MERCOLEDÌ 15 MARZO 2017, 18:37, IN TERRIS

Lefebvriani, mons. Fellay conferma: "Ci è stata offerta una prelatura"

Si avvicina la possibilità di un accordo che riporti la Fraternità San Pio X in comunione con la Chiesa di Roma

REDAZIONE
Lefebvriani, mons. Fellay conferma:
Lefebvriani, mons. Fellay conferma: "Ci è stata offerta una prelatura"
Ricucire lo scisma dei Lefebvriani è uno degli obiettivi che Papa Francesco sta cercando di raggiungere durante il suo Pontificato. Una missione difficile, come hanno dimostrato i tentativi già messi in atto da San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il primo aveva creato la Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", il secondo, invece, oltre ad aver liberalizzato la messa in latino, aveva revocato la scomunica ai vescovi seguaci di mons. Marcel Lefebvre. Sforzi che, tuttavia, non hanno avuto l'effetto di riportare in piena comunione con Roma la Fraternità San Pio X.

Oggi le possibilità di raggiungere il traguardo sembrano più concrete. Negli ultimi giorni è stata particolarmente eloquente l'omelia tenuta dal superiore dei Lefebvriani, monsignor Bernard Fellay, nella prima domenica di Quaresima, nella quale ha confermato che alla Fraternità San Pio X è stata offerta dalla Santa Sede una prelatura personale all'interno della Chiesa - l'unico modello analogo esistente è quello dell'Opus Dei - in cui il prelato della Fraternità tradizionalista dovrebbe essere un vescovo e la società avere anche vescovi ausiliari.

Il Pontefice dovrebbe scegliere il presule in base ad un elenco inviato dalla Fraternità. Delle dichiarazioni di Fellay in un'omelia che viene definita "esplosiva" riferiscono siti sensibili alla tradizione come LifeSiteNews, Chiesaepostconcilio, Lafedequotidiana.it. Il superiore dei Lefebvriani ha affermato che il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Ludwig Mueller vuole che la Fraternità sia completamente riconciliata con la Chiesa per aiutarla nella lotta contro i "modernisti". Fellay ha anche detto che "c'è molta contraddizione" tra gli esponenti della Chiesa verso la Fraternità San Pio X, che diverge dal Vaticano sull'accoglimento del Concilio: alcuni li considerano scismatici, altri, come Bergoglio, li riconoscono come cattolici. "E' in corso una battaglia tra vescovi, tra cardinali, si tratta di una situazione nuova", ha detto Fellay, "Roma non è più Una, è divisa. E in modo tale che alcuni vedono che le cose sono andate troppo lontano. E, a dir loro, 'bisogna fare qualcosa, bisogna resistere'". E ha spiegato di aver ricevuto anche lettere di sostegno da parte di altri vescovi e sacerdoti.

Poi il suo annuncio: "Tutto ciò che esiste ora verrà riconosciuto in tutto il mondo", ha affermato Fellay. "E anche i fedeli nell'ambito di questa Prelatura avranno il diritto di ricevere i sacramenti e gli insegnamenti dai sacerdoti della Fraternità". Sarà anche possibile accogliere congregazioni religiose, come in una diocesi: cappuccini, benedettini, carmelitani, e altri. La prelatura è una struttura cattolica che non è sotto l'autorità dei vescovi locali, ma è autonoma. Il superiore ha anche spiegato che "dobbiamo andare avanti con grande prudenza e garantire il nostro futuro per poter prevenire ogni possibilità di trappola. Pertanto, in questa situazione non facciamo pressioni".

Per Fellay restano "questioni aperte" le riserve della Fraternità su alcune parti del Vaticano II (ma per monsignor Guido Pozzo, segretario di "Ecclesia Dei", non ostacolerebbero la piena comunione perché certi documenti del Concilio non sono di natura dottrinale). Papa Francesco, ha sottolineato ancora Fellay, è "un Papa che non si preoccupa della dottrina, guarda alle persone, e ci ha conosciuto in Argentina". E a sbloccare l'iter della riconciliazione ha senz'altro contribuito la decisione di Bergoglio - per il quale il superamento della divisione con i Lefebvriani rientra nel suo impegno ecumenico a 360 gradi - di riconoscere valide per tutti i fedeli cattolici durante l'Anno Santo della Misericordia le confessioni presso i sacerdoti della Fraternità, provvedimento poi reso perpetuo a fine Giubileo.
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