Bruciato il container di Najo Adzovic: “E' una ritorsione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:13

UUn container occupato da Najo Adzovic, ex mediatore (delegato dal sindaco Alemanno) nei rapporti fra comunità rom e Roma Capitale, è stato divorato dalle fiamme nelle prime ore del mattino nel campo rom di Via di Salone, costringendo i Vigili del fuoco a un lavoro straordinario per circoscrivere il rogo e impedirne l'estensione alle altre abitazioni. All'interno di quel container si sarebbe trovato il figlio dell'ex delegato, “salvo per miracolo” secondo quanto affermato dall'uomo. Una scena drammatica, quella avvenuta nel campo (fra i più grandi di Roma), che ha ricordato da vicino quanto accadde nel maggio scorso in Viale della Primavera, a Centocelle, quando un incendio doloso appiccato a un camper portò alla tragedia della famiglia Halilovic, nella quale restarono uccise tre giovanissime sorelle di etnia rom.

La denuncia di Adzovic

Un incendio che, per Adzovic, è di natura dolosa e attribuibile ad alcuni individui appartenenti a “un clan che fa combutta con la criminalità organizzata romana”. L'uomo ha raccontato ai cronisti che tali soggetti avevano già in passato tentato di estromettere lui e la sua famiglia da Salone: “Chiedono sempre il pizzo, e noi non ci siamo mai abbassati di fronte a questi mafiosi”. I due moduli abitativi coinvolti sono letteralmente andati in fumo con il figlio ventenne dell'assegnatario che sarebbe riuscito a mettersi in salvo appena in tempo, una volta notati i primi segnali del fuoco. Nei mesi scorsi, ha spiegato Adzovic, erano state avanzate da parte sua diverse denunce su presunte infiltrazioni della criminalità organizzata all'interno della baraccopoli di Roma Est: “Per questa battaglia che porto avanti da anni, diverse volte sono stato minacciato da esponenti mafiosi. La situazione è molto grave e precaria”.

Il campo di Salone

Gli inquirenti sono ora al lavoro per stabilire l'esatta dinamica dell'accaduto. Adzovic si è detto sicuro che quanto accaduto sia una ritorsione nei suoi confronti: “Sono stato per 15 anni rappresentante della comunità rom, per il mio impegno a diffondere nei nostri ragazzi la cultura della legalità, denunciando le attività criminose che accadono… E questo clan ha sempre cercato di togliermi di mezzo”. Il campo di Salone, nei giorni scorsi, era stato oggetto di un blitz dei Carabinieri che aveva portato all'arresto di 9 persone, accusati di spaccio di stupefacenti e di allacci abusivi alla rete elettrica. Un'operazione organizzata a seguito dell'arresto di Mario Seferovic e di un suo complice, indicati come presunti colpevoli di uno stupro avvenuto nel mese di maggio. 

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