LUNEDÌ 11 FEBBRAIO 2019, 11:42, IN TERRIS


GRAN BRETAGNA

Sostegno ai cristiani perseguitati: mea culpa del governo

Il ministro degli Esteri Hunt: "Non abbiamo fatto abbastanza per i nostri sensi di colpa dovuti al colonialismo"

REDAZIONE
Facebook Twitter Copia Link Invia Scrivici
Cristiani in Pakistan
Cristiani in Pakistan
“T

ra tutte le persone perseguitate per la loro fede nel mondo l’80% sono cristiani. Il nostro retaggio coloniale ed i nostri sensi di colpa relativi al periodo coloniale hanno impedito al paese di fare abbastanza per proteggere i cristiani”. Così Jeremy Hunt, ministro degli Esteri della Gran Bretagna, ammette che Londra non ha agito come avrebbe dovuto per arginare la persecuzione dei cristiani nel mondo.


La commissione

Come riferisce il Guardian, Hunt nel dicembre scorso ha dato incarico al vescovo Philip Mounstephen, vescovo anglicano della diocesi di Truro, di guidare una commissione incaricata di fare luce sui casi di persecuzione religiosa nel mondo e, in particolare, sulla situazione dei cristiani. "Abbiamo deciso di istituirla - ha spiegato il ministro - non solo perché la libertà di culto è un diritto umano fondamentale, ma anche perché la libertà di culto è la linea invisibile tra società aperte e società chiuse". L'invito di Hunt è a studiare la questione della libertà negati ai cristiani "senza timori" dovuti "alla nostra storia imperiale" e al fatto che qualcuno "potrebbe collegare le attività dei missionari del diciannovesimo secolo a un imperialismo fuorviato". Dal canto suo il vescovo Mounstephen ha precisato che "la persecuzione cristiana non si limita ai contesti musulmani, quindi questa commissione" non può essere strumentalizzata "dall'estrema destra islamofobica" "né darà agli islamofobici una clava da usare contro l'Islam".


Il caso Asia Bibi

Il ministro ha fatto anche riferimento al caso di Asia Bibi. Nel novembre scorso fece discutere la notizia secondo cui la Gran Bretagna non avrebbe concesso asilo alla cristiana pachistana appena assolta dall'accusa di blasfemia nel suo Paese per paura di "disordini e problemi di sicurezza all’interno della comunità". "È una vergogna - fu il commento di Wilson Chowdhry, presidente della British Pakistani Christian Association - che un Paese con una storia così gloriosa nell’aiuto a rifugiati e richiedenti asilo non si dimostri generoso come in passato. La Gran Bretagna sarebbe stata una delle prime scelte della famiglia, ma non è più un Paese sicuro per chi viene accusato di blasfemia. Siamo consapevoli che ci sono elementi estremisti in questo Paese".

Spazio al lettore: per commentare questo articolo scrivi a direttore@interris.it

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.
Commenti

Gentile lettore, 

la redazione si riserva di approvare i commenti prima della loro pubblicazione. 

Fai una donazione
Vuoi essere aggiornato?
NEWS
Andrea Camilleri
ROMA

Camilleri ricoverato in gravi condizioni

Lo scrittore è stato portato al Santo Spirito per un arresto cardiaco, i medici: "Condizioni critiche"
Konduga, il luogo dell'attentato
NIGERIA

Tre attentati suicidi di Boko Haram: decine di morti

Il gruppo fondamentalista ha colpito la città di Konduga, durante la proiezione di una partita
L'Hindu Raj
PAKISTAN

Alpinisti italiani travolti da una valanga

L'ambasciata: "Non ci sono vittime fra i nostri connazionali". Morto un pachistano
Francesco Totti in conferenza
ROMA

La verità di Totti: "Lascio ma non per colpa mia"

L'ex capitano spiega le sue ragioni: "Mai coinvolto in un progetto tecnico. Baldini? Uno dei due era di troppo"
La centrale di Arak
L€ATOMICA

Nucleare: l’accordo tra Usa e Iran non esiste più

Entro dieci giorni Teheran potrebbe produrre 300Kg di uranio
Franco Zeffirelli
CINEMA

Zeffirelli, Firenze rende omaggio al suo maestro

La camera ardente del regista allestita a Palazzo Vecchio