Nella capitale il supermicroscopio anti-cancro

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Fare diagnosi precoce significa individuare un tumore in fase iniziale, quando ancora non si è diffuso in altri organi tramite metastasi. In genere è più semplice trattare un tumore nei primi stadi: gli interventi chirurgici possono essere più circoscritti e le terapie farmacologiche meno pesanti, con una conseguente migliore qualità della vita del paziente. Quindi, scoprire prima il cancro moltiplica le possibilità di guarirne.

Comparti cellulari

Arriva nel Lazio il microscopio a fluorescenza confocale di ultima generazione, uno strumento in grado di analizzare anche il “fenotipo” cioè “l'aspetto esteriore” del tumore per diagnosi e terapie sempre più precise. Lo strumento è stato inaugurato all'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire). “Lo strumento – spiega Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell'Istituto – facilita e favorisce la collaborazione tra ricercatori, patologi, oncologi e chirurghi. Infatti grazie alle informazioni che si ottengono dall'osservazione ad altissima risoluzione di cellule e tessuti tumorali pre-trattamento e post-trattamento è possibile ottenere classificazioni diagnostiche e prognostiche sempre più precise del paziente oncologico e terapie a bersaglio molecolare, immunomodulatori e radioterapia sempre più efficaci”. La cellula tumorale è organizzata in comparti cellulari la cui dimensione è di nanometri ed i livelli di segnale nei campioni biologici sono molto bassi, spiegano gli esperti dell'Ifo. Grazie al nuovo super microscopio sarà ora possibile osservare, con un elevata risoluzione, sensibilità e velocità tessuti biologici ottenuti direttamente da biopsie di pazienti, prima e dopo una terapia convenzionale o personalizzata. Si tratta, evidenzia Francesco Ripa di Meana, direttore generale Ifo, di una “piattaforma altamente innovativa che consente di potenziare e 'fondere' ricerca traslazionale e medicina di precisione”.

Scoperta precoce

La diagnosi precoce in oncologia può essere casuale, quando per esempio il tumore viene individuato grazie a un esame effettuato per altri motivi e non con lo scopo specifico di cercare un cancro. Più spesso la scoperta precoce di alcuni tra i tumori più diffusi, come seno, collo dell'utero, colon, avviene nell'ambito di un programma di screening di popolazione, osserva l’Airc, la fondazione per la ricerca sul cancro, secondo le indicazioni del Ministero della Salute, il Servizio sanitario nazionale fornisce gratuitamente accertamenti per la diagnosi precoce oncologica di alcuni tipi di tumore. Tumore del seno: mammografia ogni due anni per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni; tumore del collo dell'utero: il test HPV da eseguire ogni anno a partire dai 30 anni sta gradualmente sostituendo il Pap test, che è ancora raccomandato ogni tre anni per le donne più giovani; tumore del colon-retto: per uomini e donne ricerca del sangue occulto nelle feci ogni anno tra i 50 e i 75 anni; se il primo esame risulta positivo, si esegue una colonscopia; in caso di familiarità per questo tumore si consiglia una colonscopia ogni cinque anni dopo i 50 anni. Le modalità e l'adesione delle autorità sanitarie regionali a queste campagne di screening possono variare a seconda del territorio. La differenza tra prevenzione primaria e secondaria è proprio la diagnosi precoce che permette di individuare tumori molto piccoli e non ancora diffusi agli organi vicini, per cui l’esito delle cure in molti casi è migliore o addirittura risolutivo, ma il tumore è comunque già presente. Si parla in questo caso di prevenzione secondaria. Quando si parla invece di prevenzione primaria, si intendono una serie di comportamenti o terapie attuati allo scopo di evitare che il tumore si formi. Il concetto di diagnosi precoce si sovrappone in larga parte a quello di prevenzione secondaria, anche se ci sono sottili differenze, ma non deve essere confuso con quello di prevenzione primaria. Per il tumore del colon-retto, precisa l’Airc, la prevenzione primaria consiste fondamentalmente in una dieta ricca di fibre, frutta e verdura e povera di grassi, carni rosse e lavorate, insieme a un peso corporeo tenuto sotto controllo anche grazie all'esercizio fisico. La diagnosi precoce, prevenzione secondaria, si effettua con esami specifici, come la ricerca periodica di sangue occulto nelle feci o la rettosigmoidoscopia dopo i 50 anni, o anche prima in presenza di una storia familiare di cancro colon rettale o malattie che predispongono alla formazione di tumori intestinali, come per esempio le poliposi adenomatose ereditarie.

