Papa Francesco: “Il lavoro dà dignità, non il denaro”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:15

Papa Francesco ha rilasciato un’intervista a Guido Gentili, direttore del Sole 24 Ore. Al quotidiano di Confindustria, il Santo Padre parla di temi ritenuti fondamentali sin dall’inizio del suo pontificato nel 2013: il lavoro, l’Europa ed i migranti. “Dietro ogni attività – ha detto il Papa – c’è una persona umana. L’attuale centralità dell’attività finanziaria rispetto all’economia reale non è casuale: dietro a ciò c’è la scelta di qualcuno che pensa, sbagliando, che i soldi si fanno con i soldi. I soldi, quelli veri, si fanno con il lavoro. E’ il lavoro che conferisce la dignità all’uomo, non il denaro“. Ancora una volta, dunque, il Santo Padre ha evidenziato i limiti della cultura del profitto, mettendo l’accento su come un’economia sana debba essere connessa al lavoro e non alla ricerca spasmodica di denaro.

Europa

Interrogato da Guido Gentili sulla situazione del Vecchio Continente, Papa Francesco ha detto: “La disoccupazione che interessa diversi Paesi europei è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro”.

La dignità del lavoro

Ribadendo un concetto a cui è molto affezionato, il Santo Padre ha dichiarato: “Credo sia importante lavorare insieme per costruire il bene comune ed un nuovo umanesimo del lavoro, promuovere un lavoro rispettoso della dignità della persona che non guarda solo al profitto o alle esigenze produttive ma promuove una vita degna sapendo che il bene delle persone e il bene dell’azienda vanno di pari passo“.

Responsabilità e ridistribuzione

Papa Francesco ha fornito poi la sua ricetta per una conduzione sana delle imprese: “Tenere unite azioni e responsabilità, giustizia e profitto, produzione di ricchezza e la sua ridistribuzione, operatività e rispetto dell’ambiente diventano elementi che nel tempo garantiscono la vita dell’azienda. Da questo punto di vista il significato dell’azienda si allarga e fa comprendere che il solo perseguimento del profitto non garantisce più la vita dell’azienda“.

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