LUNEDÌ 17 APRILE 2017, 000:08, IN TERRIS

"Da Caravaggio a Bernini", alle Scuderie del Quirinale i capolavori dei Reali di Spagna

Una viaggio nel tempo alla scoperta dei legami storici e artistici tra gli artisti italiani e la corte spagnola

LAURA BOAZZELLI
"Da Caravaggio a Bernini", alle Scuderie del Quirinale i capolavori dei Reali di Spagna
"Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna", è la nuova mostra, curata da Gonzalo Redín Michaus, allestita presso il complesso delle Scuderie del Quirinale. Inaugurata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’esposizione, che resterà aperta fino al 30 luglio, incluse Pasqua e Pasquetta, è una co-organizzazione italo-spagnola e presenta per la prima volta, in Italia, le opere di Patrimonio Nacional, l'istituzione pubblica che tutela e valorizza il patrimonio artistico nella disponibilità della Corona.

I legami tra Spagna e Italia


Attraverso una straordinaria selezione di capolavori artistici, la mostra riflette gli strettissimi legami politici e culturali intercorsi tra i due Paesi nel XVII secolo, periodo in cui il collezionismo spagnolo di arte italiana rilancia la tradizione iniziata nel Cinquecento con Carlo V. Attraverso l’intermediazione di alti dignitari e il collezionismo diretto di Ambasciatori e Viceré, l’importazione di opere italiane in Spagna e il loro graduale confluire nelle Collezioni Reali contribuisce a generare la nascita di un gusto e di una scuola nazionale che con Diego Velázquez conquisterà vette assolute della Storia dell’Arte europea. In questo assetto, le figure di Caravaggio e di Bernini rappresentano i cardini su cui si sviluppano rispettivamente la prima e la seconda metà del secolo, tra Naturalismo, Classicismo e Barocco.

Il genio di Caravaggio


Simbolo di questo scambio, sono due tra i capolavori in mostra: la "Salomè" con la testa del Battista di Caravaggio (Madrid, Palacio Real), di cui il recente restauro ha rivelato l’eccezionale qualità pittorica, e "La tunica di Giuseppe" di Diego Velázquez, dall’Escorial. Quest’ultima è una tela di grandi dimensioni realizzata dall’artista subito dopo il suo primo viaggio in Italia, tra il 1629 e il 1630, e dimostra le influenze ricevute dall’incontro con l’arte classica e la pittura italiana moderna: è uno dei massimi raggiungimenti della sua produzione, mentre il trionfo come ritrattista alla corte pontificia avverrà durante il suo secondo viaggio italiano, tra il 1649-1650.

Non solo quadri


Moltissime altre opere, come il Crocifisso del Bernini (proveniente dal Monastero di San Lorenzo dell’Escorial e raramente accessibile al pubblico), sono state commissionate o acquistate dai mandatari del re. Altre ancora sono state comprate dai rappresentanti della monarchia spagnola in Italia, alla morte dei quali sono andate ad accrescere le collezioni reali: è questo il caso della 'Salomè' di Caravaggio. In altri casi, le opere in mostra costituirono i doni diplomatici da parte di principi e governatori della Penisola al fine di ingraziarsi protezione e favori: è questo il caso di due tra i dipinti più spettacolari in mostra, "Lot e le figlie" di Guercino e 'La conversione di Saulo' di Guido Reni, donati a Filippo IV dal principe Ludovisi per garantire la protezione spagnola sul minuscolo Stato di Piombino.

Una corte amante dell'arte italiana


Un altro riflesso di questo interesse è l’invito a lavorare a corte rivolto ai maestri italiani, come è avvenuto a Luca Giordano, attivo in Spagna per ben dieci anni. Viceversa, lo spagnolo José de Ribera giunge a Roma nel 1606 e trascorre la maggior parte della sua vita a Napoli; Ribera è presente in mostra con cinque capolavori tra cui il celebre e magnifico "Giacobbe e il gregge di Labano". Nel 1819 il re Ferdinando VII istituisce il Museo Real – in seguito Museo del Prado– dove sono state raccolte opere provenienti per la maggior parte dalle Collezioni Reali. Le opere che non sono state trasferite nel museo, sono rimaste nelle residenze a disposizione dei monarchi, i cosiddetti Reales Sitios. Nel 1865 la regina Isabella II rinuncia alla proprietà personale dei beni ereditati dai propri antenati e ne cede la gestione allo Stato, ponendo le basi di quello che oggi è Patrimonio Nacional: è da questo straordinario fondo collezionistico, tutt’oggi sottoposto alla sua tutela, che i capolavori oggi presentati a Roma sono stati selezionati sulla base del loro eccezionale valore artistico e storico. Il progetto è sostenuto dal Gruppo Abertis.
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