Favorivano l'immigrazione clandestina: dieci arrestati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:08

Sono dieci gli arresti e tre gli obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a Roma, eseguiti oggi dalla Guardia di Finanza su richiesta della procura della Repubblica, che coinvolgono alcuni dipendenti dell'Anagrafe capitolina. Le misure di custodia cautelare riguardano in tutto 13 persone, tra cui quattro in carcere, sei ai domiciliari e tre obblighi di presentazione. L’operazione è il risultato di un’indagine del Nucleo speciale Polizia valutaria delle Fiamme gialle che ha individuato un gruppo i cui componenti, nove persone originarie del Bangladesh, tre dipendenti pubblici della Capitale e altri due italiani, sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione, falso e favoreggiamento dell’immigrazione tramite la falsificazione di documenti, di certificati di residenza e di contratti d’affitto pagati in contanti o con ricariche di carte postepay.

La banda

Nell'organizzazione ognuno aveva il proprio compito. I bengalesi si occupavano di trovare, spesso tra i connazionali, chi avesse bisogno del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno. Individuata la persona bisognosa, facendosi pagare tra gli 80 e gli 800 euro in base al tipo di operazione, s’incaricavano di sbrigare le pratiche amministrative rivolgendosi ai dipendenti comunali compiacenti, si presentavano agli appuntamenti agli uffici dei servizi demografici e ritiravano i certificati di residenza. Uno di loro, titolare di un’agenzia di assistenza fiscale, si occupava delle partite Iva e di rilasciare dichiarazioni fiscali fittizie.

Prenotazioni in bianco e falsi affitti

Le “tariffe” dei tre indagati del personale dell’Anagrafe capitolina coinvolto oscillavano invece tra i 50 e i 100 euro per emettere false dichiarazioni di residenza o prendere prenotazioni in bianco, da utilizzare in qualsiasi momento, anche in casi non urgenti. Uno dei tre dipendenti avrebbe continuato l’attività corruttiva anche dopo essere stato spostato ad un altro incarico, tenendosi in contatto tramite Whatsapp e con incontri nei bar. Nonostante l'età, in questa vicenda è implicata una persona novantenne insieme a un uomo di quasi mezza età, entrambi proprietari di immobili a Tor de’ Schiavi e Casal Monastero. Spettava a loro sottoscrivere contratti d’affitto o di comodato d’uso a persone che in realtà non sarebbero mai andate ad abitare in quelle case.

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