LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2019, 03:00, IN TERRIS

VIAGGIO PAPALE

Verso l'Est con il Vangelo in mano

Martedì Francesco parte per l'Asia: un viaggio che lo vedrà incontrare fedeli, leader politici e religiosi

GIACOMO GALEAZZI
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Papa Francesco durante il suo viaggio in Corea del Sud nel 2014
Papa Francesco durante il suo viaggio in Corea del Sud nel 2014
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rancesco incontrerà tra gli altri, il premier thailandese e il patriarca supremo dei buddhisti (giovedì) e i leader delle altre religioni (venerdì); sabato trasferimento in Giappone, domenica visita a Hiroshima e Nagasaki. Per questa occasione La Civiltà Cattolica ha preparato un nuovo volume della collana monografica digitale "Accènti" per avvicinarsi e conoscere meglio il Paese dell’Estremo Oriente. “Ci sono due voci esemplari della tensione vitale - spiega la rivista dei Gesuiti - tra cultura giapponese e cristianesimo, un rapporto contrastato, aperto e affascinante, che accompagna la storia della Chiesa, e in particolare quella della Compagnia di Gesù. La prima voce è quella di Francesco Saverio, compagno di Sant’Ignazio di Loyola che, in una lettera, esprimeva così le sue prime impressioni riguardo al popolo giapponese: “La gente con cui abbiamo conversato finora è la migliore che abbiamo mai incontrato”.


La vocazione missionaria

“L’altra voce, eroica e tragica insieme, è quella dei primi missionari e dei primi cattolici in Giappone, incisa ad esempio su carta nelle parole del romanzo di Shusaku Endo, Silenzio, di recente portato al cinema da Martin Scorsese con il suo Silence. Eppure, c’è sempre un senso di positiva alterità che va ancora e di nuovo ascoltata, integrata”, annotano ancora i gesuiti. Nella guida digitale anche un inedito a firma di padre Renzo De Luca, argentino, superiore provinciale dei Gesuiti in Giappone, dove vive sin dal 1985. “Il Papa pronuncerà una ventina di discorsi, in spagnolo - riferisce l’Ansa -. A fargli da interprete due persone di “famiglia”: in Thailandia sarà la cugina, la suora salesiana Ana Rosa Sivori, da oltre cinquant'anni missionaria nel nord del Paese; e in Giappone il provinciale dei Gesuiti, padre Renzo de Luca, inviato da giovane prete nella terra del Sol Levante proprio da Bergoglio quando era a sua volta provinciale in Argentina”. È la seconda volta che questi due Paesi accolgono un Papa. “Prima di Francesco erano stati visitati da Giovanni Paolo II negli anni '80 - evidenzia l’Ansa -. Gli incontri con le autorità ma anche con i giovani, le occasioni di scambio con i buddisti e gli scintoisti, il ricordo di alcune grandi tragedie, come la devastazione della bomba atomica ad Hiroshima saranno tra gli appuntamenti principali di questa settimana densa di appuntamenti. Ma in primo piano potrebbero anche esserci parole per le tensioni più attuali che interessano il grande continente asiatico. Durante il volo dalla Thailandia al Giappone Papa Francesco invierà tre diversi telegrammi ai governi di Cina, Hong Kong e Taiwan”. Infine potrebbe esserci, a margine della messa a Tokyo, un incontro particolare: quello con l'ex boxer giapponese, Iwao Hakamada, 83 anni. Ha trascorso 48 anni della sua vita nel braccio della morte prima di essere rilasciato nel 2014.


Per l’unità

Quasi ventisettemila chilometri per uno dei viaggi più lunghi, finora, del suo pontificato. “Papa Francesco tornerà in Asia, in Thailandia e Giappone, dal 20 al 26 novembre per il suo trentaduesimo viaggio apostolico del pontificato e il settimo di questo 2019. Arriveranno così a 51 i Paesi da lui visitati- sottolinea l’Ansa- Il dialogo interreligioso e la pace saranno tra i temi principali di questa visita apostolica in due Paesi in cui la comunità cattolica è piccolissima: l'1% della popolazione in Thailandia e lo 0,4% in Giappone. Ma anche la difesa della vita e della dignità della persona sono tra i temi attesi, considerato che si tratta di Paesi stretti tra tradizioni antichissime e modernità”.


Gesti fecondi

Una situazione, questa, che tocca particolarmente il Giappone dove è sempre più forte la secolarizzazione e anche la piaga della solitudine, soprattutto tra i più giovani, tra le cause del gran numero di suicidi. “La Chiesa deve realizzare l’unità anzitutto al suo interno, per poterla testimoniare credibilmente e diffondere nella società e tra i popoli - sottolinea il vescovo Nunzio galantini, presidente dell’Apsa -. Di questo era ben consapevole Giovanni XXIII il quale, anche grazie al suo trascorso di diplomatico, ha sollecitato e accresciuto la sensibilità ecumenica, riflessa nella Unitatis Redintegratio, oltre al desiderio di incontro e dialogo con le religioni non cristiane, espresso nella Nostra Aetate. Ora, in linea con i suoi predecessori, e anzi accentuando tale desiderio di comunione e di incontro, nel tentativo di creare unità e fraternità, Francesco compie gesti significativi e fecondi, come lo storico incontro con il patriarca russo Kirill, oltre ai numerosi incontri con i rappresentanti di altre religioni”.


Il modello per il dialogo

Di Giovanni XXIII papa Francesco ha detto: “Il Concilio è stato un’opera bella dello Spirito Santo. Pensate a papa Giovanni: sembrava un parroco buono e lui è stato obbediente allo Spirito Santo e ha fatto quello. Considerato inizialmente come un Pontefice di transizione, Roncalli invece promosse l’evento più rilevante della storia ecclesiastica contemporanea, si appellò a tutti gli uomini di buona volontà, dialogò con le altre religioni e con i non credenti, uscì dalle mura vaticane e diffuse il messaggio cristiano nelle carceri, negli ospedali, nelle case e nei treni”. Un modello per Francesco che è talmente conciliare nello spirito del suo ministero da non aver bisogno di ribadire frequentemente la sua totale adesione spirituale e programmatica al Vaticano II. Francesco è molto interessato all’ecumenismo, come i suoi predecessori, e condivide con san Giovanni XXIII, che era stato nunzio in Bulgaria, e con Benedetto XVI lo speciale interesse per le Chiese ortodosse. A un Papa polacco, per ragioni storiche che riguardano la Polonia, che si è sempre percepita come baluardo di latinità contro l’espansione ortodossa che partiva dalla Russia, il dialogo con gli ortodossi riusciva oggettivamente meno facile. C’è però una forte continuità con i predecessori quando sentiamo Francesco affermare, e lo ha fatto spesso, che il vero ecumenismo non va confuso con il relativismo e con il sincretismo. Un avvicinamento che ha portato allo storico abbraccio a Cuba tra Francesco e il patriarca di Mosca.

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