Stadio Olimpico, nei cantieri di Acea spuntano due sarcofagi di epoca romana

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:22

A pochi passi dallo Stadio Olimpico, in uno scavo di archeologia preventivo di un cantiere dell’Acea, sono tornati alla luce due sarcofagi romani: realizzati entrambi in marmo, uno decorato con un ricco bassorilievo. Sono le tombe di due ragazzi, probabilmente di una ricca famiglia romana, visti i materiali in cui sono scolpiti e le decorazioni incise. Ad annunciarlo è la Soprintendenza Speciale di Roma, che azzarda anche una datazione: “A una prima analisi potrebbero risalire al III – IV secolo d.C., ma la datazione potrà essere confermata solo dopo un approfondito esame”.

Lo scavo

I due sarcofagi si trovavano a circa 2,5 metri sotto il manto stradale, sulla pendice Nord-Ovest di Monte Mario, praticamente dietro la curva Nord dello Stadio Olimpico. Lo scavo, finalizzato alla messa in opera di tubazioni di sotto-servizi, è diretto dalla dottoressa Marina Piranomonte, assieme all’archeologa Alice Ceazzi, il restauratore Andrea Venier, l’antropologa Giordana Amicucci e il topografo Alessandro Del Brusco. Le due opere sono state rimosse e portate nei laboratori della Soprintendenza Speciale di Roma per essere studiate, analizzate e restaurate. In autunno potrebbero essere già divulgate nuove informazioni.

La Roma tardo-imperiale

Quella del III secolo d.C. è una Roma che vede raramente gli imperatori trascorrere le loro giornate sui sette colli a causa della grande crisi politica e militare. L’attività edilizia rallenta fino ad arrestarsi quasi del tutto. Inizia lentamente il declino della civiltà che per secoli aveva dominato il mondo. A questo periodo risale la costruzione delle mura aureliane, chiara testimonianza dei tempi, volute dall’imperatore Aureliano a partire dal 272: si temeva nuovamente per la sicurezza della città, segno di una consapevole debolezza militare. Le mura furono successivamente rialzate e rafforzate più volte fino a raggiungere l’attuale aspetto monumentale. Con la Tetrarchia si ebbe una ripresa dell’attività edilizia, con la costruzione delle terme di Diocleziano (le più grandi di sempre), della basilica e della grande villa di Massenzio sulla via Appia. L’incendio di Carino del 283, che aveva distrutto parte del centro cittadino, rese necessaria una ricostruzione, alacremente intrapresa, con i restauri al Foro di Cesare, alla Curia, al Tempio di Saturno, al teatro e ai portici di Pompeo. Forse risalgono a quegli anni i cataloghi Regionari, che contengono liste di edifici divisi per regione, dalla funzione non chiara, ma utilissimi per conoscere lo stato della città verso la fine del periodo antico.

Massenzio fu l’ultimo imperatore a scegliere la città come sua residenza e capitale, e fu lui ad iniziare una delle ultime stagioni edilizie imperiali: oltre alla già citata basilica, ricostruì il Tempio di Venere e Roma, innalzò una nuova villa imperiale, un circo e un sepolcro per la sua dinastia sulla Via Appia. Costantino I sconfisse Massenzio, impresa celebrata con la costruzione dell’arco di Costantino (315 o 325), completò la costruzione della basilica nei Fori e iniziò altri lavori come le Terme di Costantino, sul Quirinale. Alla sua epoca Roma, che continuava ad avere circa un milione di abitanti racchiusi in un perimetro di circa 20 chilometri, poteva contare su: 11 terme e 856 bagni privati, 37 porte, 29 grandi strade, centinaia di strade secondarie, 190 granai, 2 grandi mercati (macella), 254 mulini, 11 grandi piazze o fori, 1 152 fontane, 28 biblioteche, 2 circhi, 2 anfiteatri, 3 teatri, 2 naumachie, 10 basiliche e 36 archi di marmo. Presto però l’attenzione di Costantino si rivolse alla creazione di edifici cristiani e, soprattutto, decise di dedicarsi alla creazione di una nuova capitale monumentale, Costantinopoli.

A Roma si continuarono a innalzare monumenti e archi onorari per tutto il V secolo, come l’arco di Graziano e Valente, quello di Teodosio, di Arcadio, di Onorio e di Teodorico (405), dei quali oggi non resta però traccia. Tra il 402 e il 405 vennero rifatte le porte nelle mura aureliane con l’aggiunta di torri rotonde ancora oggi esistenti. Da questo momento in poi le autorità urbane si limitarono a una semplice conservazione e restauro degli edifici della Roma antica, i quali, svuotati ormai di gran parte delle loro funzioni, andarono incontro a un inesorabile declino, con molti di essi distrutti volontariamente per usarne i materiali per nuovi palazzi.

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