VENERDÌ 05 APRILE 2019, 16:50, IN TERRIS

Suor Bonetti: "La mia Via Crucis per le donne sfruttate"

Parla la missionaria incaricata dal Papa per le meditazioni del Venerdì Santo al Colosseo

LUCA LA MANTIA
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Suor Eugenia Bonetti
Suor Eugenia Bonetti
"V

oi l'avete saputo solo oggi, io era un po' che ci lavoravo". La scelta di Papa Francesco - che l'ha incaricata di scrivere le meditazioni per la tradizionale Via Crucis al Colosseo - non è stata un fulmine a ciel sereno per Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e presidente dell'associazione "Slaves no more", impegnata contro la tratta di esseri umani. Da tempo, ha rivelato a In Terris che l'ha intervistata, era stata informata dal card. Angelo Ravasi sulla volontà del Pontefice di assegnarle un compito gravoso quanto importante: portare il dramma tratta nel cuore della Quaresima, il Venerdì Santo. "Mi sono presa qualche ora di riflessione e poi ho accettato" racconta.  

Cosa ha orientato la sua scelta?
"Ho pensato che fosse l'occasione giusta per far emergere una problematica dei tempi d'oggi troppe volte non presa in considerazione. Dopo aver riflettuto e pregato ho cominciato a pensare a come organizzare le stazioni".

Quale sarà il cuore delle meditazioni?
"La realtà odierna e in particolare la figura della donna. Da lì sono partita nella preparazione delle stazioni. Finito il lavoro ho presentato il testo al cardinal Ravasi per la revisione finale". 

Ha già avuto l'ok dal cardinale?
"Sì, il testo è pronto, devono solo stamparlo. Del resto i tempi sono stretti. Per rispettarli ho dovuto lavorare molto. Non sono cose che puoi buttare giù e basta, devi riflettere a lungo per capire quale messaggio far passare. Quello scelto, molto bello, è 'Con Cristo e con le donne sulle vie della Croce'"

Prima ha rivelato di essere a conoscenza da tempo di questo incarico; le ragazze che assistete invece, quando l'hanno saputo?
"Solo oggi..."

Come l'hanno presa?
"Mi creda, non ho avuto ancora il tempo di parlarci, perché sono stata letteralmente assediata dai giornalisti (ride ndr). D'altro canto lo stupore è stato generale. Io stessa non credevo di poter contribuire a dare un volto a questa Via Crucis".

L'impegno di Papa Francesco contro la tratta è costante e questa nuova iniziativa lo dimostra ancora una volta...
"E' vero, ci offre un grande sostegno. Più volte ha definito la tratta di esseri umani un crimine contro l'umanità; e ha ragione. Dobbiamo fare di tutto per continuare a lottare e rompere gli anelli di questa catena di morte. Siamo chiamati a essere portatori di gioia, di vita, di speranza, a riscoprire il volto della persona umana. E' questo il servizio che il Papa chiede a chi opera nel settore, come noi e la Comunità Giovanni XXIII. Le dico una cosa..."

Prego...
"Negli ultimi giorni ho pregato tanto don Oreste Benzi. Lui sentiva questo tema, ha lottato per tutta la vita contro il fenomeno della tratta. Credo sia felice che in occasione del Venerdì Santo questo problema arrivi al Colosseo, luogo di sofferenza in passato e luogo dove si racconterà una delle tragedie di oggi..."

Dalle persecuzioni di un tempo a quelle della nostra epoca insomma...
"Esatto. E' proprio quello di cui parliamo e che ho cercato di inserire nelle meditazioni". 

Il dramma della tratta è legato a quello dell'immigrazione. Quale idea si è fatta del dibattito che da diversi mesi si è sviluppato su questo tema?
"E' una vergogna che umilia il nostro stesso Paese. Noi, che per primi siamo stati emigranti, ora non siamo capaci di accogliere chi si trova nelle stesse condizioni. Non nego che ci vogliano norme per regolare il fenomeno, ma quante frasi forti, quante volgarità abbiamo sentito negli ultimi tempi? Lo ripeto: è una vergogna per un Paese che si definisce civile e non avrei paura di dirlo a nessuno". 

Altro argomento correlato alla tratta è quello della prostituzione. Negli ultimi tempi si è tornato a parlare di una possibile riapertura delle case chiuse...
"E' fuori discussione, siamo assolutamente contrari. Non è un modo per risolvere il problema, anzi si finirebbe col fare un regalo agli sfruttatori. Significherebbe legalizzare la tratta stessa. Dobbiamo smettere di sfruttare i poveri per i nostri interessi e cominciare interessarci dei poveri, chiedendoci cosa fare, dove intervenire, come aiutare. Non abbiamo bisogno di nuovi luoghi in cui la dignità umana viene umiliata". 

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