Quel Papa venuto da lontano che sentiamo ancora vicino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:24

Gli eminentissimi cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un paese lontano… lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana”. Con queste parole, esattamente 40 anni fa, san Giovanni Paolo II si presentava al mondo affacciandosi dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro. 

Il Conclave

Al termine del brevissimo pontificato di Papa Luciani, i cardinali scelsero il suo Successore dopo otto scrutini. Il polacco Karol Wojtyla fu il primo non italiano ad essere eletto Pontefice dopo 455 anni. L'ultimo straniero sul soglio pontificio era stato Adriano VI, originario di Utrecht. L'elezione dell'arcivescovo di Cracovia, formatosi in un seminario clandestino e tenace avversario del regime comunista del suo Paese, rappresentò un segnale di grande forza per la Chiesa cattolica e rafforzò la speranza dei milioni di fedeli che vivevano oltre la cortina di ferro.

Il Pontificato

Al momento dell'elezione, Wojtyla aveva 58 anni, era un uomo prestante nel pieno delle sue forze, un pastore convinto dell'inevitabilità dei cambiamenti conciliari ma al tempo stesso determinato a difendere la dottrina di sempre dagli assalti estremistici di alcune correnti di pensiero molto influenti nel mondo ecclesiale di quell'epoca. I temi centrali del lungo Magistero di san Giovanni Paolo II furono senza ombra di dubbio la famiglia ed il matrimonio. Un impegno dettato dalla necessità di ribadire che la libertà dell'uomo è sempre subordinata alla Verità. L'attentato del 13 maggio 1981 subìto per mano del turco Alì Agca ne fiaccò in parte il fisico, ma non lo spirito e non fece altro che rafforzare quel carisma naturale che la sua figura emanava. Gli storici sono concordi nel riconoscere che l'influenza del Papa fu determinante per l'inizio della fine dei regimi illiberali dell'Europa dell'Est. Giovanni Paolo II conservò sempre un occhio di riguardo nei confronti del Vecchio Continente continuando a richiedere alle istituzioni comunitarie di non rinnegare le sue radici cristiane. Il Santo polacco intuì il pericolo più concreto dell'età contemporanea, quello della secolarizzazione e provò ad invertire la rotta lanciando una nuova opera di evangelizzazione di cui fu instancabile promotore. Eccezionale comunicatore, Wojtyla non ebbe paura di utilizzare i nuovi mezzi di informazione per diffondere la Parola di Dio e gli insegnamenti di sempre. Con Giovanni Paolo II, la Chiesa si sforzò di difendere i principi fondamentali della vita morale facendo ricorso a nuovi linguaggi, intercettando così le mutate esigenze della società senza rinunciare ad essere sè stessa. Di lui restano i tanti viaggi internazionali, i bagni di folla delle Giornate Mondiali della Gioventù, gli incontri con i leader politici e religiosi ma, soprattutto, le lettere apostoliche e le encicliche che ci ha lasciato e che continuano a rappresentare un faro sicuro a cui guardare in un'epoca di buio morale

Il ricordo di Papa Francesco

Questa mattina Papa Francesco lo ha ricordato invitando a “fare memoria degli insegnamenti e dell’esemplarità di vita” del Santo polacco. Il Pontefice si è augurato che “il ricordo di Papa Wojtyla, che ha lasciato un segno incancellabile nella Chiesa e nella società, susciti il desiderio di imitarne le virtù e di dedicarsi con ardore missionario al servizio del Vangelo”. Citando le famose parole utilizzate da Giovanni Paolo II nella messa d'inaugurazione del suo pontificato, Bergoglio ha detto: ““Possa la riscoperta della testimonianza di fedeltà a Dio e di amore all’uomo di questo mio venerato predecessore incoraggiare tutti, specialmente i giovani, a spalancare le porte a Cristo per un generoso impegno in favore della pace, della fraternità e della solidarietà”.

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