Tevere, bonifica in corso: via i relitti dal fiume

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:27

Dieci metri di relitto sotto il fiume Tevere, scafo di cemento da rimuovere pezzo per pezzo, per raggiungere un duplice obiettivo: bonificare le acque del fiume capitolino e restituire alle acque il loro consueto flusso. Che poi è un obiettivo unico, visto che lo scorrere regolare della corrente resta la principale garanzia di un fiume sano. Lo ha ben chiaro la Capitaneria di Porto di Roma che, dopo aver rimosso cinque relitti nelle vicinanze della foce, risale la suddetta corrente per iniziare a togliere di mezzo i resti di una nave di dieci metri, capovolta a ridosso di Ponte Vittorio Emanuele II, sul lato che guarda il dirimpettaio Ponte Principe Amedeo. Subentrano tutt'altri fattori quando si tratta di ripulire il Tevere in senso stretto ma, certamente, l'imponente opera di rimozione delle carcasse di navi dall'alveo è un passo importante, proprio in virtù della necessità di restituire al corso d'acqua della Capitale la sua strategica funzione di navigabilità. In tutta sicurezza naturalmente, perché il relitto in cemento in corso di smantellamento costituiva un ostacolo importante e un potenziale fattore di rischio, oltre che una macchia sul volto di Roma, a due passi da uno dei suoi monumenti più importanti come Castel Sant'Angelo.

Relitto speciale

Sono iniziati nella mattinata del 10 ottobre i lavori sul relitto, ribaltato appena al di qua delle arcate di Ponte Vittorio e rientrante nella massiccia operazione di bonifica avviata a Fiumicino, portata avanti dalla Guardia Costiera di Roma con l'ausilio di ditte specializzate incaricate dalla Regione Lazio, al fine di garantire un intervento rapido e di standard elevati. Un'operazione che, peraltro, si differenzia dai precedenti recuperi in quanto diverso il materiale dello scafo: “Il relitto in fase di rimozione costituisce un cosiddetto rifiuto speciale poiché fatto di ferro e cemento – ha spiegato il Direttore marittimo del Lazio e comandante del Porto di Civitavecchia, Vincenzo Leone -. Le difficoltà, quindi, non si legano solo al recupero ma anche allo smaltimento. E' un impegno enorme che dobbiamo assolvere, con la speranza che l'educazione ambientale influisca, al netto di eventi eccezionali come la piena del 2012 che ha prodotto la gran parte dei relitti”.

Un impegno costante

Necessario, al fine di garantire la giusta attenzione e la corretta interazione di competenze, un coinvolgimento diretto da parte delle principali istituzioni interessate alla tutela e alla salvaguardia del fiume, oltre che del suo ecosistema. Un impegno assunto dalla stessa Guardia Costiera, promotrice di tavoli di lavoro e di incontri di sensibilizzazione con gli enti preposti, dai Comuni di Roma e Fiumicino fino alle specifiche Autorità competenti. In ballo non c'è solo il decoro urbano capitolino ma la salute stessa del fiume Tevere: “L'impatto ambientale di questi relitti – ha spiegato a In Terris il comandante Leone – è soprattutto legato all'ostacolo che costituiscono al regolare defluire delle acque, in quanto già sono state effettuate delle verifiche per valutare se all'interno ci fossero sostanze dannose. Oggi l'impatto più grave è costituito dall'intralcio alla navigazione e dal fatto che loro stessi possano diventare ambienti dove si possono creare condizioni d'inquinamento. Rimuoverli con attenzione e senza lasciare nulla è importantissimo per ridare al fiume, soprattutto da un punto di vista idraulico, la sua corretta capacità di far giungere le acque al mare. Far sì che quelle acque siano ancora più pulite per altri aspetti che determinano la salute di questo fiume, sarà anch'esso per noi un impegno“.

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