MARTEDÌ 05 SETTEMBRE 2017, 11:30, IN TERRIS

Pestato a morte all'Eur, chiesta la convalida del fermo per i 5 buttafuori. E la Questura chiude il locale

Il questore Marino mette i sigilli provvisori al locale per lo svolgimento delle indagini, avviate a seguito della morte del 50enne Giuseppe Galvagno

REDAZIONE
Pestato a morte all'Eur, chiesta la convalida del fermo per i 5 buttafuori. E la Questura chiude il locale
Pestato a morte all'Eur, chiesta la convalida del fermo per i 5 buttafuori. E la Questura chiude il locale
Novanta giorni di sigilli al "San Salvador", il locale dove lavoravano i cinque buttafuori sospettati di essere i responsabili della morte di Giuseppe Galvagno, il cinquantenne di origini catanesi picchiato a morte in Via dell'Oceano Atlantico, all'Eur, nella notte del 3 settembre scorso. Nonostante i tentativi da parte del proprietario del locale di convincere il questore della totale estraneità del locale in quanto accaduto, Guido Marino ne ha ugualmente predisposto la chiusura per favorire lo svolgimento delle indagini. Nel frattempo, resta in piedi l'ipotesi di reato di omicidio volontario per i cinque membri della secuirity, per i quali la Procura ha chiesto la convalida del fermo. I cinque, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbero pestato a morte Galvagno dopo averlo trascinato all'esterno del locale.

Il pestaggio di Galvagno


All'interno del disco-pub, il 50enne si sarebbe reso protagonista di un diverbio con un altro avventore, rivolgendo pesanti apprezzamenti nei confronti di una donna. Da qui la lite che, stando alle ultime ricostruzioni, lo avrebbe portato a essere cacciato con le prime lesioni già visibili sul volto. In Via dell'Oceano Atlantico, infine, Galvagno sarebbe stato raggiunto dai cinque buttafuori, il quali lo avrebbero malmenato fino a colpirlo fatalmente, presumibilmente con un calcio. L'uomo è stato ritrovato, ancora agonizzante, dalla sua fidanzata che, dopo aver chiamato i soccorsi, lo ha visto morire durante il trasporto all'ospedale "Sant'Eugenio".

Le testimonianze


Dopo la morte del 50enne, si sono susseguite le testimonianze di chi lo conosceva, offrendo visioni controverse della vittima tra chi parlava di un attaccabrighe e di un violento e chi, invece, lo ha descritto come una brava persona. Anche il proprietario del locale, già prima della chiusura provvisoria della sua attività, aveva riferito la sua versione alle Forze dell'ordine, affermando di non essersi reso conto nulla (in quanto impegnato con i clienti) e che i presunti responsabili non erano tutti volti conosciuti, in quanto non si trattava di suoi dipendenti ma di lavoratori di una società esterna.
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