DOMENICA 19 GIUGNO 2016, 000:22, IN TERRIS

VESCOVI EUROPEI PER LA PACE

Presentato un documento della Comece, la Commissione dell’Episcopato nell’Unione Europea

MIRIAM MARTINEZ
VESCOVI EUROPEI PER LA PACE
VESCOVI EUROPEI PER LA PACE
Promuovere la pace nel mondo, vocazione dell’Europa”, è il titolo del documento che i Vescovi europei, della Comece, la Commissione della Conferenza Episcopale dell’Unione Europea, hanno presentato giovedi 16 giugno nella sede di Square de Meeûs, a Bruxelles come contributo all’elaborazione di un piano di sicurezza, che il Consiglio Europeo ha affidato all’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini. La prima discussione nel Consiglio europeo sulla Strategia di Sicurezza globale dovrebbe tenersi a fine mese.

In un testo di circa 40 pagine, frutto del lavoro di un gruppo di esperti anche laici, i Vescovi hanno formulato ventidue “raccomandazioni”. L’Unione Europea è un “progetto di pace” – si legge –, e dunque, bisogna costruire un’Europa “più consapevole della propria vocazione e del proprio ruolo nel mondo”.

Il primo compito di un’autentica politica di pace europea deve consistere nella promozione della pace preventiva e nella trasformazione dei conflitti violenti con gli strumenti della giustizia, senza trascurare la dimensione del progetto di integrazione europea in materia di sicurezza e di difesa comuni, parallelamente agli sforzi da compiere per creare le condizioni di un disarmo anche nucleare in Europa e nel mondo”, scrivono i Vescovi europei. “Se l’Europa vuole essere all’altezza della sua vocazione”, deve “rafforzare i legami tra strumenti di politica interna ed estera”, ma anche “impegnarsi per una riforma del sistema delle Nazioni Unite”, nel senso del “rafforzamento della rappresentazione regionale” e in modo che la composizione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu “rifletta le nuove realtà mondiali e non sia dominata dagli interessi particolari degli Stati”.

Prevenzione, Giustizia, Sicurezza, sono i tre pilastri su cui deve fondarsi la politica europea. Nella prevenzione rientra il “consolidamento della pace”, con “un’azione ambiziosa di grande vigore” per “trasformare i germi di un conflitto potenzialmente violento in maniera sostenibile, evitando nel lungo periodo il ricorso alla forza”. I pericoli che l’UE si trova ad affrontare – dicono i pastori  – sono:  le instabilità regionali, l’intenso flusso migratorio, la povertà, la minaccia del terrorismo fondamentalista. Soprattutto per un’azione di prevenzione dai rischi del terrorismo, occorre intervenire nel “tagliare i flussi finanziari internazionali destinati a fini terroristici”, migliorando l’informazione e la cooperazione tra i 28 Stati membri e con i Paesi alleati dell’area euro-mediterranea, affrontando alla radice le cause d’instabilità sociale, politica e religiosa.

“Ogni aspetto di una crisi deve essere tenuto in conto, perché essa è sempre globalmente interconnessa”, dichiarano i Vescovi. Quindi, “sviluppo umano, socio-economico e ambientale devono essere promossi in quanto vettori indispensabili della pace”. Tra le proposte concrete: lo studio di nuovi sistemi e strumenti di scambio e di commercio improntati ai valori di equità, solidarietà ed eticità, l’adozione di regole comuni efficaci e vincolanti nella lotta alla corruzione,  alla frode e all’evasione fiscale, una gestione comune delle risorse energetiche, che regolamenti l’estrazione, la distribuzione e il commercio secondo il principio del bene generale.

In questa prospettiva di pace e di solidarietà, i prelati si esprimono a favore di un “approfondimento della dimensione della difesa e della sicurezza comuni del progetto europeo”, lasciando aperta “la possibilità di un raggruppamento più efficace delle capacità di difesa europee”, e cioè, della costituzione di un sistema unico di difesa, con “un’integrazione rafforzata dell’industria europea per la difesa”, nel rispetto del diritto internazionale e delle sue istituzioni, “senza alimentare una dinamica dell’armamento in Europa e nel mondo”. Quindi, l’invito a “regole più efficaci e coerenti per il controllo delle esportazioni di armi” e per la tecnologia della difesa.
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