La Corte d'appello: “Fu Mafia capitale”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:30

Non più “Mafia capitale” era stato il ritornello usato subito dopo la sentenza del luglio 2017, quando i giudici della X sezione penale di Roma esclusero l'aggravante del metodo mafioso nella condanna contro il sodalizio criminale che per anni ha tenuto le fila di una parte della politica romana. Una decisione che oggi è stata ribaltata dalla Corte d'appello. I giudici, infatti, hanno riconosciuto l'articolo 416bis, decaduto alla lettura della sentenza di un anno fa, accorciando al contempo le pene per gli imputati. Particolrmente ampia la forbice per l'ex Nar Massimo Carminati che, dai 20 anni ricevuti in primo grado, scende a 14. Più lieve la riduzione per il “ras” delle cooperative Salvatore Buzzi, passato da 19 a 18 anni e 4 mesi.

Gli imputati

I giudici sono rimasti chiusi per diverse ore in camera di consiglio nell'aula bunker del carcere di Rebibbia, ritardando di alcuni minuti la lettura della sentenza, prevista alle 13, che ha scritto un nuovo capitolo del processo nato dall'inchiesta “Mondo di Mezzo“, che ha visto coinvolti l'ex Nar Massimo Carminati, il “ras” delle cooperative Salvatore Buzzi e altri 41 imputati. Fra questi l'ex gotha della classe dirigente capitolina: da Luca Gramazio (ex Pdl) a Franco Panzironi (ex presidente dell'Ama), passando per Mirko Coratti (Pd), Luca Odevaine, Andrea Tassone (ex mini sindaco di Ostia in quota Pd), Giordano Tredicine e tanti altri. “Non si tratta di stabilire se a Roma c'è o no la mafia – avevano fatto presente i magistrati alla vigilia della sentenza in appello -, ma se questa organizzazione criminale rientra nel 416 bis e se ha operato con il metodo mafioso. E il metodo consta di alcune modalità chiave: l'uso della violenza e dell'intimidazione, l'acquisizione di attività economiche e l'infiltrazione nella pubblica amministrazione”.

Le richieste

In primo luogo l'accusa aveva chiesto proprio di ribaltare la decisione del primo grado riconoscendo l'esistenza di una associazione a delinquere di stampo mafioso. Nel luglio del 2017 venne riconosciuta, invece, l'esistenza di due associazioni a delinquere “semplici” che avevano proprio in Carminati e Buzzi i punti di riferimento. Per l'ex Nar il pg ha chiesto una condanna a 26 anni e mezzo e per Buzzi ha sollecitato 25 anni e 9 mesi. In primo grado i due presunti capoclan furono condannati rispettivamente a 20 e a 19 anni.

“Nuova mafia”?

Secondo l'accusa negli anni il gruppo un tempo guidato dal solo Carminati sarebbe cresciuto, passando dalle semplici estorsioni al controllo di attività economiche, appalti e bandi pubblici. Dopo l'incontro con Buzzi, avvenuto nel 2011, ci sarebbe stato un'ulteriore salto di qualità, che avrebbe permesso all'organizzazione di condizionare politica e pubblica amministrazione. Ma, secondo il procuratore generale, nonostante la crescita il sodalizio non avrebbe mai abbandonato metodi violenti e intimidatori. Una “nuova mafia” che si sarebbe avvalsa dei mezzi di quella tradizionale. 

 

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