MERCOLEDÌ 23 NOVEMBRE 2016, 000:33, IN TERRIS

Vescovi del Rwanda: “Chiediamo perdono per il genocidio”

Il documento è stato scritto in kinyarwanda e letto in tutte le parrocchie del Paese africano

MILENA CASTIGLI
Vescovi del Rwanda: “Chiediamo perdono per il genocidio”
Vescovi del Rwanda: “Chiediamo perdono per il genocidio”
"Non si può parlare di Misericordia in Rwanda senza parlare di genocidio". E' l'appello di Sua Ecc. Mons. Philippe Rukamba, Vescovo di Butare e Presidente della Conferenza Episcopale del Rwanda, per la fine del Giubileo Straordinario. “Abbiamo letto alla fine dell’Anno della Misericordia una lettera pastorale che è stata firmata da tutti i Vescovi per chiedere perdono di tutti i peccati commessi nel genocidio del 1994 da parte dei cristiani cattolici, così come di altri peccati commessi successivamente”. La lettera pastorale è stata letta domenica scorsa in tutte le parrocchie del Rwanda.

Il documento è stato scritto in kinyarwanda e la Conferenza Episcopale sta ora curando la traduzione ufficiale in francese e in inglese, le altre due lingue ufficiali del Paese africano. “La lettera è divisa in 14 punti – ha spiegato il Presidente della Conferenza Episcopale -. Nella prima parte ringraziamo Dio per tutto quello che ci ha donato, la vita, i figli, la cultura, la Chiesa che ha più di 100 anni. Nella seconda parte chiediamo perdono per il genocidio come individui, perché non è la Chiesa in quanto tale che ha commesso questi crimini, ma sono i suoi figli che hanno peccato. Si condanna anche l’ideologia del genocidio che è stato un elemento importante nel scatenare la tragedia che ha comportato la distruzione di così tante vite e del tessuto sociale del nostro Paese” conclude Mons. Rukamba.

Tra il 6 aprile e il mese di luglio del 1994 ebbe luogo quello che viene chiamato il "Genocidio del Rwanda", quando venne massacrato sistematicamente (a colpi di armi da fuoco, machete pangas e bastoni chiodati) un milione di persone prevalentemente di etnia Tutsi, una minoranza corrispondente a circa il 20 % della popolazione, per motivi razziali legati ai possedimenti terrieri.
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