SABATO 06 GIUGNO 2015, 11:30, IN TERRIS

IL PONTEFICE PELLEGRINO DI PACE NELLA "GERUSALEMME D'EUROPA"

Papa Francesco rivolgendosi alle autorità nel suo primo discorso ufficiale parla di pace e concordia tra Croati, Serbi e Bosgnacchi

STEFANO CICCHINI
IL PONTEFICE PELLEGRINO DI PACE NELLA
IL PONTEFICE PELLEGRINO DI PACE NELLA "GERUSALEMME D'EUROPA"
“La pace e la concordia tra Croati, Serbi e Bosgnacchi, le iniziative volte ad accrescerle ulteriormente, le relazioni cordiali e fraterne tra musulmani, ebrei e cristiani” testimoniano al mondo “che la collaborazione tra varie etnie e religioni in vista del bene comune è possibile”. Lo ha detto Papa Francesco nel primo discorso ufficiale a Sarajevo dinanzi alle autorità della Bosnia Erzegovina. Il Santo Padre alle 9 era atterrato all’aeroporto dove era stato accolto da Dragan Čović, membro croato della Presidenza tripartita. Successivamente si è svolta la cerimonia di benvenuto all’ingresso del Palazzo Presidenziale.

Dopo l’incontro privato nel piccolo salone d’onore, i tre membri della Presidenza hanno presentato al Papa i rispettivi familiari e ha avuto luogo lo scambio di doni. Nel suo intervento il vescovo di Roma ha ricordato che la città viene chiamata “Gerusalemme d’Europa”, “poiché nel suo tessuto urbanistico sorgono, a breve distanza l’una dall’altra, sinagoghe, chiese e moschee”. Il dialogo “paziente e fiducioso” permette di “guardare al futuro con speranza, affrontando con animo libero da paure e rancori i quotidiani problemi che ogni comunità civile è chiamata ad affrontare”.

Il Pontefice, autodefinitosi "pellegrino di pace e dialogo", ha osservato che, a venti anni dagli Accordi di Pace di Dayton, per rinsaldare la fiducia “sono fondamentali la vicinanza e la collaborazione della Comunità internazionale, in particolare dell’Unione Europea, e di tutti i Paesi e le Organizzazioni presenti e operanti sul territorio della Bosnia ed Erzegovina”. "La Bosnia ed Erzegovina è infatti - ha aggiunto - parte integrante dell’Europa; i suoi successi e i suoi drammi si inseriscono a pieno titolo nella storia dei successi e dei drammi europe". Inoltre ha evidenziato che “un pluralismo di culture e tradizioni può sussistere e dare vita a soluzioni originali ed efficaci dei problemi, che anche le ferite più profonde possono essere sanate da un percorso che purifichi la memoria e dia speranza per l’avvenire”.

Secondo il successore di Pietro abbiamo tutti bisogno “di riconoscere i valori fondamentali della comune umanità, valori in nome dei quali si può e si deve collaborare, costruire e dialogare, perdonare e crescere, permettendo all’insieme delle diverse voci di formare un nobile e armonico canto, piuttosto che urla fanatiche di odio”. Ha richiamato i politici alla responsabilità di salvaguardare “i diritti fondamentali della persona umana, tra i quali spicca quello alla libertà religiosa”.

In conclusione ha affermato che la Santa Sede “auspica vivamente che la Bosnia ed Erzegovina, con l’apporto di tutti, dopo che le nuvole nere della tempesta si sono finalmente allontanate, possa procedere sulla via intrapresa, in modo che, dopo il gelido inverno, fiorisca la primavera”. Al termine dell’incontro con le Autorità, il Papa si è recato in auto allo stadio Koševo per la Santa Messa.
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