Rapidità di intervento

Lo screening con il Pap test, oggi sempre più spesso sostituito dal test Hpv, è stato un importantissimo mezzo di prevenzione secondaria, perché ha permesso di abbattere nei Paesi occidentali la mortalità per tumore della cervice uterina, tramite la diagnosi precoce sia del tumore stesso, sia delle lesioni precoci che predispongono a questa malattia. “Oggi abbiamo a disposizione uno strumento di prevenzione primaria, la vaccinazione anti Hpv, che previene l’infezione da parte dei ceppi virali responsabili dell’insorgenza del tumore”, sottolineano all’Airc. La diffusione degli screening per la diagnosi precoce ha permesso di migliorare notevolmente la sopravvivenza e di ridurre la mortalità per diversi tipi di cancro, soprattutto il tumore del seno, del colon-retto e del collo dell'utero. Purtroppo però questi risultati positivi non valgono per tutti i tipi di tumore. In alcuni casi ci si trova in presenza di un tumore che cresce e si diffonde con una rapidità tale che individuarlo nelle sue fasi più precoci non porta alcun vantaggio in termini di riduzione della mortalità per il paziente. È quanto accade, per esempio, in alcune forme di tumore polmonare a rapida metastatizzazione: individuarli precocemente non incide sulla mortalità. In altri casi invece, come per esempio in alcuni carcinomi prostatici, il tumore si sviluppa molto lentamente e inoltre gli strumenti di diagnosi precoce sono imprecisi. Per questa ragione le autorità sanitarie internazionali non raccomandano di sottoporre gli uomini sopra i 50 anni alla misurazione del Psa, antigene prostatico specifico, in assenza di sintomi.

Sintomi da monitorare

Diversi studi hanno dimostrato che l'aumento del Psa può indicare infiammazioni, infezioni, forme tumorali benigne o cancri che crescono talmente lentamente che è improbabile che si manifestino nella vita del paziente. Altri esperti sono comunque favorevoli allo screening di popolazione poiché la diagnosi precoce, anche di un tumore a crescita lenta, renderebbe possibili interventi più precisi e mirati. Quando si parla dell'efficacia della diagnosi precoce si fa spesso confusione tra aumento della sopravvivenza e riduzione della mortalità nella popolazione che aderisce allo screening. Di certo, precisa l’Airc, gli screening di diagnosi precoce hanno permesso di individuare un numero maggiore di tumori e di ridurre in genere l'età nella quale il tumore viene diagnosticato. Tuttavia a volte i tumori diagnosticati con diagnosi precoce, in fasce d’età escluse dagli screening, per esempio nelle persone più anziane, sono poco aggressivi e verosimilmente avrebbero causato pochi problemi ai pazienti anche se fossero stati diagnosticati successivamente. In altre parole, in certi casi può accadere che viene anticipata la diagnosi, ma la storia del tumore e dell’effetto sui pazienti non cambia molto: aumenta il numero di anni di vita dopo la diagnosi precoce di cancro (e questo è un aumento della sopravvivenza), ma non si vive più a lungo in termini assoluti (la mortalità rimane la stessa). In sintesi, diagnosticare la malattia ai primi stadi è fondamentale in alcuni tipi di tumore, ma non porta grossi vantaggi in caso di tumori a rapida crescita, che danno metastasi già nelle fasi iniziali, o in quelli a crescita lentissima, che in alcune categorie come gli anziani non fanno in tempo a essere realmente pericolosi. Resta il problema di distinguere i tumori a crescita lenta da quelli più aggressivi, una distinzione che la ricerca non è ancora in grado di fare per tutti i pazienti e i tipi di cancro. Fondamentale la diagnosi precoce delle recidive. Al termine dei cicli di trattamento prescritti dall’oncologo dopo l'individuazione del tumore è importante continuare a sottoporsi a periodici esami di controllo.

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