Il Lazio traina la mini-ripresa nazionale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:32

Un primato ormai consolidato che sfata vetusti e ormai irrealistici luoghi comuni di pari passo con il superamento di immotivati stereotipi sulla scarsa produttività di Roma. Cifre alla mano non è più attuale l'immagine di una capitale sonnecchiosa che sopravvive sull'indotto dei ministeri e dei pellegrinaggi. Roma trascina il Lazio che si conferma la prima regione in Italia nel saldo tra nuove imprese e cessazioni. Alberto Sordi, simbolo della romanità, nei suoi ultimi anni diceva che non riconosceva più i suoi concittadini perché ormai per strada avevano un passo più veloce dei notoriamente zelanti milanesi. Insomma, niente più bassa produttività indotto dal ponentino e dall'effetto anestetizzante di una grande bellezza un tempo più da contemplare che da mettere a frutto per far correre l'economia. del I dati dei più autorevoli osservatori economici sembrano dare ragione di questa metamorfosi antropologica del tessuto produttivo capitolino e laziale. A inizio 2019 c’è stato un rimbalzo dell’export: la regione ha segnato un +21% nel primo trimestre 2019, contro un +2% della media nazionale. Anche nel 2018 l’economia del Lazio è cresciuta, secondo l’analisi contenuta nel consueto rapporto annuale sul Lazio (riferito allo scorso) di Banca d’Italia, riportato dal Sole 24 Ore.

Boom del turismo

Un trend, ormai in corso dal 2012 (ad eccezione del 2016), che ha portato il Pil pro capite a ridurre la sua distanza dal resto dell’Italia: se prima della crisi era superiore alla media del 24%, nel 2018 il gap si è assottigliato al 16%. Il Pil della regione ha segnato un +0,3% del Pil. Secondo le stime Prometeia il valore aggiunto è cresciuto dello 0,3%. Per l’industria in senso stretto l’aumento è stato dello 0,7%. Secondo l’indagine Bankitalia le imprese dell’industria con fatturato in crescita sono circa il 60% del totale. L’occupazione nella regione è salita di 4mila unità. Sono aumentati gli occupati nel settore industriale (+3,2%) e i lavoratori più anziani, con almeno 45 anni di età, ancora per effetto delle riforme pensionistiche che hanno allungato la vita lavorativa. L’industria laziale ha registrato un aumento delle aziende con una crescita (quasi il 55% rispetto al 50% del 2017, al di sopra della media nazionale). “Una nota particolarmente positiva è la ripresa degli appalti, che in prospettiva potrebbe rilanciare gli investimenti”, afferma Luigi Mariani, direttore della sede di Roma di Banca d’Italia. “Non si arresta nel Lazio l'aumento del turismo con un +2,9% di presenza nel 2018 e una spesa del 6,9%”, evidenzia il quotidiano della Confindustria.

Saldo record

Nel Lazio, al 30 settembre 2019, sono registrate 661.794 imprese. “I nuovi dati di Movimprese confermano la forte vivacità imprenditoriale del Lazio, che si conferma come prima regione nel saldo fra le imprese nate e quelle che hanno cessato l’attività: +2.279 nel terzo trimestre 2019. A fronte di un peso del 10,8% sullo stock di imprese esistenti in Italia, il Lazio ha contribuito per il 16,5% al saldo positivo fra nuove iscrizioni e cessazioni”, osserva Lorenzo Tagliavanti, presidente di Unioncamere Lazio, commentando il nuovo Rapporto di Movimprese sulla natalità e mortalità delle imprese italiane. Secondo il Rapporto, le imprese registrate presso le Camere di Commercio del Lazio sono salite, nel terzo trimestre 2019, a 661.794 unità. Il tasso di crescita è stato dello 0,35%, superiore al dato nazionale, pari allo 0,23%. I differenziali sono stati ancora maggiori per le imprese artigiane, per le quali si rileva un tasso di crescita dello 0,45% contro lo 0,1% nazionale. “Le cifre riguardanti la ripresa dell’artigianato, che per la prima volta da sette anni si registra anche a livello nazionale, sono incoraggianti, anche se – avverte il presidente di Unioncamere Lazio –. Continuano a manifestarsi segnali di difficoltà per la nostra economia, soprattutto per le piccole e piccolissime imprese; segno che la crisi non è ancora superata e questo ci deve indurre a non abbassare la guardia. Nel complesso, possiamo comunque guardare al futuro con un pizzico di ottimismo in più”.

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