Compromesso salva-Roma e salva-comuni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:36

Il decreto crescita incassa la fiducia anche dall'Aula del Senato e diventa legge. Il provvedimento, contenente misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi, aveva ottenuto, venerdì 21 giugno, il primo via libera dalla Camera dove, ai 50 articoli iniziali se ne erano aggiunti altri 60, che lo hanno trasformato in un vero e proprio decreto omnibus, riferisce l’Agi. La norma inserita nel “decreto crescita” che trasferisce allo Stato il debito arretrato del Comune di Roma ha aperto un nuovo fronte incendiario nella polemica politica. In pratica, si dice, i Cinque Stelle al governo danno una mano alla traballante giunta Raggi caricando sulle spalle dello Stato, cioè di tutti gli italiani, i 12 miliardi del vecchio debito della capitale. Nel 2004, durante la prima giunta Veltroni, il Campidoglio, ricostruisce Il Sole 24 Ore, collocò sul mercato il maxi-bond comunale “City of Rome”, da 1,4 miliardi di euro con restituzione integrale alla scadenza (bullet) il 27 gennaio 2048. Ma 15 anni fa era un altro mondo, i tassi erano decisamente più alti e il bond paga un interesse del 5,345%, che a fine corsa fa salire fino a 3,6 miliardi il prestito iniziale da 1,4. Non proprio un affare, soprattutto visto con gli occhi di oggi.

Rinegoziazione dei mutui

Arriva il compromesso su Roma. Parte del debito storico della Capitale passerà a carico dello Stato ma i risparmi derivanti dalla rinegoziazione dei mutui dell' amministrazione capitolina saranno utilizzati per andare incontro alle esigenze degli altri Comuni capoluogo in dissesto. La proposta di modifica chiede al Campidoglio di “promuovere le iniziative necessarie per l'adesione dei possessori delle obbligazioni City of Rome” per 1,4 miliardi, in scadenza il 21 gennaio 2048, all'accollo del prestito obbligazionario da parte dello Stato. Stato che, in caso di adesione, si assumerà gli oneri derivanti dal pagamento degli interessi e del capitale del prestito. Per sostenere tali oneri è istituito un fondo con una dotazione di 74,83 milioni all'anno, per ciascuno degli anni dal 2020 al 2048. Arriva anche un fondo ad hoc “per il concorso al pagamento del debito dei Comuni capoluogo delle città metropolitane” alimentato con i minori esborsi derivanti dalle operazioni di rinegoziazione dei mutui in essere con istituti di credito di competenza della gestione commissariale.

I presupposti giuridici

Previste norme ad hoc per Alessandria, Catania e i Comuni della provincia di Campobasso. Ed è questa la parte del debito finanziario girata allo Stato, come mostra il comma 2 della nuova norma che chiede al Campidoglio di “promuovere le iniziative necessarie per l'adesione dei possessori delle obbligazioni City of Rome all'accollo del prestito obbligazionario da parte dello Stato”. Stato che in caso di adesione “si assumerà gli oneri” del prestito: oneri che valgono 74,83 milioni all'anno, coperti tagliando l'autorizzazione di spesa per gli aiuti al commissario (comma 4). Insomma, l'impatto complessivo dell'operazione in termini di debito pubblico è pari a zero. E ci mancherebbe altro: visto che questi arretrati romani sono a carico di tutti già da nove anni. E l’addizionale Irpef? Con la chiusura della gestione commissariale, prevista nel 2021, mancheranno i presupposti giuridici per far pagare ai residenti di Roma un’Irpef locale più alta del tetto massimo dell’8 per mille. Ma ad aiutare la quadratura dei conti c’è anche il fatto che una parte non piccola dei debiti commerciali ancora nei libri del commissario sono solo potenziali. Uno dei tre miliardi che compongono la lista riguarda vecchi espropri, spesso risalenti agli anni 60-70, in cui il creditore non è nemmeno stato rintracciato. Perché nello storico caos contabile romano capita anche questo: debiti senza creditore, sottolinea “il Sole 24 Ore”. Potenziale è anche una quota dei 600 milioni alla voce “contenziosi”: battaglie di carte bollata anch’esse risalenti nel tempo, e che possono non sfociare in obblighi di pagamento. Il ritorno all’Irpef “normale”, in ogni caso, è in calendario a fine 2021.

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