VENERDÌ 15 APRILE 2016, 003:00, IN TERRIS

SPAGNA: A CONFRONTO RITI E TRADIZIONI POPOLARI DELLA SETTIMANA SANTA

A Valladolid si è concluso il III Congreso Latinoamericano de Religiosidad Popular sulla Semana Santa

AUTORE OSPITE
SPAGNA: A CONFRONTO RITI E TRADIZIONI POPOLARI DELLA SETTIMANA SANTA
SPAGNA: A CONFRONTO RITI E TRADIZIONI POPOLARI DELLA SETTIMANA SANTA
Si è concluso di recente a Valladolid (Spagna) il III Congreso Latinoamericano de Religiosidad Popular sulla Semana Santa, Representaciones y ritosrepresentados. Desenclavos, pasiones y vía crucis vivientes che ha visto la partecipazione di antropologi, etnomusicologi, storici, filosofi e sociologi provenienti da varie università europee ed extraeuropee.

Il congresso, organizzato dal Centro de Antropología Aplicada dell’Università di Valladolid e dallo E studio Teológico Agustiniano, ha riscosso notevole successo grazie all’impegno dei prof. José Luis Alonso Ponga, P. Fernando Joven Álvarez, David Álvarez Cineira, Pilar Panero García. Rappresentazioni e riti Pasquali rappresentati in tutto il mondo cristiano hanno affascinato studiosi e ospiti accorsi ansiosi di comprendere il rapporto intrinseco tra ritualità popolare e liturgia. Questa conferenza, come nel 2008 e nel 2010, ha avuto come scopo precipuo quello di facilitare lo scambio e la discussione tra ricercatori provenienti da diversi campi di studio e di provenienza geografica diversa. Tuttavia, questa terza volta, ha dedicato particolare attenzione alle rappresentazioni della Passione. Per l’occasione un nuovo spazio è stato dedicato anche a studi su elementi importanti come composizioni musicali che accompagnano i riti e rappresentazioni.

Il Congresso aperto da Sua Eminenza, cardinale Ricardo Blázquez Pérez, Arcivescovo di Valladolid e presidente della Conferenza episcopale spagnola, ha registrato la presenza autorevole di antropologi italiani tra cui Francesco Faeta, Ordinario di Antropologia generale presso l’Università di Messina, Ignazio E. Buttitta (Università di Palermo) e lo storico Pietro Totaro (Università di Bari Aldo Moro). Tra loro anche un giovane etnomusicologo palermitano Giuseppe Giordano (La Sapienza-Roma) e Martino Michele Battaglia (Università di Messina) docente di Antropologia Culturale presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Reggio Calabria che è ritornato a Valladolid per la terza volta.

Battaglia, ancora una volta, ha rappresentato con successo la Calabria e in particolare il Vibonese con i suoi modi di vivere il sacro nella Settimana Maggiore. A tal proposito, ha rilevato che Benedetto Croce precisa come i drammi sacri spagnoli ottennero fortuna in Italia grazie ai predicatori spagnoli, abili nell’esercizio dell’ars oratoria dai pulpiti delle chiese, famosi per aver introdotto i cosiddetti "concetti predicabili".

Il dato storico ineccepibile, grazie allo storico del Santuario Domenicano di Soriano Calabro (VV), padre Antonino Barilaro O.P., ci informa che nel 1664 uno stampatore vibonese, Domenico Antonio Ferro, giunse da Napoli, dove lavorava, a Soriano Calabro (VV), per impiantare una tipografia per il convento, voluta da frate Domenico De Sanctis, bibliotecario dell’epoca. In essa furono tra l’altro stampati due volumi, complessivamente di 1.500 pagine di "Considerazioni predicabili sopra gli Evangeli della Quaresima e altre feste dello stesso De Sanctis, un modo di recitare il Santissimo Rosario con tre meditazioni per ciascun "misterio".

Col congresso la religiosità popolare, che è alla base degli eventi culturali della Settimana Santa, ha posto in rilievo il fenomeno relativo ai valori sulla base religiosa che è diventata un fenomeno sociale e culturale in molti luoghi in ambito euro-mediterraneo. La chiusura dei lavori è stata affidata ad Enrique Gavilán Dominguez, professore di storia antica e medievale presso l'Università di Valladolid, con la conferenza "La teatralità delle processioni: tra dramma e rituale", che ha analizzato le processioni pasquali come spettacolo. La questione centrale che lasciano non è "che cosa rappresentano?", ma "che cosa fanno?". Il cambiamento si basa su una concezione del teatro che non è “mimesis”, ma “evento”.
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