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STADIO DELLA ROMA

Terremoto in Campidoglio: arrestato De Vito

Il presidente dell'Assemblea capitolina accusato di corruzione. Di Maio lo caccia dal Movimento

FRANCESCO VOLPI
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Marcello De Vito
Marcello De Vito
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uovo terremoto nell'inchiesta sullo Stadio della Roma. Questa mattina il presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito (M5s), e altre tre persone sono state arrestate dai carabinieri.


L'accusa

A De Vito, candidato sindaco grillino nel 2013 e poi avversario di Virginia Raggi durante le ultime "comunarie" dei 5 Stelle, è stata notificata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. I militari hanno in seguito provveduto a perquisire la sua abitazione. Secondo gli inquirenti che indagano sulla vicenda avrebbe accettato utilità dall'imprenditore Luca Parnasi, promettendo in cambio di favorire il progetto per la costruzione dell'impianto sportivo nell'area di Tor di Valle.


Indagine

In arresto anche l'avvocato Camillo Mezzacapo, che sarebbe stato destinatario di incarichi professionali su segnalazione dello stesso De Vito. Arresti domiciliari, invece, per l'architetto Fortunato Pititto, legato al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto, e Gianluca Bardelli. Tra i reati ipotizzati dalla Procura c'è anche quello di traffico di influenze illecite nell'ambito delle procedure connesse alla costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e alla riqualificazione dell'area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense. Risultano, poi, indagati anche Pier Luigi e Claudio Toti, rispettivamente presidente e vicepresidente della holding di famiglia. I due imprenditori sarebbero coinvolti nella vicenda legata all'appalto per gli ex mercati generali di Roma, nella zona Ostiense, di interesse della società Lamaro, legata ai due fratelli. Nel registro degli indagati c'èanche il nome di Giuseppe Statuto, nella veste di amministratore della Lux Holding. Il suo coinvolgimento si riferisce all'appalto della vecchia Stazione Trastevere attraverso la società Ippolito Nievo che sarebbe a lui riconducibile.


L'ordinanza

Secondo il gip Paola Tomaselli tra De Vito e l'avvocato Mezzacapo sarebbe esistito "un vero e proprio sodalizio", che emergerebbe in modo chiaro dalle intercettazioni ambientali. Una fra tutte, quella del 4 febbraio scorso fatta dagli investigatori nello studio legale di Mezzacapo. I due - si legge nell'ordinanza - "discutono dell'attuale congiuntura politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti. Il legale afferma in maniera chiara che lui e De Vito devono sfruttare fino in fondo la situazione che si è venuta a creare con la nomina di De Vito a presidente del Consiglio di Roma Capitale: 'questa congiunzione astrale tra... tipo l'allineamento della cometa di Halley.. hai capito? Cioè è difficile che secondo me si riverifichi così noi... Marcè... dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me, cioè guarda... ci rimangono due anni". Per il gip, Mezzacapo avrebbe rappresentato all'esponente grillino "come la situazione debba essere sfruttata al massimo in ragione della rilevante circostanza che il suo potere di influenza e di intervento già consistente in virtù dell'incarico rivestito nonché della risalente appartenenza alla parte politica che ha espresso il sindaco di Roma Capitale, siano notevolmente amplificati per il fatto che il Movimento risulta essere non più solo al governo della città ma al governo del Paese. Orbene - ragiona ancora il gip - tale favorevole congiuntura astrale viene paragonata da Mezzacapo alla cometa di Halley presentando una serie di eventi difficilmente riproponibile e quindi un occasione da non perdere. Non solo vi è la determinazione a sfruttare il ruolo pubblico di De Vito per fini privatistici e per ottenere lauti guadagni con un atteggiamento e delle modalità assolutamente analoghe a quelle di una logica imprenditoriale ma vi è anche una sorta di autopromozione delle attività criminali che secondo gli interlocutori devono intensificarsi quanto più possibile in ragione dell'elevato valore commerciale che la funzione svolta da De Vito ha assunto in relazione alle responsabilità di governo che il Movimento 5 Stelle ha sia a livello comunale che nazionale".


Espulso

Immediata è arrivata la presa di posizione di Luigi Di Maio. "Marcello De Vito è fuori dal MoVimento 5 Stelle - ha scritto il vicepremier su Facebook -. Mi assumo io la responsabilità di questa decisione, come capo politico, e l’ho già comunicata ai probiviri. Quanto emerge in queste ore oltre ad essere grave è vergognoso, moralmente basso e rappresenta un insulto a ognuno di noi, a ogni portavoce del MoVimento nelle istituzioni, ad ogni attivista che si fa il mazzo ogni giorno per questo progetto".

Ma la polemica è inarrestabile. "Il Movimento 5 stelle - dice il deputato Pd, Michele Anzaldi - che ieri chiedeva in massa le dimissioni di Nicola Zingaretti per un'indagine dove viene accusato da una persona terza che finora non ha portato alcun riscontro alle sue accuse, ora per coerenza dovrà pretendere le dimissioni della sindaca Raggi e di tutta l'Amministrazione capitolina". Per la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, "colpisce il fatto che a essere coinvolto nella vicenda sia il presidente del Consiglio comunale di Roma del Movimento Cinque Stelle perché l'onestà è la grande dote di cui si vantavano i grillini. Ci hanno sempre detto che con loro non bisogna prendersela perché sono onesti, anche se spesso non sono capaci, non studiano, non sanno di cosa parlano e non sono competenti. Se anche l'onestà dovesse venire meno rimarrebbero veramente solo gli spettacoli di Beppe Grillo".

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