoltare ma l'amministrazione con la cittadinanza non ci parla". Sensazioni di incuria che percorrono allo stesso modo gli spazi verdi, compreso quello attorno alla stazione, la cui crescita è regolata solo a fasi alterne. E pensare che, a detta dei cittadini, "sarebbe anche un bel posto per passeggiare" ma che "lasciato così in abbandono, nessuno lo frequenta". Situazione speculare nel Parco di Tor Sapienza, esteso sotto Viale Morandi e dove, addirittura, campeggia qualche materasso.


Qualcosa in più

Come detto, situazioni di degrado (peraltro solo una panoramica) pressoché quotidiano, che accompagnano la fase di crescita del quartiere (anzi, dei quartieri) e, non certo da qualche anno, lo caratterizzano. Resta il fatto che, di quinquennio in quinquennio, la periferia romana continua a restare una grande sfida, niente di più, se non per alcuni piccoli passi. Una realtà, la maggiore della Capitale, fatta di persone le quali, a ogni nuovo passaggio di testimone, all'amministrazione di turno conferiscono fiducia, sperando sia la volta buona per risollevare se stessi e il proprio territorio. Un discorso che, come ripetuto, in gran parte prescinde da questa o quella forza politica, anche perché il sunto finale è sempre la stesso: tornare a riflettere e pensare che, in fondo, servirebbe qualcosa di più di una semplice promessa. Quell'ora lì è finita da un pezzo.

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