LUNEDÌ 28 NOVEMBRE 2016, 13:05, IN TERRIS

Qualità della vita: Roma precipita. Le cause di un'agonia Capitale

Il rapporto della Sapienza declassa la Città Eterna nella classifica delle migliori città italiane. L'Urbe alla ricerca di un'occasione di rilancio

REDAZIONE
Qualità della vita: Roma precipita. Le cause di un'agonia Capitale
Qualità della vita: Roma precipita. Le cause di un'agonia Capitale
Passano gli anni, si rinnovano le amministrazioni, cambiano le persone, ma Roma resta sempre la stessa. Anzi, peggiora. Impietosi e (purtroppo) poco contestabili, arrivano i dati raccolti dall'Università "La Sapienza" in merito alla qualità della vita delle città italiane. Mantova prima della classe, Trento e Belluno sul podio, e metropoli giù, molto giù: Milano al 56esimo posto, Torino al 70esimo, Napoli addirittura terzultima, in 108esima posizione. E Roma? Un disastro: basti pensare che, nel corso di un solo anno, sono ben 19 le posizioni perse dalla Capitale, che piomba dal 69° all'88° posto, in graduatoria. Colata a picco anche per quanto riguarda le voci ambiente (84esima), tenore di vita (103esima, a meno 9 posizioni rispetto al 2015) e servizi sanitari (decimo posto, rispetto all'ottavo di un anno fa).

Tutto sembra peggiorato, insomma. E questo non è che uno specchio freddamente numerico di una realtà troppo palese per poter anche solo pensare di intraprendere un dibattito campanilistico. Questo perché, a lamentarsi delle condizioni della città, sono in primo luogo i romani, coloro che vivono il traffico, i rifiuti lungo le strade e il disagio dei mezzi pubblici, per citare solo le problematiche maggiori. E allora, di chi è la colpa? Dell'amministrazione locale, di quella centrale o, magari, di una mancata sintonia fra le due?

Il paradosso, in fondo, è sempre stato questo. I disagi sociali e territoriali della Capitale, bene o male, sono sempre gli stessi, alcuni dei quali assurti ormai a livelli storici, e il gigantesco flipper istituzionale, in quanto tale, ha esclusivamente giocato di rimbalzo: destra o sinistra, infatti, il risultato non è mai pressoché cambiato, o almeno non così tanto da far gridare a qualche miglioramento. Il dato numerico, infatti, non è che la conferma statistica di quanto gli abitanti sanno già da tempo: a Roma c'è tanto da sistemare. Ma questo non avviene. E il perché non si sa. Non si è mai saputo, né prima né ora. E' così e basta.

Dal centro alle periferie, da nord a sud, non c'è quartiere o municipio che non lamenti le medesime problematiche, in particolare nelle aree più estreme, dove il disagio è decisamente più tangibile. Ma qualcosa di profondamente sconnesso, legato proprio al ruolo di capitale che la città riveste, in effetti c'è, ed è alla radice: può esistere, a livello governativo, un problema-Roma? Uno dei centri turistici più importanti del mondo, con un'offerta artistica e culturale tra le più varie e affascinanti, al netto dei tanti problemi inevitabili per una grande città, non dovrebbe rappresentare, forse, la migliore delle opportunità? Finora no, o almeno non tanto. Per questo la città scende, anche nell'offerta turistica, il suo settore migliore.

Di fatto, la Roma di oggi è peggio di quella di ieri: code chilometriche, scioperi dei mezzi, mancate riqualificazioni, commercio in crisi, criminalità in salita, contrasti interni tra istituzione e aziende. Non si chiedono miracoli ma, d'altronde, la tutela della propria capitale dovrebbe rappresentare un discorso implicito di qualsiasi governo, non solo italiano. Peraltro, considerando i quasi sei mesi ormai trascorsi dall'insediamento della nuova giunta, le prospettive di una svolta sono tutt'altro che vicine: "Quelli su Roma sono dati che abbiamo ereditato dal passato - ha commentato il sindaco Virgina Raggi -. Ci aspettiamo che il Governo stipuli un Patto per Roma, così come ha già fatto per Milano: i romani lo attendono". Il promesso cambio di passo sembra ancora lontano.

 
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